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ELEZIONI 14 Maggio Mag 2016 1200 14 maggio 2016

Austria, il tracollo del cancelliere debole Faymann

Il cancelliere Faymann lascia. Trascinando Vienna nel caos. Alla vigilia del voto. L'alleanza tra socialdemocratici e destra è all'orizzonte. Per paura dei migranti.

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Il cancelliere austriaco Werner Faymann ha gettato la spugna, dimettendosi nel momento meno opportuno.
Il 22 maggio 2016 si rivota per le Presidenziali guidate dal leader della destra radicale e anti-immigrati Norbert Hofer (Fpö), netto vincitore al primo turno con il 35,5%.
DISASTRO ELETTORALE. I socialdemocratici (Spö), che hanno inseguito i populismi, hanno subito il peggior colpo elettorale che si ricordi: sono fuori dal ballottaggio, così come i cristiano-democratici (Övp) del loro annacquato governo di grande coalizione: insieme i due partiti non superano il 22%.
Per Faymann, il cancelliere ondivago ma descritto dai suoi vecchi e sparuti amici come uno dei «pochi, veri socialdemocratici» rimasti a Vienna, deve essere stata molto dura.
IMPAURITI DAI MIGRANTI. Durante l'estate del 2015 aveva incontrato con la cancelliera tedesca Angela Merkel, aprendo poi le frontiere all'ondata dei profughi dai Balcani.
Nell'Austria diventata accogliente sono entrati di colpo oltre 90 mila richiedenti asilo: che è poco più dell'1% della popolazione, ma, dopo la Germania, il tasso più alto dell'Unione europea per densità.
Il picco ha impaurito e - anche per finalità elettorali - portato al duro dietrofront sulle politiche migratorie il governo del quale il cancelliere uscente è stato per anni a capo. In una posizione molto scomoda.

Fischiato e insultato dai lavoratori: «Traditore»

Profughi alla stazione centrale di Innsbruck, in Austria.

I media tedeschi descrivono Faymann come il «cancelliere umiliato» che voleva far bene a tutti, ma del quale alla fine non si fida nessuno.
Quelli austriaci come un politico consumato nel mirino da tempo, protetto ormai da pochi fedelissimi del partito.
A spoglio elettorale ancora caldo, il primo maggio Faymann è stato fischiato e insultato dai lavoratori nella Rathausplatz di Vienna: «traditore» era uno degli appellativi più soft.
Cancelliere dal 2008, 56 anni, una vita da militante nella Gioventù socialista e poi nell'Spö, il socialdemocratico ha fatto per quasi 10 anni da prudente argine al dialogo ventilato con la destra liberista e anti-immigrati di Heinz-Christian Strache (Fpö), del quale Hofer è oggi l'erede dal volto e dai modi gentili.
SOLIDALI O RAZZISTI? Se Hofer alle imminenti Presidenziali dovesse davvero prevalere sullo sfidante e leader storico (ora indipendente) dei Verdi, Alexander Van der Bellen, gli ambientalisti austriaci pronosticano la «catastrofe».
Si vedrà presto, al ballottaggio, se il Paese è più solidale o razzista.
Certo con Faymann ancora cancelliere e l'aristocratico Van der Bellen, figlio di profughi russi zaristi rifugiati sulle Alpi che in campagna ha promesso di riaprire tutte le frontiere, i giochi sarebbero potuti cambiare.
DIMISSIONI DAL PARTITO. Ma il 5 maggio l'ormai ex capo del governo ha sbattuto la porta anche della presidenza dei socialdemocratici, attraversati da lotte intestine e da un malessere covato fino al disastro elettorale del 24 aprile.
La rottura, anche se «a lungo attesa», catapulta l'Austria nel caos politico in un momento delicatissimo.
Complice il suo lungo indulgere in una posizione di potere, Faymann si è bruciato sul welfare e sugli immigrati: i due temi che hanno ridotto la socialdemocrazia europea in macerie.

Da 10 anni di non politica a un governo di manager

Il valico del Brennero.

La crisi del 2008 ha imposto a Vienna il contenimento dei sussidi alle famiglie e l'aumento delle tasse.
L'apertura incondizionata - su impulso di Merkel e dopo anni di cautele - delle frontiere austriache, seguita al repentino altolà del «non più di 35 mila richiedenti asilo nel 2016», ha poi attirato al cancelliere la doppia ostilità dell'ala destra e sinistra del partito.
Il capo di Stato uscente Heinz Fischer, cristiano-democratico convinto che sia giusto tornare a controllare alle frontiere, ha investito il vicecancelliere e compagno di partito Reinhold Mitterlehner della guida della transizione, a suo avviso rapida senza bisogno di elezioni anticipate.
Una mossa che relega i socialdemocratici nella posizione di ostaggio dell'Övp. L'ala più a sinistra dell'Spö che contesta Faymann non ha ora neanche la forza di far emergere un papabile.
I SUCCESSORI 'DIRIGENTI'. I due candidati alla successione sono il capo delle ferrovie austriache Christian Kern e il magnate dei media Gerhard Zeiler: due manager prestati alla politica in un Paese dove ormai anche il capo dei sindacati Erich Foglar propone l'apertura dei socialdemocratici alla destra radicale di Hofer.
La coalizione con l'Fpö, d'altra parte, è una realtà nel Burgerland, la regione federale al confine con l'Ungheria dal 2015 governata da un tandem rosso-blu.
Il vero problema in Austria oggi non sono i conservatori, sempre stati scettici sugli stranieri, ma la sinistra che ha iniziato a pensarla come la destra e ora vuole chiudere il Brennero: con l'Övp, l'Spö ha confezionato una legge che restringe i requisiti per richiedere asilo.
L'ALLEANZA CON HOFER. Faymann aveva da tempo perso il controllo del suo partito: «C'è bisogno di un cancelliere che abbia dietro di sé tutto il partito, il governo deve ripartire con forza da zero», ha dichiarato sdoganando il matrimonio tra i socialdemocratici e la destra anti-immigrati.
L'uscita di scena del cancelliere debole chiude un'era per il Paese, in un'Ue che parla poco o nulla di Austria finché non esplodono bombe come la minaccia concreta del muro al Brennero.


Twitter @BarbaraCiolli

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