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PROFILO 13 Maggio Mag 2016 1730 13 maggio 2016

Hezbollah, il giallo della morte del leader militare

Ucciso il n.1 Badreddine. Come il predecessore Mugniyah. Entrambi legati a Iran e Palestina. E invisi a Israele. Ma per gli sciiti sono stati i ribelli siriani.

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Libanese, 55 anni, Mustafa Badreddine era dal 2008 il comandante militare di Hezbollah ed è stato ucciso in Siria, vicino a Damasco, in un raid verosimilmente degli israeliani.
Il capo di Stato Sergio Mattarella non poteva atterrare a Beirut in un giorno più caldo. Per capire quanto è pesante questa perdita per i combattenti creati dall'Iran in Libano e quanto influisca nei conflitti mediorientali bisogna ricordare che anche il suo predecessore e cugino, Imad Mugniyah, perse la vita da target, in circostanze mai chiarite, nell'esplosione del suo fuoristrada a Damasco.
LE ACCUSE AL MOSSAD. Iraniani e libanesi accusarono il Mossad e la Cia.
Prima di essere colpito Mugniyah, tra i fondatori del movimento sciita e mente di diversi attentati e sequestri, era il terrorista più ricercato dopo Osama bin Laden, in cima alle black-list dell'Fbi e delle intelligence occidentali.
Per gli israeliani era pure peggio dello sceicco saudita e di lui non si avevano foto aggiornate. Si diceva si fosse anche sottoposto a due interventi di chirurgia plastica.

Una vecchia immagine di Mustafa Badreddine.


I LEGAMI CON SOLEIMANI. Badreddine era consaguineo, coetaneo e anche cognato di Mugniyah, il prescelto per ereditare l'incarico di leader del braccio militare e primo consigliere di Hassan Nasrallah, a capo di Hezbollah.
Interfaccia tra i comandi dei Pasdaran e vertici politici del 'Partito di Dio', entrambi avevano dietro il generale iraniano Qassem Soleimani, lo stratega delle forze speciali dei Pasdaran all'estero che - come gli israeliani - muove i fili del Medio Oriente che portano in Iraq, in Siria e al cuore della questione palestinese.

Da al Fatah a Hezbollah, la carriera militare dei due ex guardiani di Arafat

Sia Mugniyah sia Badreddine si erano formati da ragazzini nella guardia personale di Yasser Arafat, il commando d'élite Forza 17 di al Fatah con base a Beirut, prima di entrare in Hezbollah.
Sono gli Anni 70, quelli del massacro alle olimpiadi di Monaco voluto dai vertici dell'Olp (Organizzazione per la liberazione della Palestina) attraverso la frangia di Settembre nero, del Libano diventato rifugio dei combattenti di Arafat e della lunga guerra civile tra maroniti cristiani e musulmani filo-palestinesi.
Una coalizione socialista, improntata sul secolarismo di al Fatah, per una causa che sarebbe presto stata raccolta dalla rivoluzione sciita khomenistista.
ARRUOLATI POCO PIÙ CHE 20ENNI. È del 1982, l'anno della guerra israeliana in Libano, la fondazione di Hezbollah da parte dei Pasdaran iraniani nel Paese dei Cedri: una forza paramilitare, e poi anche politica, oggi considerata più forte dell'esercito nazionale.
In quell'anno Mugniyah e Badreddine passarono nella formazione islamista poco più che 20enni, ma con le basi dell'attività d'intelligence che le guardie di Forza 17 svolgevano per il leader dell'Olp.

Il cugino di Badreddine e primo capo militare di Hezbollah, Imad Mugniyah.

Badreddine, artificiere di Hezbollah, aveva iniziato confezionando bombe e organizzando attentati come quelli del Kuwait nel 1983, l'anno in cui il cugino Mugniyah (accusato poi dell'attacco all'ambasciata israeliana in Argentina del 1992) prendeva di mira la sede diplomatica e le caserme americane ed europee Beirut, con oltre 300 morti.
PROCESSATO DALL'AJA. Nella carriera militare sotto l'ala di Mugniyah, Badreddine aveva comandato le unità per operazioni all'estero e segrete, ed era anche stato il capo dei servizi di sicurezza dell'organizzazione.
Da Beirut mancava dal rapporto del Tribunale speciale per il Libano dell'Aja del 2011: la corte nominata dall'Onu (allora presieduta da Antonio Cassese) ma sotto la legge libanese lo accusò e successivamente processò in contumacia per aver pianificato l'assassinio, nel 2005, del premier in carica Rafiq Hariri.

Un altro leader di Hezbollah ucciso in un raid mirato: ancora Israele?

Lo credevano in Iran, invece Badreddine era in Siria ad aiutare i governativi Bashar al Assad.
I russi bombardano, libanesi e unità scelte del Cremlino e di Teheran conducono le campagne di terra di rinforzo l'esercito siriano contro i ribelli, le loro formazioni più radicali come al Nusra e l'Isis.
Israele non conferma l'eliminazione del super-ricercato vicino a Damasco, un copione che ricorda il caso del cugino.
In ogni caso, entrambe le azioni devono essere il risultato di lunghe operazioni d'intelligence, andate infine a segno. Anche se, per Hezbollah, i responsabili della morte di Badreddine sarebbero i ribelli siriani.
VITA DA INVISIBILE. Scampato a numerosi attacchi, Mugniyah era chiamato «l'uomo senza volto», la famiglia decimata dagli attentati, ma lui pareva inafferrabile: nessuno era riuscito ad arrestarlo fino al colpo del 2008.
Anche l'erede Badreddine girava con diversi nomi di battaglia e pseudonimi, Mustafa Badr al Din, Sami Issa, Elias Fouad Saab. Decine di cellulari sotto falso nome, gli appartamenti intestati ad altri, come i conti in banca, nessun passaporto in circolazione.

L'immagine di Badreddine diffusa da Hezbollah per i funerali.


Uno dei procuratori dell'Aja l'aveva definito un «fantasma virtualmente irrintracciabile attraverso il Libano».
Solo in Kuwait erano riusciti a condannarlo a morte, ma evase dal carcere durante la prima guerra del Golfo nel 1990, anche da amputato, con una gamba di legno.
In Siria sarebbe riparato in una base vicino all'aeroporto della capitale, colpita la sera del 12 maggio, forse missili sparati dall'estero. O colpi dell'artiglieria ribelle.
RAID MIRATI DAL 2013. Per Israele, mandante di diversi omicidi contro iraniani, non sarebbe un'azione insolita: nel 2007 una squadriglia di caccia partiti da Tel Aviv distrusse una centrale nucleare in costruzione in Siria, e altri raid mirati sono stati svolti dal 2013 contro miliziani e armamenti di Hezbollah, soprattutto nel Golan siriano.
Il gabinetto di Benjamin Netanyahu ha ammesso gli ultimi contro un convoglio pieno di armi nell'aprile scorso. Ma su Badreddine no comment.


Twitter @BarbaraCiolli

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