Minacce morte a sindaco Parma Pizzarotti
PROVVEDIMENTO 13 Maggio Mag 2016 1517 13 maggio 2016

Parma, Pizzarotti sospeso dal M5s

Il sindaco è indagato per abuso d'ufficio nelle nomine del teatro Regio.

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Indagato dalla procura di Parma e sospeso dal Movimento 5 stelle.
Il provvedimento nei confronti del primo sindaco grillino in un capoluogo di Provincia è arrivato puntuale, a un giorno di distanza dalla notizia della sua iscrizione nel registro degli indagati per le nomine del teatro Regio.
«Federico Pizzarotti è sospeso dal Movimento 5 Stelle, si legge in una nota pubblicata sul blog di Beppe Grillo. «La trasparenza è il primo dovere degli amministratori e dei portavoce del Movimento 5 stelle».
INDAGATO PER ESPOSTO PD. Nessun garantismo, dunque, nessuno strappo alla regola. E poco importa se l'iscrizione di Pizzarotti tra gli indagati è, per ora, solo un atto dovuto legato a un esposto di parte del Partito democratico.
«Nell'impossibilità di una valutazione approfondita e oggettiva dei documenti e per tutelare il nome e l'onorabilità del Movimento 5 stelle si è proceduto alla sospensione. Non si attendono le sentenze per dare un giudizio politico», prosegue il post.
«NON HA COMUNICATO L'AVVISO DI GARANZIA». Pizzarotti paga soprattutto la scelta di tenere nascosta la notizia delle indagini. «Solo ieri si è avuto notizia a mezzo stampa dell'avviso di garanzia ricevuto», è spiegato ancora sul blog, «ma il sindaco ne era al corrente da mesi. Nonostante la richiesta, inoltrata da ieri e a più riprese, di avere copia dell'avviso di garanzia e di tutti i documenti connessi alla vicenda per chiudere l'istruttoria avviata in ossequio al principio di trasparenza e già utilizzato in casi simili o analoghi, non è giunto alcun documento».
PIZZAROTTI: «A UNA MAIL ANONIMA NON RISPONDO» . La replica del sindaco non si è fatta attemndere in un post sui Facebook dai contenuti particolarmente duri in merito al mancato invio di documentazione relativa all'avviso di garanzia: «Ad una mail anonima non fornisco nessun documento. Inoltre, voi da mesi non rispondete alle mail su cui chiediamo chiarimenti» sul consiglio comunale della città. «Per altri chiarimenti fatemi chiamare dal responsabile dei Comuni Luigi Di Maio».

Primo sindaco di una provincia nella storia del M5s

Pizzarotti è stato il primo pentastellato a conquistare la carica di sindaco di un capoluogo di provincia, a Parma, il 21 maggio del 2012. Prima ancora che i grillini entrassero in parlamento. Ma il suo rapporto col Movimento è sempre stato conflittualee la sua è sempre apparsa una voce fuori dal coro.
L'ultima polemica l'aveva lanciata lui, pochi giorni prima che si diffondesse la notizia delle indagini che lo riguardano. «Grillo chiama #Nogarin: 'Tieni duro, siamo con te'», aveva twittato il sindaco di Parma, «se si chiamava Federico Pizzarotti aveva già i lividi alle natiche». Una frase che, col senno di poi, assume tutto un altro significato. Filippo Nogarin è il primo cittadino di Livorno. Anche lui è indagato per abuso d'ufficio, ma non è stato sospeso dal Movimento 5 stelle.
SCONTRI CON I VERTICI NAZIONALI. Una questione di trasparenza. O forse di un 'amore' mai sbocciato con i vertici nazionali. Nell'aprile del 2014, per esempio, sul blog di Grillo fu pubblicato un post decisamente polemico dal titolo 'Le promesse non mantenute di Pizzarotti', nel quale cui si rinfacciava l'apertura dell'inceneritore dopo una campagna elettorale in cui il sindaco aveva parlato dell'eventualità come «l'ultima cosa da fare nella capitale della Food Valley».
GLI ATTACCHI DAL MOVIMENTO. Un anno dopo, nell'aprile del 2015, era stato Nik il Nero, addetto alla comunicazione in parlamento del Movimento, ad attaccare il sindaco riprendendo una classifica del Corriere di Bologna in cui il Comune di Parma appariva in cima alla classifica regionale dei costi monitorata dalla Corte dei Conti.
D'altra parte, Pizzarotti ha più volte strizzato l'occhio ai fuoriusciti e dissidenti e, pur restando sempre all'interno del Movimento, ha tenuto autonomia e indipendenza rispetto alle indicazioni dei vertici nazionali. Ecco perché la sospensione del 13 maggio era un esito prevedibile. E la 'trasparenza' sembra proprio il pretesto perfetto.

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