Sergio Staino 160519113816
MAMBO 19 Maggio Mag 2016 1058 19 maggio 2016

Staino, il tuo grido di dolore è anche il mio

Entrambi vorremmo solo una sinistra forte. La frase su Togliatti? Dici che non l'hai mai pronunciata, e io ti credo.

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Sergio Staino.

Qualche giorno fa, sul Corriere della sera, Sergio Staino, padre del mitico Bobo, aveva criticato severamente la sinistra del Pd e gli era stata attribuita una frase sui suoi vecchi compagni davvero tranciante: «Ai tempi di Togliatti», avrebbe detto, «sarebbero stati tutti mandati in Siberia».
Ho scritto il giorno dopo su Lettera43.it un post molto critico verso Staino, raccontando anche della nostra amicizia e collaborazione. Ho ricevuto il 18 maggio una sua lettera, che in parte riprodurrò perché offre molti motivi di discussione e a me rinnova e conferma un rapporto di stima, amicizia e affetto.
NO, STAINO NON È RENZIANO. Mi ha molto emozionato, capite bene è l’età, la chiusa della lettera quando Sergio scrive: «Rassicurati, caro Direttore (ti chiamo così perché con te ho fatto tra le pagine più belle della mia presenza all’Unità) sono il Sergio di sempre, non sono cambiato per nulla».
Io lo so, lo sapevo. Staino, però, solleva una questione molto seria nel dibattito politico nella sinistra.
Lui non è renziano, nel senso in cui molti lo hanno rappresentato e nel mio pezzo persino io ho ceduto a questa tentazione. Intendiamoci, non c’è proprio nulla di male a essere renziani, ma neppure a non esserlo.
CORRETTEZZA E LEALTÀ POLITICA. Mi scrive Staino, che dice, e io gli credo, di non aver pronunciato quelle frasi trancianti: «Ho amato e seguito moltissimo D’Alema e non ne faccio mistero. Ho appoggiato il governo D’Alema considerandomi dalemiano mentre il governo Prodi e l’attuale governo Renzi li appoggio senza sentirmi né prodiano né renziano. Ci sarà una differenza, no? Quello che tu prendi per astio e cattiveria è solo un grido di dolore verso compagni che dimostrano di non saper fare più politica».
E ancora: «Se tu leggi il mio libro Alla ricerca della pecora Fassina il perché di questo risentimento verso la parte che più ho amato e più considero a me vicina [...] è spiegata dal fatto che vorrei vedere lottare secondo i metodi che abbiamo sempre usato quando alla direzione del partito c’è stato qualcuno che non ci piaceva molto: con correttezza, trasparenza, lealtà politica, e molto lavoro nei territori, tra la gente, tra i nostri elettori, per poter cambiare qualcosa al prossimo congresso».
RENZI È FIGLIO DI ERRORI PRECEDENTI. Fin qui la lettera. Piccole considerazioni: Staino solleva il problema gigantesco del “perché Renzi” e dice quello che io penso.
Renzi vince perché chi c’era prima di lui aveva sbagliato molto, non in tutta la propria vita politica, ma in un tempo definito. Quindi era necessario e urgente voltare pagina. Senza Renzi, è la mia opinione, saremmo già piccola cosa.
Staino aggiunge che la lotta di opposizione nel proprio campo va fatta nella maniera che lui riassume e che io condivido, cioè senza pregiudiziali ma anche, dico io, senza sconti. L’idea che Renzi sia un usurpatore, che contro di lui valgano tutti i mezzi di lotta mi è estranea, mentre sono coinvolto in prima persona in tutte le critiche più severe alla sua condotta, alle cose che dice, a quelle che fa (non a tutte, ovviamente).
NON FACCIAMOCI CARICO DEI SUOI DIFETTI. Staino non è renziano, non devo dirlo io, ma non vuole che la sinistra in cui ha militato diventi un’altra cosa, diventi cioè una pattuglia di radicali che pur di abbattere il tiranno non va tanto per il sottile.
Non credo che Cuperlo appartenga a questa schiera. Non appartengono a questa schiera altri protagonisti, per esempio il governatore della Toscana Enrico Rossi.
Dico solo che un’opposizione non può farsi carico dei difetti del leader della maggioranza.
Per fare la pace bisogna essere in due. Se c’è uno che vuole la pace per far meglio la guerra, l’opposizione ha diritto di essere “senza se e senza ma”. Io spero che persone come Sergio Staino, e come me, riescano a far capire ai due blocchi che ci sono alcuni punti fermi: a) può finire male, con la rovina comune; b) Renzi è figlio della crisi di un classe dirigente; c) Renzi deve essere uno statista e non un leader prepotente.

Twitter @giuseppecaldaro

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