Greco 160414222137
GIUSTIZIA 17 Maggio Mag 2016 1000 17 maggio 2016

L'asse Davigo-Orlando sulla procura di Milano

Nomina del nuovo capo della procura di Milano in stallo. E il Csm non si muove. Greco perde quota, ma capo dell'Anm e ministro potrebbero trovare la quadra.

  • ...

Francesco Greco.

C'è un asse inedito che potrebbe pesare sulla nomina del nuovo procuratore capo di Milano. È quello tra il ministro per la Giustizia Andrea Orlando e il presidente dell'Anm Piercamillo Davigo, una sintonia nata dopo lo scontro tra l'ex magistrato di Mani Pulite e il governo di Matteo Renzi, all'indomani delle inchieste di Potenza, Napoli e Lodi.
A quanto pare il numero uno del sindacato delle toghe e il Guardasigilli hanno instaurato un dialogo che, oltre sulle riforme, potrebbe risultare decisivo anche per sciogliere una matassa sempre più intricata. Del resto, che la nomina del nuovo capo della procura di Milano non fosse una passeggiata lo si era capito sin dall'addio a novembre di Edmondo Bruti Liberati.
Ma il fatto che dopo sei mesi il Consiglio Superiore della Magistratura (Csm) sia ancora fermo e spaccato tra le varie correnti togate sulla scelta del sostituto dà la tara sulla situazione di incertezza che governa palazzo dei Marescialli.
Non è sbagliato dire che intorno alla nomina del nuovo numero uno di quella che fu la procura di Mani Pulite si stia giocando una partita molto ampia e delicata, dove gli interessi sono svariati e s'incrociano i mal di pancia continui tra governo, politica e magistratura.
IL VOTO DOVREBBE SLITTARE A GIUGNO. C'è soprattutto questa tensione latente dietro le parole del vicepresidente Giovanni Legnini, che lunedì 16 maggio ha chiesto al plenum di votare già il 19 maggio, in pratica prima delle prossime elezioni amministrative.
L'invito, però, non è stato raccolto dalla quinta commissione e dalla relatrice Elisabetta Alberti Casellati, laica di centrodestra, che fu invece a favore di Gianni Melillo: il 16 maggio a palazzo dei Marescialli non è successo assolutamente nulla e non sono stati depositati verbali sui candidati.
Con tutta probabilità, quindi, a meno di colpi di scena il voto slitterà a giugno.
GLI INTRECCI CON LE AMMINISTRATIVE. L'attivismo di Legnini - un vicepresidente che ha sempre chiesto che non ci siano giochi di corrente nella scelta del capo della procura milanese – testimonia di fatto un certo nervosismo che circola nel capoluogo lombardo alla vigilia delle elezioni amministrative.
Non è un caso che La Repubblica - quotidiano che nell'ultimo mese ha dato conto dei malumori del tribunale milanese per l'arrivo di un Papa Straniero come Melillo - riporti un virgolettato, attribuibile agli umori del Csm, dove in pratica si spiega che potrebbero sorgere dei problemi nel caso in cui Giuseppe Sala, candidato di centrosinistra, dovesse conquistare Palazzo Marino: «Se vince allora non si può nominare anche un procuratore di sinistra come Greco».
C'è il timore che alla fine Francesco Greco non possa farcela e la spunti il capo di Gabinetto del ministro Orlando?

Le spaccature dentro Magistratura Democratica

Giovanni Melillo con il ministro della Giustizia Andrea Orlando.

In realtà, spiegano fonti di palazzo dei Marescialli a Lettera43.it, la questione politica non si pone. Anche perché nel giugno dello scorso anno a Milano, come capo della procura generale, è arrivato Roberto Alfonso di Magistratura Indipendente, quindi come capo della procura dovrà arrivare logicamente uno di 'sinistra', ovvero di Area e Magistratura Democratica.
E non a caso, a parte Alberto Nobili che non è ascrivibile ad alcuna fazione, sia Greco sia Melillo sono di quella corrente.
E qui bisogna fare un inciso e tornare all'intervista di Piergiorgio Morosini, leader di Md, al Foglio, dove il magistrato spiegò quanto segue: «Lì si rischia di designare al vertice della procura il capo di gabinetto del ministero della Giustizia, si rende conto? Non sarebbe un bel segnale per l’indipendenza della magistratura. Il dottor Melillo lavora a stretto contatto con il ministro Orlando».
LE FRIZIONI TRA DAVIGO E RENZI. Eppure, come detto, Melillo, magistrato senza funzioni al momento, appartiene proprio alla stessa corrente di Morosini.
E in questa chiave non vanno dimenticate le frizioni che in queste ultime settimane ci sono state tra l'Anm di Davigo e palazzo Chigi, con Orlando impegnato a fare da mediatore.
C'è chi sostiene che Davigo, appena insediato, possa far sentire il suo peso nella scelta finale. Ma altri sostengono che la nomina del dottor Sottile abbia già pregiudicato in qualche modo il collega dai tempi di Mani Pulite, proprio perché entrambi in arrivo da quella stagione storica per la magistratura. Il problema a Milano, come ormai a palazzo di Giustizia si va ripetendo da mesi, è che un papa straniero alla Giuseppe Pignatone a Roma potrebbe alimentare nuove tensioni, dopo la difficile stagione dei veleni tra Bruti Liberati e l'aggiunto Alfredo Robledo.
UNICOST È L'AGO DELLA BILANCIA. Di sicuro, quando il plenum sarà convocato per nominare uno tra Greco, Melillo e Nobili, a fare da ago della bilancia sarà la corrente di Unicost di Luca Palamara con cinque consiglieri. Durante la votazione a metà aprile in quinta commissione si astenne Massimo Forcinti, anche se il capogruppo Palamara invitò «a scegliere un candidato di qualità», frase che molti lessero come una sponda per Greco.
I maligni sostengono che Unicost stia alzando la posta per far sì che almeno quattro consiglieri votino a favore dell'attuale procuratore aggiunto di Milano. E che di mezzo ci siano le nomine nelle procure, come pure le aspirazioni 'politiche' di Palamara.
Veleni e controveleni che rendono bene la situazione dentro un Csm che in più deve ancora nominare i capi procura di Catania, Caltanissetta e Lodi, tutti tribunali dove ci sono indagini molto delicate in corso, che toccano da vicino la politica e la maggioranza di governo. La battaglia continua. E non è detto che a scioglierla siano proprio Davigo e Orlando.

Twitter @ARoldering

Articoli Correlati

Potresti esserti perso