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CONTRADDIZIONI 19 Maggio Mag 2016 0829 19 maggio 2016

M5s Milano, quelle liste di zona con candidati multipli

A Milano una trentina di nomi in corsa su due municipi. Ma nel 2011 i 'non residenti' non potevano presentarsi in lista. Un altro principio tradito.

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Un gazebo m5s a Milano.

Nove liste, tante quanti i municipi o zone di Milano.
E 197 candidati del Movimento 5 stelle per questi mini Consigli.
Una trentina quelli che sono i corsa per due zone differenti. Dei doppioni, praticamente.
Nulla di irregolare, certo: sono pratiche note e frequentate da tutti i partiti.
Ma forse sta proprio qui il problema: il M5s si presenta come elemento di rottura rispetto alle altre formazioni.
Eppure le contraddizioni sono parecchie.
QUEL COMANDAMENTO DI GRILLO... Se da un lato, nella questione del sindaco di Parma Federico Pizzarotti, vertici e direttorio si attaccano ai principi fondativi dello stesso Movimento e si rimettono di fatto alla volontà «dell'unico garante rimasto» (come hanno ripetuto tra gli altri Roberto Fico, Massimo Bugani e Roberta Lombardi), non si capisce perché a Milano si stia ignorando un altro comandamento del capo.
Beppe Grillo il 19 maggio 2011 disse senza giri di parole: «Noi chiediamo due cose; che i candidati abbiano il certificato penale pulito e che abitino dove si candidano».
CHIUSO UN OCCHIO SUI PRINICÌPI. Delle due dunque l'una: o i 29 candidati 'ubiqui' sono pure molto fortunati e hanno residenze in due zone diverse di Milano, oppure chi ha stabilito le regole per le candidature e ha stilato le liste ha chiuso un occhio su questo principio.

Nel 2011 andò diversamente: senza residenti niente liste

Beppe Grillo del Movimento 5 stelle.

Chi da anni frequenta Meetup e gazebo, però, ricorda per esempio che nel 2011 non trovando residenti da candidare non venne presentata la lista.
I tempi però cambiano anche nel Movimento.
E questa forse è un'ulteriore prova. «Così lo staff locale può esercitare maggiore controllo, evitando dissidenti e critici», spiega chi il Movimento milanese lo conosce bene.
C'è poi chi è meno dietrologo, ma non risparmia le critiche: «Senza riempilista e candidati doppi, soprattutto a livello locale, sarebbe possibile instaurare un vero rapporto tra eletto ed elettore. Che senso ha un consigliere di zona che non risiede né lavora nella zona di elezione?».
E LE CANDIDATURE MULTIPLE? La presenza massiccia di candidati in due liste diverse cozza anche con l'idea di legge elettorale del Movimento.
Vero, le elezioni di circoscrizione non sono Politiche o Europee. Però il M5s - Grillo & Casaleggio in primis - ha sempre proposto di abolire premio di maggioranza e candidature multiple.
LA LINEA ERA: ABOLIRLE. Linea ribadita a ottobre 2015 anche da Danilo Toninelli, vicepresidente della commissione Affari costituzionali e vicino a Luigi Di Maio.
«Noi vogliamo cambiare la legge elettorale», assicurò. «Il Movimento propone sicuramente di abolire le candidature plurime e introdurre le preferenze, come prescrive la Corte».

In zona 3 spunta la capolista ed ex frontwoman Bedori

Luigi Di Maio e Patrizia Bedori.

Per la cronaca, alcuni candidati di zona sono anche in corsa per il Consiglio comunale.
In zona 3 spunta la capolista ed ex frontwoman per Palazzo Marino Patrizia Bedori, in zona 1 il numero due della lista ed ex candidato sindaco Francesco Maria Forcolini.
In zona 9 il numero tre Simone Sollazzo, in zona 5 la numero quattro Marialaura De Franceschi e in zona 4 la quinta in lista Katia Tarsia.
ANZIANITÀ SOLO DAL 2013. Tra i candidati presidenti, quattro sono in lista: Daniele Beretta (zona 7); Pierluigi Riccitelli (zona 3); Giuseppe Ventura (zona 1) e Massimo Dall'Occo (zona 6). Tutti iscritti al Movimento nel 2013.
La nuova nomenklatura di pentastellati milanesi, candidato sindaco compreso, vanta dunque un'anzianità relativa.
E non si arrabbiassero se qualcuno li definisce «rottamatori».

Twitter @franzic76

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