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SCONTRI 14 Maggio Mag 2016 1656 14 maggio 2016

Roma, assalto a banchetto di CasaPound

Feriti quattro agenti, un candidato e due simpatizzanti. Di Stefano minaccia il centro sociale Ex Snia Viscosa. E accusa Anpi e Pd.

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Il fermo immagine del video di Repubblica in cui Simone Di Stefano, candidato sindaco a Roma per CasaPound, minaccia di ritorsioni i centri sociali.

Spranghe e bastoni. Banchetti rovesciati. Minacce di ritorsioni. Roma è tornata a respirare clima da Anni di Piombo il 14 maggio, quando un gruppo di circa 20 persone col volto coperto ha assaltato un banchetto elettorale di CasaPound, ferendo quattro agenti di polizia, una donna, un candidato del movimento di estrema destra e un simpatizzante disabile.
INDAGINE SUI RESPONSABILI. È accaduto in via dell'Acqua Bullicante, in zona Prenestina. Gli autori del raid hanno sottratto alle forze dell'ordine un fermato. Si indaga per identificare i responsabili.
CasaPound, però, non ha dubbi: si tratta dei centri sociali. Il movimento di estrema destra ha dapprima condannato il fatto, poi, per bocca del suo candidato sindaco Simone Di Stefano, ha spedito una minaccia ai rivali: «Se chiamo 150 ragazzi e mettiamo a ferro e fuoco il centro sociale Ex Snia Viscosa secondo voi qualcuno può darci torto?», dice Di Stefano in un video di Repubblica Tv.
«NON MINACCIO NESSUNA RITORSIONE». Parole ritrattate poco dopo con un post su Facebook: «Non minaccio nessuna ritorsione, anzi sottolineo che noi non abbiamo mai assaltato l'avversario politico, anche di fronte a tanta infamità e vigliaccheria», ha scritto raccontando di essere stato in ospedale a trovare il ragazzo disabile «massacrato dagli antifascisti dei centri sociali».



Gli assalitori, secondo CasaPound, sarebbero 50: «Grave episodio di violenza politica stamattina a Roma. Intorno alle 11.30 un banchetto elettorale di CasaPound situato in via Acqua bullicante, al Prenestino, è stato assaltato da 50 esponenti dei centri sociali armati di caschi e bastoni», è scritto in un comunicato del movimento.
«I militanti di Cpi presenti erano in sei e hanno resistito all'aggressione, restando sul luogo del banchetto. Un candidato e un simpatizzante disabile, presenti al banchetto, sono stati portati via in ambulanza. Ferita anche una ragazza».
DI STEFANO: «ANPI E PD MANDANTI POLITICI». Per Di Stefano, la colpa è anche di Anpi e Partito democratico, che «stanno creando un clima di tensione attorno al nostro corteo del 21 maggio, tentando di impedirlo in tutti i modi e sostenendo che la presenza di CasaPound a Roma, benché attestata da più di un decennio di presenza politica e sociale, sia intollerabile. I mandanti politici di questo atto vile sono chiaramente loro. La nostra risposta a questo clima di intolleranza voluto dai soliti noti sarà una campagna elettorale ancora più capillare e decisa».

Aosta: tre 20enni di CasaPound indagati per lesioni

Ad Aosta, invece, sono stati tre 20enni di CasaPound a finire indagati per lesioni personali aggravate. I fatti sono accaduti nella notte tra il 30 e il 31 gennaio, durante la Fiera di Sant'Orso, nel centro storico di Aosta.
Per gli inquirenti, con almeno altri tre coetanei non identificati, dopo qualche bicchiere di troppo hanno picchiato un ragazzo e poi, anche con un cavalletto di metallo in uso agli espositori, tre amici venuti in suo soccorso.
DUE PESTAGGI IN UNA NOTTE. Il pm Carlo Introvigne ha da poco chiuso l'inchiesta. Gli accertamenti sono stati condotti dalla Digos di Aosta, che ha concluso le indagini anche su un secondo pestaggio avvenuto la stessa notte e, per la polizia, sempre ad opera di membri di CasaPound.
Dopo una discussione in un bar di piazza Chanoux, un 40enne ha subito una testata riportando la frattura del setto nasale. Il pm ha chiuso poi le indagini su una rissa, a fine 2015, tra marocchini e giovani di Casapound.
LADU: «UNA SEMPLICE RISSA TRA UBRIACHI». «Non mi risultano questi episodi. La festa tra il 30 e il 31 gennaio, la 'veillà', è poco sobria e possono accadere delle risse. Avranno dato un'etichetta politica anche a quella», ha commentato Andrea Ladu, uno dei referenti di CasaPound in Valle d'Aosta, «siamo invece in causa per l'aggressione subita nell'autunno scorso da un gruppo di marocchini, che però sono irreperibili».

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