Boschi,inaccettabili intercettazioni Usa
POLITICA 14 Maggio Mag 2016 1641 14 maggio 2016

Pizzarotti, scambio di accuse tra M5s e Pd

Riesplode lo scontro dopo il caso Parma. Di Maio: «Noi rispettiamo le regole, non come loro». Boschi: «A casa nostra niente mail anonime».

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Lo scontro tra Federico Pizzarotti e il vertici del Movimento 5 stelle continua a tenere banco e non solo tra i pentastellati. La vicenda legata alla sospensione del primo cittadino di Parma su ordine del vertice grillino, la differenza di trattamento rispetto a Filippo Nogarin, sindaco di Livorno anche lui al centro di un'indagine della magistratura, ma soprattutto la richiesta di chiarimenti arrivata a Pizzarotti tramite mail anonime firmate 'lo staff di Beppe Grillo' offrono agli altri partiti, Pd in primis, un assist per riaccendere lo scontro. E questa volta a finire nel mirino delle polemiche è in particolare il 'modus operandi' del Movimento.
BOSCHI: «NOI CI CONFRONTIAMO». Se il premier Matteo Renzi, senza far riferimenti diretti alla stretta attualità, manifesta la sua vicinanza «al bravo sindaco» di Bari Antonio Decaro per le minacce di morte ricevute da alcuni clan mafiosi, a puntare il dito direttamente contro i Cinque stelle è Maria Elena Boschi. Il ministro per le Riforme contesta le mail anonime inviate al sindaco di Parma e rivendica le differenze con il Pd: noi dem, dice, «abbiamo dei luoghi dove ci confrontiamo e non abbiamo mai fatto delle espulsioni anche rispetto a persone che potevano essere in dissenso con il partito. Mandare una mail anonima - osserva Boschi - per chiedere a una persona che poi è un sindaco eletto dai cittadini di lasciare il Movimento 5 stelle, «al di là dello strumento utilizzato credo che ci riporti molto indietro nel tempo».
ORFINI ALLA BASE: «RIBELLATEVI». A fare eco al ministro per le Riforme è il vicesegretario del partito Lorenzo Guerini: «Nel Movimento l'uno vale uno in realtà non esiste. Mi ricorda molto La fattoria degli animali di Orwell, in cui c'è qualcuno che è più uguale degli altri», mentre il capogruppo dem alla Camera Ettore Rosato rincara la dose: «È vero, non siete il Pd. Noi siamo migliaia di iscritti, circoli e amministratori. Da noi, chi sbaglia risponde alla legge, non al guru». Il presidente del partito Matteo Orfini si rivolge direttamente alla base del Movimento invitandola a «ribellarsi. Eravate partiti» - ricorda - «con lo streaming e 'uno vale uno', siete finiti agli ordini di mail anonime». A non passare poi sotto silenzio è la differenza di trattamenti riservata a Pizzarotti non solo rispetto al sindaco di Livorno, ma anche al primo cittadino di Pomezia, sempre pentastellato, a cui arrivò un avviso di garanzia poi archiviato: «Il direttorio tace o non sapeva?», domanda il dem David Ermini a cui fa eco Andrea Romano, che si chiede se ci si trovi davanti a un nuovo caso Quarto: «Sapevate e avete taciuto?»

Salvini: «M5s una bufala». Di Battista: «Pensi ai diamanti»

Va all'attacco del Movimento 5 stelle anche il leader della Lega Nord Matteo Salvini che citando i casi di Quarto, Livorno e Parma bolla i pentastellati alla prova dei fatti come «una bufala»: «L'onestà andrà di moda, dicevano, e io come Lega porto avanti questo impegno: l'onestà deve andare di moda». Parole che non sono piaciute ad Alessandro Di Battista, che insieme ai big del partito è sceso in campo a difendere il Movimento: «Noi una bufala? Salvini si dovrebbe ricordare i diamanti della Tanzania o i lingotti d'oro comprati con i nostri soldi».
DI MAIO: «NOI APPLICHIAMO LE REGOLE». A Luigi Di Maio invece il compito di rispondere alle accuse dei democratici. Il vice presidente della Camera e leader in pectore dei pentastellati difende a spada tratta le decisioni prese dal vertice grillino: «Penso che il M5s abbia semplicemente applicato le regole in quanto questo è il Movimento 5 stelle e non il Partito democratico» A mettere sotto accusa invece l'operato del sindaco di Parma è un altro componente del direttorio, Roberto Fico, che invita a differenziare l'atteggiamento tenuto da Pizzarotti rispetto a Nogarin. Quest'ultimo «ha detto di aver ricevuto un avviso di garanzia, attraverso un percorso chiaro e trasparente mentre invece il sindaco di Parma non l'ha fatto. Questo è inaccettabile».

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