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AMERICA LATINA 16 Maggio Mag 2016 1234 16 maggio 2016

Venezuela, la crisi politico-economica in sette punti

Dal referendum contro Maduro al crollo dell'economia: il Paese è in stato d'emergenza.

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Un manifestante durante una protesta contro il presidente Maduro.

Fine settimana ad alta tensione in Venezuela. Il presidente Nicolas Maduro ha prorogato per altri sessanta giorni lo “stato di emergenza economica” nel Paese che gli assicura poteri speciali nei confronti del Parlamento controllato dall'opposizione.
Ed ha puntato il dito, come tante altre volte, contro gli Stati Uniti.
In vigore ormai da gennaio, lo “stato di eccezione ed emergenza economica” punta a «sconfiggere il colpo di Stato e la guerra economica, in modo di stabilizzare il Paese e affrontare le minacce contro la nostra patria», ha sottolineato Maduro accusando Washington.
MADURO SEMPRE PIÙ ISOLATO. Ma le mosse del presidente in queste ore non si fermano qui: ha richiamato l'ambasciatore venezuelano in Brasile, Alberto Castelar, a seguito dell'impeachment contro Dilma Rousseff e l'insediamento del nuovo presidente, Michel Temer, che ha definito «un golpe».
UN LEADER SENZA CARISMA. L'erede di Chavez sta cercando in tutti i modi di contenere la crisi politica usando le armi populiste del suo predecessore. Il problema è che a Maduro manca tutto il carisma di cui era dotato il Comandante, e la crisi economica che attanaglia da anni la popolazione è troppo grave per contenere il malcontento con qualche slogan anti-americano.
Ecco un quadro della situazione in pillole.

1. Il referendum contro Maduro

Al centro dell'emergenza c'è un problema tutto politico, e cioè il braccio di ferro tra l'ex autista di metro, sconfitto pesantemente nelle elezioni parlamentari di dicembre, e l'opposizione sul referendum con cui l'antichavismo punta a revocare il mandato del presidente.
L'erede di Chavez conta su un alleato di peso: il Tribunale Supremo di Giustizia (Tsj), che non solo ha bocciato ogni riforma approvata dal nuovo Parlamento, che è in mano all'opposizione, ma ne ha anche ridimensionato i poteri. Lo scontro è totale, mentre la tensione sale a Caracas, Maracaibo e in altre città.
MADURO PUNTA A SUPERARE L'ANNO. Sabato 14 maggio nella capitale c'è stata un'ennesima manifestazione dell'opposizione contro le frenate che Maduro sta facendo per rallentare il corso del referendum: in un modo o in un altro, il presidente cerca di farlo fallire, o quanto meno di ridurne l'impatto. Se infatti la revoca del mandato presidenziale avviene nella prima metà dell'incarico, in questo caso prima di gennaio 2017, si deve andare a nuove elezioni. Nel caso in cui invece si scavalli tale data è solo il presidente a dover lasciare, sostituito dal vice presidente.

2. Il ruolo nella crisi dell'erede di Chavez

Maduro è l'erede del presidente populista Hugo Chavez, morto di cancro nel 2013. Salito al potere nel 1999 sulla scia dei sentimenti anti Washington, Chavez ha implementato un modello economico di centralismo statale teso verso l'autarchia che lascia poco spazio all'impresa privata.
La natura dello Stato venutosi a creare ha provocato l'ostilità della maggior parte delle nazioni del continente americano, diventando una vera e propria spina nel fianco particolarmente dell'amministrazione Bush.
UN PRESIDENTE SENZA CARISMA. Il sistema, che ha isolato il Paese per anni e che ha tenuto solo grazie al petrolio di cui esso dispone, è andato avanti grazie al carisma di Chavez, idolatrato da gran parte della popolazione. Con l'ascesa di Maduro, un erede senza tempra e senza fascino, il fragile equilibrio si è rotto.
Intanto, la sfiducia reciproca con gli Usa è continuata fino ad ora.
MINACCIA PER SICUREZZA USA. A marzo, Barack Obama ha esteso le sanzioni verso alcuni vertici venezuelani e ha dichiarato il Paese una minaccia per la sicurezza nazionale Usa.
I difficili rapporti con la principale economia continentale hanno aggravato la crisi del Venezuela, che ora deve anche scontare la caduta dell'alleato brasiliano dopo l'impeachment di Dilma Rousseff, che in quanto erede del socialista Lula aveva un rapporto almeno amichevole con Caracas.

