Pizzarotti,Nogarin trattato diversamente
LEGGI 17 Maggio Mag 2016 2114 17 maggio 2016

Partiti,arriva norma 'salva Pizzarotti'

Passa l'emendamento che dà garanzie agli iscritti ai partiti. La vota anche il M5s.

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Al Movimento 5 stelle, la democrazia interna non piace proprio. Tanto che aveva provato a cancellarne l'obbligo dalla legge sui partiti e movimenti.
Quell'emendamento, però, è stato bocciato in commissione Affari costituzionali della Camera, ma i pentastellati non si sono opposti alla proposta di modifica del Partito democratico per assicurare maggiori tutele agli iscritti ai movimenti e ai partiti. Una norma che ha già ricevuto un soprannome decisamente eloquente: salva Pizzarotti.
M5S: «VOGLIONO IMPORRE LA LORO DEMOCRAZIA». Il Movimento non ci sta a passare per antidemocratico e ha attaccato il Pd per un altro emendamento non approvato.
Come ha spiegato Danilo Toninelli, la richiesta di M5s di eliminare l'obbligo di democrazia interna nella vita dei partiti dal testo base preparato dal relatore Matteo Richetti (Pd) dipende dal timore che poi «qualcuno imponga la sua visione di metodo democratico».
«Un giudice o un ministro», ha detto Andrea Cecconi, potrebbe un domani escludere un partito dalle elezioni perché non è democratico.
NORMA INSERITA NEI PRINCIPI GENERALI. L'emendamento è stato respinto da tutti gli altri partiti e ne è stato approvato uno di Stefano Quaranta (Sinistra italiana) che rafforza l'obbligo alla «trasparenza e al metodo democratico». Il tutto è stato inserito nell'articolo 2, sui principi generali, e non nel successivo articolo 3 che riguarda i requisiti dei partiti per partecipare alle elezioni. Quindi i timori di Cecconi non dovrebbero prender corpo.
«Ditelo che siete contro il metodo democratico», ha incalzato Emanuele Fiano del Pd, provocando la reazione del M5s, passato al contrattacco denunciando il fatto che la Commissione ha respinto un suo emendamento che imponeva ai partiti di pubblicare sul sito internet, prima delle elezioni «il curriculum vitae di ciascun candidato e il relativo certificato penale». «Si riempiono la bocca della parola 'democrazia' poi, alla prova dei fatti il Pd non c'è mai», hanno detto i deputati M5s della Commissione.
ESPULSI: SENZA STATUTO VALE IL CODICE CIVILE. I Pentastellati hanno invece votato, a sorpresa, un emendamento del presidente della commissione, Andrea Mazziotti, che introduce garanzie per gli iscritti di movimenti e partiti stabilendo che se i soggetti politici non hanno uno statuto o anche un semplice «accordo associativo», cioè una sorta di regolamento minimo, per essi valgono le norme del codice civile sulle associazioni non riconosciute.
E il codice civile prevede che le decisioni - comprese le sanzioni agli iscritti - debbano essere prese dall'assemblea a maggioranza. La norma viene un po' scherzosamente definita «salva Pizzarotti» perché le regole interne di M5s non sono note e non si sa chi ha deciso la sospensione del sindaco di Parma. In futuro, se la legge sarà definitivamente approvata, un iscritto che si trovi in questa situazione potrà chiedere di essere reintegrato dal giudice civile nel partito.
«Se un movimento come M5s, cioè la forza più importante dell'opposizione parlamentare», ha osservato Pino Pisicchio, presidente del Gruppo Misto, «non è in grado di offrire alcuna tutela alle sue minoranze, questo rappresenta un vulnus per tutto il sistema democratico e non solo per gli amici di Grillo».

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