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ISTRUZIONE E POLITICA 17 Maggio Mag 2016 1200 17 maggio 2016

America, i dati sull'istupidimento che aiuta Trump

I non laureati con un lavoro sono crollati: 76% nel '90, 68% nel 2013. E la loro paga è scesa. Una rabbia che si manifesta in Trump. Il fattore ignoranza sul voto Usa.

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Una sostenitrice del candidato repubblicano Donald Trump.

Parlando domenica 15 maggio davanti a più di 12 mila studenti della Rutgers University, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama è entrato apertamente nella campagna elettorale 2016, come mai aveva fatto finora.
Questo potrebbe essere il primo passo verso uno sforzo più concreto per far eleggere nuovamente un democratico alla Casa Bianca.
Leggasi Hillary Clinton, che pur non avendo ancora vinto matematicamente la nomination contro Bernie Sanders è destinata a essere la candidata.
CONTRO TRUMP SENZA NOMINARLO. Senza mai nominarlo, Obama ha attaccato il candidato repubblicano Donald Trump e le sue proposte politiche in modo molto forte.
«Il mondo è più interconnesso che mai. Costruire muri non cambierà la situazione», ha spiegato facendo riferimento all'idea del magnate di voler costruire un muro al confine con il Messico, a spese del governo messicano.

  • Il discorso di Barack Obama contro le idee di Donald Trump.

Trump è contrario agli accordi commerciali con l'estero, come il Ttip con l'Europa o il Tpp con i Paesi dell'Oceano Pacifico.
Ma a queste intese si è opposto durante le Primarie anche il senatore democratico del Vermont Bernie Sanders.
Obama allora ha rincarato la dose: «Molte persone hanno legittime preoccupazioni per il modo in cui la globalizzazione è progredita [...]. Ma la risposta non è quella di smettere di commerciare con altri Stati. In questa economia globale ciò non è proprio possibile».
«TRADITI I NOSTRI VALORI». Il presidente si è poi scagliato contro la proposta più assurda e criticata, ma che ha garantito a Trump la maggiore visibilità: «Isolare o denigrare i musulmani, suggerendo che dovrebbero essere trattati in modo diverso quando entrano in questo Paese, non è solo un tradimento dei nostri valori e di chi siamo, ma significherebbe isolare quelle stesse comunità in patria e all'estero, che sono i nostri partner più importanti nella lotta contro l'estremismo violento».
Il tono di questi attacchi a Trump è stato una perfetta alternanza di orrore, incredulità e umorismo che hanno messo ancora una volta in evidenza le capacità oratorie di Obama, che ha ricevuto numerosi applausi dai laureandi nell'anno del 250esimo anniversario della Rutgers University, che è l'ateneo pubblico dello Stato del New Jersey.

  • Il momento in cui Obama parla della necessità di «politici professionali».

Ma il passaggio che forse ha toccato più direttamente la giovane platea è stato quando Obama ha fatto riferimento all'istruzione, agli anni di studio, al bagaglio culturale accumulato e ai valori in cui ognuno crede e che dovranno essere la base sulla quale costruire una carriera lavorativa.
E questo vale anche per la politica: «Fatti, prove, ragione, logica, comprensione della scienza. Queste sono cose buone. Sono qualità che volete nelle persone che fanno politica. Queste sono qualità che volete continuare a coltivare dentro di voi come cittadini».
«L'INESPERIENZA NON È POSITIVA». Il presidente uscente ha poi aggiunto: «È interessante il fatto che, se ci ammaliamo, vogliamo davvero essere sicuri che i dottori abbiano frequentato medicina, e che sappiano di cosa parlano. Se saliamo su un aereo, diciamo che vogliamo davvero un pilota in grado di pilotare l'aereo. Eppure, nella nostra vita pubblica, pensiamo senza dubbio ''Non voglio qualcuno che l'abbia già fatto prima''. Il rifiuto dei fatti, il rifiuto della ragione e della scienza: questo è il percorso verso il declino».
Un altro riferimento indiretto a Trump e alla sua inesperienza in politica di cui il magnate newyorchese si è costantemente vantato durante la campagna elettorale per la costruzione della sua immagine.