3. La crisi economica

Sullo sfondo della questione politica resta la grave crisi economica: il Venezuela dà la sensazione di essere sull'orlo di un abisso a causa di un'inflazione inarrestabile, la mancanza di alimenti nei supermercati e il crollo dei prezzi del petrolio.
L'economia del Paese ha perso il 5,7% nel solo 2015, e per il 2016 è attesa un ulteriore contrazione dell'8%, secondo le stime del Fondo monetario internazionale.
INFLAZIONE VERSO IL 700%. L'inflazione è alle stelle, con un tasso annuale che, sempre secondo l'Fmi, potrebbe arrivare fino al 700%.
Il bolivar, la moneta locale, vale meno di un penny e non sembra che i fattori di crisi possano essere risolti nel breve termine.
Sabato 14, il presidente ha ordinato di occupare le fabbriche che sono paralizzate a causa della crisi e di mandare in carcere gli imprenditori che «stanno boicottando il Paese».

4. Il crollo delle entrate energetiche

Il Venezuela siede sulle più grosse riserve di greggio al mondo.
Tuttavia, la pietra angolare su cui si basa tutta l'economia venezuelana, la vendita di petrolio, sconta in questo momento il crollo globale dei prezzi. In epoca chavista, tutto in Venezuela veniva pagato con le esportazioni di greggio, e la crisi energetica unita a un generale fallimento del sistema hanno messo a rischio anche programmi di assistenza sociale su cui fanno conto milioni di cittadini.
TANTO, MA DI SCARSA QUALITÀ. Inoltre, la scarsa qualità del petrolio venezuelano non consente nemmeno di arrivare al già basso guadagno di 30 dollari al barile, l'attuale prezzo di mercato.
Come molte economie globali che dipendono dai combustibili fossili, il Venezuela non è riuscito negli anni a creare un sistema di export alternativo, e ora sconta il fallimento di un sistema troppo fragile.

5. L'assenza dei prodotti basilari

Il governo non riesce più nemmeno a pagare i prodotti di importazione basilare come zucchero, farina e uova. Da anni è comune assistere a lunghe code fuori dai supermercati per accaparrarsi le poche merci sugli scaffali.
SACCHEGGI IN TUTTO IL PAESE. Le continue notizie di saccheggi che arrivano da tutto il Paese sono un ottimo indicatore per misurare il livello di disperazione della popolazione.
L'11 maggio Una folla inferocita ha invaso il mercato all'ingrosso di Maracay, capitale dello stato venezuelano di Aragua, e ne ha saccheggiato i magazzini, secondo testimonianze raccolte dalla stampa locale sui social network.
LE FOLLE ESTENUATE. Centinaia di residenti di Maracay - una città di poco meno di un milione di abitanti - erano in fila davanti al mercato, dove si vendono prodotti alimentari a prezzi sussidiati, quando è stato annunciato che non c'era più merce disponibile. L'annuncio ha scatenato la violenza della folla, che ha scavalcato muri e porte metalliche per saccheggiare i magazzini del mercato, portandosi via sacchi e scatole di alimenti.

6. Carenza di corrente elettrica

I blackout e la mancanza di corrente non sono una novità per i venezuelani. Ma dopo il recente annuncio del governo di un formale programma di blackout controllati e regolari, le cose sono ulteriormente peggiorate. Maduro ha dato la colpa per la situazione al fenomeno meteo noto con il nome di El Niño e alla siccità, mentre le opposizioni puntano il dito contro corruzione e malgoverno.
Per contrastare la carenza energetica e finanziaria, a fine aprile è stata introdotta la settimana corta con appena due giorni lavorativi per tutti i servizi statali non essenziali.
BLACK OUT PROGRAMMATI NEL PAESE. Mercoledì 6 aprile, Maduro aveva già annunciato che negli uffici e nelle aziende pubbliche non si sarebbe lavorato il venerdì nei mesi di aprile e maggio per ridurre il consumo di elettricità. Qualche giorno dopo il governo ha annunciato l'introduzione di black out di quattro ore al giorno.
DA MAGGIO L'ORA LEGALE. A febbraio il governo aveva invece ordinato ai centri commerciali di ridurre gli orari di apertura e di generare la propria energia, mentre dal primo maggio entrerà in vigore la nuova ora legale: le lancette saranno spostate avanti di mezz'ora per risparmiare elettricità nel tardo pomeriggio.

7. L'emergenza sanitaria

Secondo la Federazione farmaceutica del Venezuela, al Paese manca circa l'80% dei prodotti medici necessari per garantire la necessaria assistenza sanitaria.
PRODOTTI BASILARI A PAGAMENTO NEGLI OSPEDALI. La carenza di farmaci sta avendo un impatto tragico sulla popolazione. A quanto riporta la Cnn a titolo d'esempio, il 5 maggio un uomo colpito da colpi di pistola durante una rapina ha dovuto pagare le siringhe, le garze e tutto il necessario per curare la ferita di tasca propria. Casi di questo tipo sono sempre più comuni, e alcuni operatori sanitari denunciano correntemente furti di medicine dagli ospedali. I prodotti vengono rivenduti sul mercato nero, mentre il razionamento dei farmaci ha fatto alzare i prezzi in maniera considerevole.

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