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MAMBO 17 Maggio Mag 2016 1008 17 maggio 2016

E se fosse Renzi l'alleato migliore di Fassina?

L'ex Pd può avere voti da sinistra radical e ribelli dem. Uniti per colpire il premier.

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Matteo Renzi e Stefano Fassina.

La riammissione delle liste per Fassina sindaco è stato uno choc per il Pd e la sinistra radical. Mentre nel mondo attorno all'ex politico del Partito democratico e Sel iniziava la resa dei conti, tra i dem si facevano calcoli su quanti voti si potessero recuperare.
L’unico che, al solito dignitosamente, teneva ferma la barra sulla possibilità, che sembrava remora, della riammissione era il povero sventurato candidato senza sorrisi.
Invece talvolta il caso, e la legge, ha aiutato i più sfortunati e ora Fassina è in gara. I sondaggisti dicono che il primo a patire la ricomparsa dell’ex ministro è il “non voto”.
SI RIMESCOLANO LE CARTE DEL VOTO. Molti sostenitori di Fassina, o della sua area, si stavano preparando a rinunciare la voto non trovando alcuna candidatura accettabile. Alcuni invece tornavano sui propri passi verso Giachetti e , molti di più , parer mio, verso la Raggi.
Con Fassina in campo possono succedere diverse cose. Facciamo alcune ipotesi. In questo momento il suo elettorato potenziale è molto motivato. La grande paura dell’esclusione lo fa infatti sentite in partita. Vive con sollievo il fatto che, almeno al primo turno, non dovrà scegliere fra l’orfana di Casaleggio o il pupillo di Renzi.
Sollievo momentaneo, è il secondo dato da considerare, perché nei pochi giorni successivi all'esclusione provvisoria della lista, quell’area è stata travolta da un piccolo terremoto. Non si contano le dichiarazioni esplicite o anonime che indicavano nell’incapacità dei seguaci di Fassina, e in lui medesimo, la responsabilità del fallimento e al tempo stesso si facevano insistenti le voci di un vero e proprio boicottaggio da parte di esponenti di Sel, non solo romani, verso Fassina.
Si sa che la sinistra radical si scinde sempre perché la maggioranza “tradisce” e perché vuole costruire qualcosa di nuovo e di più grande. Finite le fanfare inizia, invece, la fase della purezza ideologica e anche quella della corsa alla leadership.
Anche il povero Fassina stava finendo in questo tritacarne che lo vedeva troppo radicale per gli ex vendoliani, più disponibili al dialogo con il Pd, e troppo desideroso di comandare la pattuglia di sinistra per non eccitare i dubbi e le invidie degli altri pretendenti.
Com’è, come non è, la discussione sulle liste respinte ha sollevato un verminaio. Ora sui social tutti a dire che bisogna metterci una pietra sopra, ma le pietre in verità sono finite sulle teste dei due schieramenti contrapposti.
FASSINA UTILE PER DARE UNO SCHIAFFO A RENZI? Questa sommaria descrizione della situazione influirà sulla capacità di mobilitazione dell’area Fassina. Passata la festa, torneranno i problemi di prima. C’è chi continuerà a pensare che Fassina sia troppo debole, chi avrà timori che sia lui e non, un nome a caso, Fratoianni, il leader del futuro partito. Insomma, sarà, maoisticamente, guerra in seno al popolo.
Se le cose andranno così la riammissione sarà stata un fatto positivo per la correttezza del voto ma insignificante per il risultato.
Può avverarsi lo scenario contrario. Malgrado tutte le cose dette, questa area di sinistra e una non piccola che viene dal Pd, e lì è finora rimasta, può infatti cogliere l’occasione per dare il primo schiaffone a Renzi in attesa di quello referendario.
Il premier sta aiutando molto questi elettori ad andarsene. Sembra proprio che le sue quotidiane parole cerchino la formazione di un blocco elettorale in cui la sinistra sia insignificante o annichilita. Se molti piddini percepiranno questa impressione, Fassina potrebbe essere la sorpresa elettorale. Sorpresa per Giachetti, of course.

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