Politologo Edward Luttwak 160513161252
FIGURI 14 Maggio Mag 2016 1500 14 maggio 2016

Edward Luttwak, il Don Lurio della politologia

Lo acclamiamo come un grande guru. Ma Luttwak in Italia ha trovato l'America. Severo, freddo, a tratti è l'imitazione di se stesso. Il ritratto di Pippo Russo.

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Quando c’è lui fra gli ospiti della serata televisiva capisci immediatamente che il giorno va a chiudersi in Quaresima.
Fine del relax casalingo, era meglio rimanere a lavorare per la notte.
Perché l’aura che circonfonde Edward Luttwak e quel suo piglio irriducibilmente serioso da cassamortaro classe Elite emanano una costante atmosfera di gravità. Da ora fatidica che scocca sul quadrante della Storia, e in attesa che anche quello si veda dare una bella passata di napalm.

  • Luttwak contro Friedman.

FREDDO E SEVERO. Lui se ne sta lì in un riquadro, collegato in esterna. Forse dal bunker in cui passa le giornate, perso in elucubrazioni da Dottor Stranamore.
E da quella posizione fuori dalla mischia sovrintende al dibattere e dibattersi in studio, come fosse il dagherrotipo del nonno che osserva severo la debosciata deriva dei pronipoti.
Ma quando poi tocca a lui intervenire, sdottora di politiche di potenza e strategie militari senza cedere un attimo al coinvolgimento emotivo, quasi stesse spuntando l’estratto conto del bancomat.
E forse lo si deve a lui se, così come l’economia s’è ritrovata etichettata come “scienza triste”, la politologia rischia d’essere percepita come “scienza grama”.
L'IMITAZIONE CHE SI FA AUTENTICA. Tutto merito di questo americano che parla l’italiano con la medesima cadenza usata da noi quando facciamo la caricatura degli americani alle prese con la nostra lingua. L’imitazione che si autentica, la copia che assume il profilo dell’originale.
E badate bene: che davanti a tutto ciò non vi scappi da ridere, né vi passi per la testa di fare zapping. Perché lui vi vede, e se gli girano provvede pure. Dall’uomo per il quale anche mangiare un piatto di minestra è la guerra proseguita con altri mezzi, bisogna aspettarsi che le sue mani fuori quadro impugnino un joystick. Dal quale spara missili veri puntati sulle case in cui vi trovate, mica i vostri Call of Duty da pipparoli della guerra simulata e praticata fra una puntata e l’altra di Amici e C’è posta per te.

  • L'imitazione di Crozza.

LA CIECA FIDUCIA DI NOI ITALIANI. In fondo, è tutta una questione di prestigio e d’autorevolezza.
Quelli che noi riconosciamo al politologo americano, e al suo eloquiare nell’italiano di Broccolìno mediaticamente corretto. Senza che mai ci sfiori l’opportuno dubbio: why Luttwak?
Un dubbio finalmente affiorato l’altra sera, nel corso di una cena fiorentina che precedeva un’iniziativa universitaria dell’indomani.
E assieme a noi italiani lo studioso francese, che pure ha passato qualche anno nel nostro Paese.
«MA CHI C*** È LUTTWAK?». Non si sa come, si finisce a parlare di Edward Luttwak e dell’irresistibile imitazione che ne fa Maurizio Crozza. E nel bel mezzo della chiacchierata, ecco lo studioso francese che alza il ditino e chiede: «Scusate, ma chi c*** è ‘sto Luttwak?».
A quel punto siamo stati assaliti dal dubbio: ma sarà mica che Luttwak, fuori dall’Italia, non se lo fila nessuno? Interrogativo atroce, perché ancora una volta chiama in causa la nostra (in)capacità di valutare persone e situazioni.
In fondo, non sarebbe nemmeno il primo caso di americano che trova l’America in Italia. Da anni lo trattiamo come fosse un’autorità del pensiero strategico. E mai abbiamo considerato l’eventualità che sia il Don Lurio della politologia.

Twitter @pippoevai

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