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SPRECHI 13 Maggio Mag 2016 0800 13 maggio 2016

Vitalizi, i re sono i giudici della Corte costituzionale

I 29 ex magistrati hanno pensioni da oltre 200 mila euro. E costano allo Stato 5,8 milioni all'anno. La replica di De Siervo: alla Consulta nessun privilegio.

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Paolo Grossi, presidente della Corte costituzionale.

Sono 29, hanno pensioni in media di 200 mila euro annuali e da soli gravano sul welfare nazionale per 5,8 milioni di euro all'anno.
Eppure i giudici della Corte costituzionale non sono finiti nell'operazione di equità contro i danni del sistema retributivo promossa dal presidente dell'Inps Tito Boeri, che ha invece messo alla berlina avvocati, medici, ferrovieri e parlamentari, gente che tra vitalizi e assegni di previdenza incassa circa il 60% rispetto a quanto ha versato con i contributi.
Poca cosa però rispetto a quanto ricevono dallo Stato.
LA CASTA DELLE CASTE. La loro è una delle caste più potenti.
Lo sa proprio Boeri, che qualche anno fa scriveva sulle abitudini dei massimi togati: «Ogni giorno si spendono 750 euro per le auto blu di ognuno dei 15 giudici della Corte costituzionale. Come si nota dal bilancio della Corte, nel 2013 le spese per il noleggio, l’assicurazione e il carburante saranno pari a 758 mila euro. Assumendo un costo per lo Stato di 50 mila euro per autista (ogni giudice ne ha due), si arriva a circa 2,25 milioni: 150 mila euro all’anno per auto».
«MEGLIO IN ELICOTTERO». Per poi concludere: «Se consideriamo 200 giorni lavorativi in un anno, questo significa 750 euro al giorno. Probabilmente, come fa notare Roberto Perotti su lavoce.info, costerebbe meno far viaggiare i giudici in elicottero, chiedendogli la gentilezza di condividere ogni tanto il velivolo».

Tagli? Gli emolumenti sono blindati per legge

Nonostante i vari tentativi di spending review registrati nel Paese negli ultimi anni, la Consulta non ha registrato grandi tagli.
Soprattutto alla voce emolumenti. Che sono blindati da una legge costituzionale.
La numero 87 del 1953 infatti recita: «I giudici della Corte hanno tutti egualmente una retribuzione corrispondente al più elevato livello tabellare che sia stato raggiunto dal magistrato della giurisdizione ordinaria investito delle più alte funzioni, aumentato della metà. Al presidente è inoltre attribuita una indennità di rappresentanza pari a un quinto della retribuzione». E supera il mezzo milione all’anno.
UN REGALO DAL CAVALIERE. Ad aumentare il trattamento economico è stato l’uomo che proprio la Corte costituzionale ha finito per condannare all’ignominia, bocciando le sue leggi ad personam.
Cioè l'ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che nella Finanziaria del 2002 alzò del 50% lo stipendio del presidente, fino ad allora uguale a quello del primo presidente di Cassazione.
Se un parlamentare deve resistere alla Camera o in Senato per un quinquennio e garantirsi circa 36 mila euro lordi all’anno di vitalizio, a ermellini come Gaetano Silvestri (la sua presidenza è durata 9 mesi e 9 giorni), Franco Gallo (7 mesi e 18 giorni), Ugo De Siervo (4 mesi e 19 giorni), Giovanni Maria Flick (3 mesi e 4 giorni) o Vincenzo Caianiello (44 giorni) è bastato molto meno lavoro per ottenere oltre sei volte in più

Leggi replica di De Siervo: alla Consulta nessun privilegio, articolo non corretto.

Twitter @FrrrrrPacifico

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