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AMMINISTRATIVE 13 Maggio Mag 2016 2051 13 maggio 2016

Comunali Roma, il Tar conferma l'esclusione della lista Fassina

Respinto il ricorso di Sinistra italiana: non potrà presentarsi alle elezioni del 5 giugno. Errori formali nella presentazione. Rimane l'appiglio del Consiglio di Stato.

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Il leader di Sinistra italiana Stefano Fassina.

È stata confermata l'esclusione della lista 'Sinistra per Roma Fassina Sindaco' dalle elezioni amministrative del 5 giugno. Lo ha deciso il Tar del Lazio con una sentenza con la quale ha respinto il ricorso della lista. Per poter correre al Campidoglio, l'ex vice ministro dell'Economia si appellerà al Consiglio di Stato.
MODULI VECCHI E SENZA DATA.
Due le motivazioni per le quali la Commissione elettorale circondariale aveva escluso dalle elezioni la 'Lista civica per Fassina sindaco' e la lista 'Sinistra per Roma': in alcuni casi è stata verificata l'assenza della data nei moduli di presentazione; in altri (solo per alcuni municipi) è stato invece usato un modulo vecchio che non prevede l'indicazione delle direttive previste dalla Legge Severino in merito alle cause d'incompatibilità. In merito alla contestazione riferita alla mancanza della data nei moduli, per il Tar «le firme sui modelli di accettazione della candidatura a cariche elettive e di presentazione delle liste devono essere autenticate nel rispetto, previsto a pena di nullità, di tutte le formalità» stabilite dalla legge «sicché la mancata indicazione di tali modalità rende invalida la sottoscrizione, precisando al riguardo che, tra gli elementi essenziali costitutivi della procedura di autenticazione, va correttamente configurata anche la data della sottoscrizione del pubblico ufficiale procedente».
In definitiva, per i giudici amministrativi «il rilievo riportato nel verbale impugnato, secondo cui la mancanza della data 'comporta la nullità insanabile dell'atto di presentazione delle liste', deve essere ritenuto corretto in quanto aderente alle prescrizioni di legge che regolamentano la materia».
GLI AVVOCATI: «FAVORIRE PARTECIPAZIONE ELETTORI». «Se l'autenticazione non ha la data è ugualmente valida», avevano sostenuto, tra l'altro, i legali delle liste di Fassina, gli avvocati Pietro Adami, Arturo Salerni, Paolo Pittori e Carlo Contaldi la Grotteria, «purché si provi che la firma è stata apposta nei 180 giorni precedenti la votazione. Ed è certo che queste firme siano state prese e autenticate nei tempi previsti dal soggetto autenticatore. Il dato certo, comunque, è favorire la partecipazione agli elettori».
«ERRORE NON SCUSABILE». Dal canto suo, l'Avvocatura dello Stato aveva sostenuto che «la data è essenziale per l'autentica della firma ed essenziale per la validità dell'atto. Le modalità di autenticazione sono previste dalla legge, e in questo caso l'assenza della data inficia l'atto. Non c'è alcuna limitazione alla libertà di voto, ma la norma è a garanzia degli elettori e della regolarità del voto; non c'è alcun errore scusabile».

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