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RELIGIONI 16 Maggio Mag 2016 0800 16 maggio 2016

Islam italiano, via al cammino organizzato

Addio imam fai-da-te. E moschee nei sottoscala. La Confederazione musulmana aderisce a controlli e norme di trasparenza. Ma l'Ucoii decide di restarne fuori.

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Musulmani in preghiera a Roma.

L’islam italiano inizia il suo cammino organizzato: niente più “imam fai-da-te” né “moschee nei sottoscala”.
Da qui a pochi mesi avremo moschee in regola con la legge quali luoghi di culto ufficiali e sottoposti a controlli di norma (anche sui finanziamenti) e imam designati come ufficiali del culto, secondo le regole di trasparenza che valgono per tutti i culti.
Soprattutto avremo predicatrici donne, perché nell’islam marocchino a cui fa riferimento la Confederazione, l’imam - che deve essere maschio - celebra il culto, ma la catechesi, che viene considerata ovviamente di maggior peso, può essere diffusa da uomini come da donne (che infatti frequentano le Università islamiche in misura consistente).
PERCORSO DELL'INTESA. Finisce dunque l’era dell’islam acefalo e comincia il percorso dell’intesa con la Repubblica italiana da parte della Confederazione islamica italiana, a cui aderiscono oggi 306 moschee (e altre 50 stanno completando l’iscrizione) sparse in tutt’Italia, più della metà dei luoghi di culto islamici, in gran parte con imam marocchini ma anche del Pakistan e del Bangladesh, comunità che hanno trovato nella Confederazione un punto di riferimento aperto.
CONTRASTO AL RADICALISMO. A Roma il convegno di maggio 2016 “italianità e islamicità: insieme contro tutti gli estremismi” organizzato dalla Confederazione islamica ha sancito infatti la scelta di procedere verso l’accordo e si è aperto in modo significativo: tra i primi, il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni è stato invitato a salire sul palco per consacrare una reciproca volontà di collaborazione con la comunità ebraica.
Una scelta unica, che nessun'altra organizzazione islamica in Italia (tranne il Coreis) ha fatto o farà mai e che suggella il principio fondante del contrasto al radicalismo, che è cosa ben diversa dal jihadismo, ma che ne costituisce il brodo di cultura.

Fine del caos normativo “made in Lega”

La comunità musulmana in Italia è un mondo diviso ed esposto a ingerenze straniere.

La decisione, annunciata dal segretario Abdellah Cozzolino, chiude la fase caotica dell’impianto dell’islam in Italia - stoppa le normative estemporanee “made in Lega” sul divieto di impianto di nuove moschee - e avvia un complesso iter burocratico.
L'UCOII NON ADERISCE. Iter che si svolgerà in permanenza di una percezione distorta da parte del mondo politico, mediatico e istituzionale a favore dell’Ucoii e di organizzazioni collaterali vissute come rappresentanti maggioritarie in Italia dell’islam “moderato”.
Naturalmente, la Confederazione islamica intende associare al suo percorso istituzionale altre organizzazioni islamiche, a partire dalla Grande moschea di Roma, inclusa l’Ucoii, ma non trova certo un interlocutore malleabile, tanto che il suo segretario Izzedine Elzir, ovviamente invitato al convegno di Roma, non si è presentato.
DIVISI SULLA CARTA DEI VALORI. Le ragioni della ruggine tra le due organizzazioni sono molte - a partire dalla indubbia e incomparabile maggiore rappresentatività della Confederazione a fronte dell’Ucoii -, ma la più rilevante è una, di sostanza: nel 2007 l’Ucoii si rifiutò di firmare la Carta dei valori, promossa dall’allora ministro dell'Interno Giuliano Amato a segnare un suo radicalismo ideologico marcato.
Radicalismo che trova ampio riscontro nel commento al Corano di Hamza Piccardo, sotto revisione e controllo dottrinale dell’Ucoii, in cui si possono trovare queste perle:

