Nuovo premier turco sarà Yildirim
ESTERI 19 Maggio Mag 2016 2005 19 maggio 2016

Turchia, Yildirim nuovo premier scelto da Erdogan

Scelto al posto di Davutoglu. Per varare le riforme del presidente.

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La fedeltà non è mai troppa per Recep Tayyip Erdogan. Il presidente turco, dopo essersi disfatto di Ahmet Davutoglu, ha scelto un nuovo premier ancora più vicino a lui: il ministro dei Trasporti, Binali Yildirim.
L'ufficializzazione della nomina deve essere ufficializzata domenica 22 maggio in un congresso straordinario del partito.
Una formalità, perché, come ha spiegato l'Akp, la decisione è frutto di un «largo consenso» maturato nelle consultazioni interne.
VERSO IL PRESIDENZIALISMO. L'ultima parola, quella decisiva, è arrivata ovviamente da Erdogan. Che a Yildirim affiderà il compito su cui si era arenato il suo sodalizio con Davutoglu, ad appena sei mesi dal trionfo elettorale: portare a casa il presidenzialismo, accentrando ancor di più il potere nelle sue mani.
Una missione per cui il premier in pectore sembra avere il profilo ideale: compagno della prima ora nel cammino di Erdogan, che già lo volle al suo fianco negli Anni 90 a gestire il trasporto marittimo quando era sindaco di Istanbul, e con cui ha fondato l'Akp, il 60enne Yildirim è considerato un politico silenzioso, umile e pragmatico, a volte anche ironico.
«UN UOMO DEL FARE». «Un uomo del fare», lo descrivono i media turchi. L'ideale per governare senza rischiare di oscurare il presidente.
Dalla cabina di regia ministeriale, che ha occupato per oltre un decennio in quattro governi, è stato l'artefice dei faraonici progetti infrastrutturali con cui Erdogan ha messo il marchio sulla sua «nuova Turchia»: il tunnel sottomarino che collega le due sponde di Istanbul, il terzo ponte sul Bosforo che verrà aperto quest'estate, il nuovo maxi-aeroporto in costruzione nella metropoli.
ACCUSATO DI CORRUZIONE. Anche per lui, come molti nel cerchio magico del presidente, non sono mancate le accuse di corruzione nella gestione degli appalti miliardari.
Yildirim è anche un ferreo conservatore islamico, spesso finito nelle polemiche con accuse di sessismo. Famosa è una sua foto del 2005 mentre mangia in compagnia di altri uomini, con la moglie velata seduta sola a un altro tavolo, a distanza.
Nelle sue mani avrà una Turchia sempre più stretta tra conflitti interni e crisi internazionali. Non a caso, nel primo discorso ha posto subito come priorità la «rimozione del flagello del terrorismo», promettendo di recarsi presto a Diyarbakir, la principale città curda nel Sud Est. Dove nel frattempo, però, si continua a combattere ferocemente, con oltre 450 soldati e più di 4.500 ribelli morti dalla scorsa estate nella guerra con il Pkk.
DEPUTATI CURDI A RISCHIO ARRESTO. Il 20 maggio il parlamento è chiamato a votare una legge sulla rimozione dell'immunità dei deputati sotto inchiesta. Se approvata, molti parlamentari curdi rischiano l'arresto. Uno scenario che porterebbe ulteriore caos.
Scottante è anche il capitolo sui migranti. L'accordo negoziato con l'Ue da Davutoglu - troppo bene, malignano alcuni, spiegando con questo paradosso la sua cacciata - è ora sull'orlo del collasso.
Erdogan ha posto il veto alla modifica della legge antiterrorismo, tra i requisiti necessari per ottenere la liberalizzazione dei visti. Senza quella, Ankara si dice però pronta a stracciare anche il patto sui migranti. E a spalancargli le porte verso l'Europa.

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