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POLITICA 18 Maggio Mag 2016 2046 18 maggio 2016

Forza Italia, i Berlusconi pagano i debiti

Da Silvio 44 milioni per il partito. I figli 100 mila euro a testa. Anche Paolo e Confalonieri danno una mano.

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I figli sono piezz'e core. E i partiti pure. Silvio non è l'unico Berlusconi ad avere a cuore le sorti della sua creatura politica, che a 22 anni dalla sua nascita vive una crisi finanziaria senza precedenti. Anche gli eredi del Cav ci tengono, e tutti hanno dato il loro contributo.
Un assegno da 100 mila euro ciascuno, firmati Barbara, Eleonora, Luigi, Marina e Piersilvio, è stato versato nelle casse azzurre.
La notizia è emersa dalle dichiarazioni congiunte depositate alla Camera con i finanziamenti ai partiti dei privati, da cui è possibile notare la fuga delle aziende.
UN ASSEGNO ANCHE DA FININVEST. In soccorso di Forza Italia sono arrivati anche il fratello di Berlusconi, Paolo, nonché Fedele Confalonieri e Bruno Ermolli con altri tre contributi di 100 mila euro a cui se ne è aggiunto uno della Fininvest sede di Roma.
Ben più onerosi gli impegni di Silvio Berlusconi in favore del suo partito, con tre maxi-assegni per estinguere altrettante fidejussioni: il primo di 23.284.365,90 euro per un fido di Mps del 2001; il secondo di 10.382.032,81 euro per un fido del Banco Popolare di Sondrio risalente al 1998; un terzo pari a 10.249.413,72 euro per un fido del 2000 della Banca del Fucino sede di Roma.
ACCORDO CON NCD PER I SOLDI DEL PDL. Dalle dichiarazioni congiunte si è appreso che il contenzioso tra Forza Italia e Nuovo centrodestra sui soldi del Popolo della libertà si è chiuso con un accordo siglato il 22 ottobre 2014 (al momento della scissione) che ha portato il 15 marzo 2015 a Fi una prima tranche di 900 mila euro; è seguita, il 24 aprile una «scrittura privata» che ha portato due altre tranche di 27.600,00 e di 6.815,20 euro.
Sempre dal Pdl sono arrivate altre risorse in termini di beni e servizi: 92.458,97 sono giunti dal «distacco parziale di personale dipendente» e 8.200 per la «messa a disposizione di locali con contratto di comodato».
AZIENDE IN FUGA. In fuga, invece, i grandi imprenditori come Gavio, Arvedi o Riva, che nel passato avevano aiutato Forza Italia o il Pdl, come anche i piccoli.
L'anno scorso erano giunti contributi di 33 aziende per complessivi 615.296 euro. Quest'anno due soli assegni: 30 mila euro dalla Sant'Angelo, una società immobiliare di Roma, e 23 mila da Italgraf, sempre della Capitale.
Il resto arriva tutto dagli eletti, con Paolo Romani che si è dimostrato il più prodigo (66.800 euro).
Ma la fuga di imprese e privati dal sostegno economico ai partiti è generalizzato.
ANCHE IL PD PERDE I SOLDI DELLE COOP. Anche il Pd non può più contare sul tradizionale contributo delle Coop; solo a Ravenna se ne sono registrate due: la Coop Alice, che ha donato 6 mila euro e la Legacoop che ha versato 10 mila euro.
Nel 2015 erano arrivati 383.900 euro da 22 aziende. Il Pd quindi ricorre quasi esclusivamente ai finanziamenti dei propri eletti, con una curiosità: tra i nomi dei "big" che hanno versato la loro quota al partito non figura Matteo Renzi, mentre ci sono i suoi due vice, Lorenzo Guerini (18.000 euro) e Debora Serracchiani (15.600 euro) e soprattutto tutti gli esponenti dell'opposizione interna, capitanati da Pierluigi Bersani (20.300). L'unico ad aver finanziato due partiti diversi è Pippo Civati: prima ha versato la sua quota al Pd (6.000 euro) e dopo la sua uscita dai Dem ha dato 5.579 euro al suo nuovo partito, Possibile.

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