  • «La condizione dei cittadini non musulmani in uno Stato retto dalla legge islamica è quella di dhimmy (protetti). Essendo esentati dalla zakat (la decima) essi sono sottoposti alla jiza (l’imposta di protezione) e possono vivere indisturbati partecipando alla vita sociale e amministrativa dello Stato».
    (Il Corano, commento a cura di Hamza Piccardo, Newton Compton. Definizione del concetto di Jihad e commento al versetto 39, sura XLII, pag. 582)
  • «Se la moglie non si sentisse di continuare la convivenza matrimoniale, può ottenere il divorzio offrendo al marito una compensazione materiale».
    (Ibidem, commento al versetto 229, sura II, pag. 55)
  • «Il versetto allude principalmente ai figli di Israele i quali sapevano bene che la missione di cui Mhuammad era stato incaricato era davvero profetica, ma non lo volevano ammettere per ragioni razziali e di potere».
    (Ibidem, commento al versetto 20, sura VI, pag. 126)

Perché il Qatar finanzia proprio l'Ucoii con 25 milioni?

Izzedin Elzir, imam di Firenze e persidente dell'Unione comunità e organizzazioni islamiche italiane (Ucoii).

Quel rifiuto a condividere la Carta dei valori e il commento al Corano di Hamza Piccardo spiegano come il Qatar, lo stesso stato che ha finanziato e finanzia abbondantemente l’Isis in Siria e altrove, come ampiamente sostenuto dai media e dai Servizi europei e degli Stati Uniti, abbia ora deciso, per ammissione di Izzedine Elzir, di finanziare l’Ucoii con 25 milioni di euro.
Finanziamento non ovviamente finalizzato a rafforzare il jihadismo in Italia, ma alla diffusione e al radicamento del più dogmatico e integralista wahabismo o salafismo, sia pure nella variante europea “alla Tariq Ramadan”, intellettuale di riferimento anche per l’Ucoii.
SOLDI DALLE CHARITY. Finanziamento pubblicamente rivendicato da Izzedine Elzir il 3 maggio 2016 in una intervista a La Stampa: «In questi ultimi tre anni grazie al direttivo dell’Ucoii è stato fatto un lavoro di raccolta fondi molto valido con il Qatar che ci ha consentito di procurarci 25 milioni di euro. Sono soldi del Qatar charity, non del Qatar foundation che invece fa investimenti per lo Stato del Qatar come quelli in Sardegna. Io ho rapporti con persone che vogliono donare, la Qatar charity garantisce trasparenza, tracciabilità tra chi dona e chi riceve».
IMAM INTEGRALISTI. Naturalmente, esattamente come succede in Arabia saudita o negli Emirati arabi uniti, i finanziamenti ai gruppi jihadisti non vengono mai erogati dai Fondi sovrani, come la Qatar foundation, ma, appunto dalla varie charity, gestite da imam ben più integralisti di quanto non siano i rispettivi emiri.

L'Italia rischia lo stesso habitat di Molenbeek

Molenbeek, quartiere di Bruxelles.

Si ripete così in Italia - e da anni - lo stesso iter distorto che si è verificato a Molenbeek, il quartiere di Bruxelles che si è ribellato contro la polizia nel momento in cui arrestava il terrorista Salah: una predicazione dogmatica, integralista, radicale - punitiva per la donna e i non musulmani - crea l’habitat ideale in cui si radica poi il jihadismo.
Naturalmente, la Confederazione islamica fa pienamente propria la Carta dei valori del 2007 a rimarcare che divergenze religiose, oltre a una banale concorrenzialità di organizzazione, la separano dall’Ucoii.
Quest’ultima pero continua a godere di una immeritata valutazione positiva sia da parte di settori del ministero dell'Interno (poco esperti in materia di ideologie e più attenti a prassi di indagine sotterranea), sia dal dipartimento dell’amministrazione penitenziaria.
UCOII FERMA SUI SUOI PASSI. Questo nonostante l’Ucoii, dal 1994 a oggi, non sia mai riuscita a darsi quella personalità giuridica sancita dal Viminale, che è premessa indispensabile per la stipula dell’Intesa con la presidenza del Consiglio, anche perché, in una prima fase, pretendeva il pieno recepimento da parte della Repubblica delle norme shariatiche che regolano il diritto di famiglia islamico (ripudio, autorità tutoria dell’uomo, divieto per la donna di sposare un non musulmano, eccetera).
Da qui il caos para-legale del mondo islamico italiano.
Da adesso, però, la Confederazione avvierà le formalità procedurali e normative per ottenere il riconoscimento della sua personalità giuridica.
Si spera che sia un processo favorito e accelerato al massimo dal ministero dell'Interno e dal governo.

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