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DIBATTITO 17 Maggio Mag 2016 1535 17 maggio 2016

Obbligo di democrazia nei partiti: Ala vota con il M5s

Parisi, braccio destro di Verdini, si schiera a fianco del Movimento. Ma l'emendamento non passa

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L'Aula della Commissione Affari Costituzionali della Camera.

L’attacco al «metodo democratico» come obbligo per i partiti è stato bocciato: la commissione Affari costituzionali della Camera ha respinto l'emendamento 2.13 del M5S che chiedeva la soppressione del comma 2 dell'articolo 2 del testo unificato per la disciplina dei partiti politici.
ANCHE ALA VOTA A FAVORE. Insieme al M5s ha votato a favore anche Ala, il gruppo di Denis Verdini che ormai sostiene il governo e la maggioranza guidata da Matteo Renzi. «La vita interna dei partiti, movimenti e gruppi politici organizzati e la loro iniziativa politica», si legge nel comma 2 dell’articolo 2, che il M5s voleva cancellare, insieme ad Ala e Forza Italia, «sono improntate al metodo democratico la cui osservanza, ai sensi dell'articolo 49 della Costituzione, è assicurata anche attraverso il rispetto delle disposizioni della presente legge».
«M5S ALLERGICO ALLA DEMOCRAZIA». L’emendamento aveva fatto arrabbiare il Pd, che se l’era presa con i grillini.
Il 16 maggio si era fatto sentire il deputato e responsabile giustizia del Pd, David Ermini: «Ci risiamo. I 5 stelle presentano emendamenti al ddl sui partiti per impedire una maggiore democrazia e trasparenza al loro interno. Grillo e Casaleggio junior dopo il caso Pizzarotti stringono la morsa sul Movimento. Nulla di nuovo, sono allergici alla democrazia».
IL SÌ DI MASSIMO PARISI. L’emendamento bocciato, però, ha incassato il sì anche dal deputato Massimo Parisi, storico braccio destro di Verdini. «Il punto», dice Parisi a Lettera43.it, «non è la democrazia interna ma la trasparenza. Ogni partito per me deve potersi organizzare come gli pare senza che sia un giudice a stabilire come si fanno le liste. Se io voglio aderire ad un partito iperpresidenzialista dove decide tutto il “capo assoluto” devo essere libero di farlo: saranno poi i cittadini con il voto a decidere se quel partito ha diritto di cittadinanza o meno».
BOTTA E RISPOSTA TONINELLI-FIANO. Toninelli, nel corso del dibattito in Commissione, ha accusato il Pd: «Volete imporre a tutte le altre organizzazioni di cittadini di doversi uniformare alle strutture del partito dominante. Ma oggi chi propone il “metodo democratico” è un partito che si è fatto Stato, non possiamo dargli la possibilità di definire il “metodo democratico”».
«I 5 stelle hanno un problema con la parola democrazia», ribatte il deputato e membro della segreteria nazionale con delega alle riforme Emanuele Fiano: «Ognuno ha le sue allergie. Per noi democratici invece, stabilire regole comuni minime di trasparenza e certezza, nel funzionamento della vita dei partiti, è un requisito essenziale per la tenuta della democrazia italiana».

Twitter @davidallegranti

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