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EREDITÀ 19 Maggio Mag 2016 2017 19 maggio 2016

Radicali, il futuro nefasto dopo Pannella

Divisi all'interno. Senza contributi. Fuori dalle istituzioni. Con la Bonino defilata. E le loro battaglie ignorate. Perché senza Pannella i Radicali rischiano di sparire.

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Da sinistra, il tesoriere dei Radicali Valerio Federico, il candidato sindaco di Milano Marco Cappato, Emma Bonino e il candidato romano Riccardo Magi.

Uniti nel momento del ricordo di Marco Pannella, ma divisi sul piano politico e sul futuro del partito.
Dopo la scomparsa del leader, per i Radicali è arrivato il momento di diventare grandi e di decidere cosa saranno nella Terza Repubblica.
È senza dubbio questo il problema che caratterizzerà il futuro della loro galassia, spezzettata in diverse associazioni, da ''Nessuno tocchi Caino'' al ''Partito radicale nonviolento, transnazionale e transpartito'', che ha vissuto per anni nella luce di Marco e di Emma Bonino, i due pezzi da novanta di una formazione politica che ha spesso fatto discutere.
Sia per le battaglie laiche, libertarie, da sempre controcorrente, sia per le alleanze trasformiste, dal centrodestra di Silvio Berlusconi fino al centrosinistra di Romano Prodi.
ADDIO AL 2 PER MILLE. Ma questa volta tocca decidere cosa fare in Largo di Torre Argentina a Roma, la sede storica, perché il rischio è quello di scomparire del tutto dai radar della politica nazionale e internazionale.
Del resto i soldi in cassa sono sempre di meno - non è più possibile nemmeno ottenere il 2 per mille - e gli unici sostentamenti restano i fondi pubblici per Radio radicale.
Se alle elezioni di Roma e Milano sia Riccardo Magi sia Marco Cappato non dovessero farcela, non ci sarebbero più rappresentanti radicali nelle istituzioni.
La scomparsa di Pannella non fa che velocizzare questo processo.
BATTAGLIE SNOBBATE. Non solo. I problemi vanno di pari passo pure con l'attuale situazione politica italiana, con la crisi del sistema dei partiti, i contributi ormai sempre più risicati, una situaizone che non lascia scampo a uno dei pochi soggetti rimasti più o meno intatti sin dai tempi della Prima Repubblica.
A questo si aggiunga che diverse battaglie dei Radicali non sono mai state sostenute dal governo di Matteo Renzi, dalla legalizzazione delle droghe leggere fino al testamento biologico.
Non è un caso che a Roma e Milano i Radicali vadano in ordine inverso: nella Capitale sostengono come candidato sindaco Roberto Giachetti, nel capoluogo lombardo corrono invece da soli.


Dal 2014 una serie di litigi, divisioni e rivalità con la Bonino

Il nuovo simbolo dei Radicali.

Non è un segreto ricordare che da anni i Radicali litigano al loro interno.
E almeno dal 2014, in concomitanza con il peggioramento della salute di Pannella, si è iniziato a parlare di 'cerchi magici' intorno al leader, di rivalità con la Bonino, di battaglie con papa Francesco che non venivano viste di buon occhio dalla componente laica del partito.
È SOLO L'ANTIPASTO. Litigi e divisioni che non sono emersi in superficie, ma che hanno rappresentato solo l'antipasto di quello che può accadere.
Certo, presidente e segretario dei Radicali sono Cappato e Magi, ma proprio contro i due si schierò una parte del partito nei giorni di presentazione dell'impegno per le elezioni amministrative del 2016.
QUEL LOGO SENZA SEGNI. E qui bisogna fare un inciso, ben descritto nei minimi dettagli dal professore Gabriele Maestri, esperto di simboli della politica italiana, che in un lungo lavoro dal titolo 'Senza Rosa e senza Pugno? Considerazioni giuridico simbolcihe sulla presenza elettorale dei Radicali in Italia' ha ricordato come «l’emblema scelto per queste elezioni» dai Radicali «è piuttosto diverso rispetto a quelli utilizzati in tutti gli anni precedenti: in particolare si tratta del primo contrassegno in cui manca ogni riferimento grafico alla rosa nel pugno o ai due leader che nel tempo hanno legato profondamente i loro nomi alle battaglie elettorali radicali».


Accuse incrociate di «travestitismo elettorale»

I Radicali fuori dalla Cassazione per chiedere due referendum parziali sulla riforma Renzi-Boschi.

Proprio questa decisione ha portato un gruppo di militanti del Partito radicale nonviolento, transanazionale e transpartito a divulgare un documento durante una conferenza stampa del 3 aprile 2016, esprimendo il dissenso rispetto alla scelta di candidarsi alle elezioni.
C'è chi, come il tesoriere Maurizio Turco, ha parlato di «travestitismo elettorale», citando una frase del Radicale Gianfranco Spadaccia dell’11 marzo 1988.
CONTRO IL «REGIME». Chi invece ha mosso una critica sull'Italia, «un regime dove mancherebbero le condizioni minime perché si possano tenere elezioni davvero democratiche».
E chi invece ha difeso la scelta di scendere in campo perché decisa all'interno delle sedi del partito.
In sostanza è stato un primo assaggio della gestione di democrazia intestina di Largo Argentina, senza Pannella e con una Bonino ormai sempre più impegnata all'estero e reduce anche lei da una brutta malattia.
«URGE UNA RIFLESSIONE». Come conclude Maestri: «Il problema è innanzitutto politico e come tale merita di essere considerato, affrontato e possibilmente risolto. Di certo, fermi restando il valore e l’importanza le battaglie che il Partito radicale nonviolento, transnazionale e transpartito sta conducendo a livello soprattutto internazionale, le forme della presenza politica Radicale in Italia meritano un’attenta riflessione per il futuro (già a medio-breve termine), così da consentire a quell’area - che indubbiamente ha contribuito all’evoluzione della società italiana - di avere ancora spazio e voce».


Twitter @ARoldering

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