  • Secondo Obama «nella vita come in politica l'ignoranza non è una virtù».


Il dibattito sull'istupidimento degli americani è aperto da diversi anni: il senso comune e la forza fisica vengono considerati valori in crescita, al contrario di studio e riflessione che sono meno popolari.
«Nella politica e nella vita, l'ignoranza non è una virtù. Non è figo non sapere di cosa si stia parlando».
Con queste parole Obama ha criticato l'anti-intellettualismo che regna nel dibattito politico americano, rinvigorito dalla forza populista di Trump, ma che parte dal lontano 2008 con la candidatura di Sarah Palin come vicepresidente del veterano John McCain.
PER IL GOP È OBAMA L'INCONCLUDENTE. Non è necessario dover ribadire la palese mancanza di preparazione e di competenza dell'ex governatrice dell'Alaska.
Dopo la vittoria di Obama, l'establishment del Partito repubblicano e i media conservatori hanno preferito non cambiare registro: al contrario, hanno cavalcato l'onda mediatica del Tea party che portava avanti delle argomentazioni politiche come l'accusa infondata a Obama di essere nato in Kenya.
La semplificazione era: l'intellettuale è di sinistra, si è laureato e insegna in un'università prestigiosa, scrive e dice molte cose, ma alla prova dei fatti non conclude niente. In sostanza, il ritratto di Obama per i repubblicani.

The Donald sfrutta il rifiuto per l'approfondimento e la conoscenza

Elettori di Trump con il cartello ''La maggioranza silenziosa sta con Trump''.

Certo, nel 2012 c'è stato un intermezzo importante con la candidatura di Mitt Romney: ma è durato solo sei mesi.
Trump ha raccolto il testimone da Palin e Tea party e ha attirato elettori ''dicendo le cose come stanno'', sfruttando convinzioni e pregiudizi, ma anche quel rifiuto per l'approfondimento e la conoscenza.
Da queste Primarie da cui è uscito vincitore, il suo sostenitore medio può essere identificato in un «uomo bianco di mezza età, non laureato, che guadagna meno di 50 mila dollari l'anno e che finora non si sentiva rappresentato in politica».
BASSA SCOLARIZZAZIONE. Non si fatica a capire che il punto focale resta la bassa scolarizzazione: The Hamilton Project, la sezione economica del think tank Brookings Institution, ha calcolato che il tasso di occupazione degli uomini senza una laurea è sceso dal 76% nel 1990 al 68% nel 2013.
Inoltre, mentre i salari reali sono cresciuti per gli uomini e le donne con una laurea di quattro anni, sono crollati significativamente per gli uomini non-universitari.

Grafico sulla variazione media degli stipendi degli americani divisi per titolo di studio, dal 1990 al 2013. Sull'asse delle ordinate (verticale) le percentuali, su quello delle ascisse (orizzontale) il grado di istruzione: da sinistra 'nessun diploma di scuola superiore', 'diploma o college', 'laurea di 4 anni' e 'master o dottorato'.


Questi ultimi sono stati i più colpiti dalla globalizzazione negli ultimi decenni. E il risultato sfocia in una profonda rabbia che si manifesta in Trump.
«IO, VINCENTE COME L'AMERICA». D'altronde, il suo programma politico gira tutto attorno al suo slogan «Make America great again!» e non propone una visione del mondo e nemmeno gli interessa farlo, perché il racconto è semplice ed è diviso in tre parti: l'America è in declino; Donald Trump è un vincente; se Trump diventa presidente, allora anche l'America tornerà a vincere.
Tutto il resto è solo rumore di fondo per essere la prima notizia in prime time.


Twitter @gditom

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