Bagnasco, utero in affitto colpo finale
CHIESA 17 Maggio Mag 2016 1354 17 maggio 2016

Unioni civili, Bagnasco: «Il colpo finale sarà l'utero in affitto»

Il presidente della Cei all'attacco dopo il varo della legge Cirinnà: «Di fatto è un'equiparazione al matrimonio. I veri problemi sono altri». Alfano: «Interpreta male la legge».

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La legge sulle unioni civili «sancisce di fatto una equiparazione al matrimonio e alla famiglia» e «le differenze sono solo dei piccoli espedienti nominalisti, o degli artifici giuridici facilmente aggirabili, in attesa del colpo finale, così già si dice pubblicamente, compresa anche la pratica dell'utero in affitto, che sfrutta il corpo femminile profittando di condizioni di povertà». Porta avanti la polemica il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, nella relazione all'assemblea generale dei vescovi parlando della recente approvazione della legge sulle unioni civili.
«C'ERANO ALTRE PRIORITÀ». Il lavoro che manca, la povertà, le dipendenze come quelle legate al gioco d'azzardo sono i problemi del Paese rispetto ai quali «la gente vuole vedere il Parlamento impegnato senza distrazioni di energie e di tempo, perché questi sono i problemi veri del Paese, cioè del popolo. Per questo non si comprende come così vasta enfasi ed energia sia stata profusa per cause che rispondono non tanto a esigenze, già per altro previste dall'ordinamento giuridico, ma a schemi ideologici», ha continuato Bagnasco.
PREOCCUPAZIONI PER LA NATALITÀ. Un fronte di preoccupazione «è quello della natalità. Finalmente, dopo anni che lo richiamiamo, oggi perlomeno si parla di inverno demografico».
«La demografia è un indicatore decisivo dello stato di salute di un Paese», ha aggiunto.
«Che cosa sta facendo lo Stato perché si possa invertire la tendenza? Si avverte l'urgenza di una manovra fiscale coraggiosa, che dia finalmente equità alle famiglie con figli a carico. Gli esperti dicono che la messa in atto del cosiddetto 'fattore famiglia' sarebbe già un passo concreto e significativo», ha messo in evidenza l'arcivescovo di Genova.
ORFINI: «NO A NUOVE POLEMICHE». Parole che non trovano d'accordo il presidente del Pd, Matteo Orfini, che difende l'operato del governo e respinge qualsiasi ipotesi di fare polemica: «Non penso che dovere della politica sia polemizzare con Bagnasco. Quello che pensiamo sull'argomento lo abbiamo dimostrato votando la legge. La legge sulle unioni civili non è contro la famiglia, ma distribuisce diritti senza toglierli a nessuno», ha ribadito.
«Abbiamo fatto una scelta coraggiosa - ha aggiunto - che viene dopo un dibattito estenuante. Non credo che questo sia in contraddizione con l'esigenza di fare politiche per le famiglie».
ALFANO: «INTERPRETA MALE LA LEGGE». «Lo dico con il rispetto che ho sempre avuto e continuerò ad avere del cardinale Bagnasco, ma la sua interpretazione della legge sulle unioni civili, come lasciapassare per l'utero in affitto, non corrisponde a quanto in quella legge c'è scritto», ha commentato il ministro degli interni Angelino Alfano.
«Nella legge che abbiamo votato», sottolinea Alfano, «le unioni civili sono un nuovo istituto nettamente e non solo nominalisticamente diverso dal matrimonio, non sono previste le adozioni per le coppie omosessuali né nella forma diretta né nella forma indiretta della stepchild adoption. Meno che mai si accenna all'utero in affitto che non potrà certo essere in futuro introdotto nella nostra legislazione in base a questa norma».
ZANDA: «UTERO IN AFFITTO RESTA VIETATO». Per il presidente dei senatori del Pd Luigi Zanda, bisogna evitare di unire due cose diverse: «L'utero in affitto è vietato dalla legge italiana e resterà vietato. Non c'e' alcuna possibilità che il divieto cambi. L'istituto delle unioni civili è molto diverso dal matrimonio. Non c'è alcuna equiparazione. Così come chiede la nostra Costituzione, sono uguali i diritti delle persone, etero o omosessuali, che fanno parte della coppia. I vescovi - conclude il presidente Zanda - hanno il diritto e certamente il dovere di esprimere la propria opinione che io ascolto sempre con molta attenzione. Ma il Parlamento deve legiferare sulla base di una visione laica della vita e della società».

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