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POLITICA 19 Maggio Mag 2016 1448 19 maggio 2016

Legge sui partiti, primo sì: ma è guerra tra Pd e M5s

In Commissione pentastellati contro l'obbligo di trasparenza. Attacco ai dem sulle fondazioni.

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L'Aula della Commissione Affari Costituzionali della Camera.

Primo sì per la legge sui partiti di attuazione dell'articolo 49 della Costituzione.
La Commissione affari costituzionali della Camera ha infatti finito l'esame della legge che approderà in Aula giovedì 26 maggio. Ancora una volta si è registrato un confronto duro tra maggioranza, in primo luogo il Pd, e M5s, che ha votato contro le norme che impongono a partiti e movimenti una maggiore trasparenza. A sua volta il Movimento ha incalzato i dem sulle fondazioni politiche.
BOCCIATO EMENDAMENTO DI SI. Bocciato anche un emendamento di Sinistra italiana, che vietava a un segretario di partito di essere premier, come è Matteo Renzi e come prevede lo statuto del Pd. Proprio questo emendamento, a prima firma di Alfredo D'Attorre, è stato il primo argomento spinoso della giornata. Se Sinistra italiana sperava nell'appoggio della minoranza interna del Pd (favorevole a una separazione dei ruoli, ma non per legge) è rimasta delusa e l'emendamento è stato respinto.
M5S CONTRO OBBLIGHI DI TRASPARENZA. Dopo l'opposizione all'obbligo di democrazia interna per partiti e movimenti, il M5s ha chiesto di eliminare gli obblighi di trasparenza. Il testo base - approntato dal relatore Matteo Richetti (Pd) - impone ai partiti che ricorrono ai benefici fiscali di pubblicare sul proprio sito internet non solo lo statuto, ma anche i finanziamenti privati e pubblici (tramite il due per mille). Ma il testo impone anche ai movimenti che non godono di tali benefici, come M5s, di avere sul sito una sezione dedicata alla trasparenza in cui pubblicare «le procedure richieste per l'approvazione degli atti che impegnano il movimento», nonché «il numero, la composizione e le attribuzioni degli organi deliberativi, esecutivi e di controllo, le modalità della loro elezione e la durata dei relativi incarichi, le modalità di selezione delle candidature nonché l'organo comunque investito della rappresentanza legale», oltre al titolare legale del simbolo.
ATTACCO ALLE FONDAZIONI. Per esempio dovrebbero essere pubblicato sul sito del M5s le procedure con cui vengono decise espulsioni, chi prende tali decisioni e di chi è il simbolo del Movimento. I deputati di M5s hanno votato contro tale norma chiedendone l'abolizione con un emendamento che però è stato bocciato. I pentastellati sono invece passati all'attacco sulle fondazioni politiche, chiedendo che con esse fossero intese tutte quelle presiedute o dirette anche da ex politici (esclusi solo quelli fuori dalle istituzioni da oltre 10 anni). A tali fondazioni non sarebbero dovuti arrivare contributi, nemmeno sotto forma di pubblicità nelle pubblicazioni, di enti pubblici, e anche da quelli a partecipazione pubblica e perfino dalle aziende private titolari di concessioni pubbliche, come tutte quelle operanti nel campo delle Tlc, che spesso fanno pubblicità delle riviste delle fondazioni. Al niet del Pd è corrisposto l'annuncio da M5s di una battaglia in Aula.

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