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CRISI DI CREDIBILITÀ 20 Maggio Mag 2016 0800 20 maggio 2016

Strage EgyptAir, perché non fidarsi del Cairo

Il dossier sul disastro aereo? È in mano ai depistatori di Regeni. Che negavano anche la bomba sul charter russo in Sinai. I motivi dell'inattendibilità di al Sisi.

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Il presidente egiziano al Sisi presiede il Consiglio di Sicurezza nazionale al Cairo.

Il terzo aereo fuori controllo in un anno è l'ennesimo caso di imbarazzo internazionale per l'Egitto.
I generali del Cairo in qualche modo devono ancora rendere conto alla Russia del charter precipitato nel Sinai il 31 ottobre 2015, all'Italia dell'omicidio di Giulio Regeni, ora alla Francia del volo di linea MS804 decollato da Parigi e «scomparso» nel Mediterraneo il 19 maggio 2016.
Mosca, Roma e Parigi sono nell'ordine i partner europei più legati all'Egitto per accordi commerciali, anche nella vendita di armamenti.
DEPISTAGGI E GAFFE. Ma gli apparati militari e di governo del presidente Abdel Fatah al Sisi si sono dimostrati goffamente disonesti e inaffidabili verso i tre Paesi “amici”.
Si capisce il motivo di tanti insabbiamenti: la strage aerea dei vacanzieri russi a Sharm el Sheik, il volo della Egyptair dirottato il 29 marzo da uno squilibrato a Cipro, infine il sospetto di un altro attentato a un aereo della medesima compagnia di bandiera sono tre colpi al cuore al turismo egiziano.
QUESTIONI TABÙ. Il settore chiave del Paese dei faraoni è minato ormai anche dal tentativo di boicottaggio internazionale per ottenere la verità sulla morte del ricercatore italiano, picchiato e torturato dopo la scomparsa il 25 gennaio 2016, per l'anniversario della Primavera araba.
Un circolo vizioso: tanto più il Cairo tenta di abbuiare questioni spinose sul terrorismo e sulla dittatura interni, tanto più perde credibilità e business internazionali.
Boomerang che tuttavia non aumenta le possibilità (scarissime per i governi stranieri) di ottenere chiarezza dalle autorità egiziane sui corposi dossier recenti.

Indagini egiziane top secret sull'attentato in Sinai

Un aereo della Egypt Air.

Fino a prova contraria l'aviazione civile egiziana ha dichiarato il volo MS804, sparito dai radar la notte del 19 maggio, un «aereo perso», ma per il governo di al Sisi è «più probabile il terrorismo che il guasto».
È un passo avanti dall'attentato al charter russo Metrojet che ha fatto 224 vittime: allora le autorità egiziane smentirono a priori l'ipotesi del terrorismo, negli attimi immediatamente successivi alla tragedia e senza avere ancora svolto sopralluoghi sul posto del relitto, difficile da raggiungere.
La scatola nera e i resti sarebbero poi stati esaminati anche da una commissione internazionale congiunta e da esperti (inclusi quelli balistici) russi.
Ma sarebbero occorsi dei mesi per poter classificare il disastro come un «attacco terrorista», dovuto probabilmente all'esplosione di una bomba imbarcata nella stiva: l'ammissione di al Sisi di un attentato è arrivata solo nel febbraio 2016.
DETTAGLI RISERVATI. Le indagini sono ancora in corso e stessi inquirenti egiziani hanno smentito i tentativi iniziali delle autorità nazionali di derubricare sbrigativamente il caso come un «guasto»: due poliziotti, un addetto ai bagagli e anche un meccanico della EgyptAir cugino di un combattente dell'Isis, secondo indiscrezioni del gennaio 2016 sono stati fermati dal Cairo come sospetti attentatori.
Ma si tratta di dettagli off the record: la compagnia nazionale egiziana ha sempre negato l'arresto di un suo dipendente e sulle modalità d'organizzazione dell'attentato il regime ha fatto trapelare meno informazioni possibili: un tabù.
BOMBA DA PARIGI? Per il disastro EgyptAir del 19 maggio si teme un canovaccio analogo, accreditato dall'intelligence russa e anche dagli americani.
Una bomba a bordo imbarcata nientemeno che dall'aeroporto francese Charles De Gaulle, primo scalo francese dove a dicembre 2015, come nell'hub secondario di Orly, furono ritirate decine di badge ad addetti di pista sospettati di simpatie verso integralismo islamico: in tutto una settantina.
Scenario inquietante, che squarcia un velo sulle reali capacità d'azione dell'Isis nel campo dei dirottamenti e dell'infiltrazione di strutture e velivoli aerei: lo scalo nel Sinai e, dopo gli attentati, quelli parigini, sono tra i più controllati al mondo.
Tra le 66 vittime a bordo del volo MS804 ci sarebbero stati inoltre tre addetti alla sicurezza.

Prima i depistaggi su Regeni, ora il rischio di nuove manipolazioni

Paola Regeni, madre del ricercatore scomparso in Egitto a gennaio 2015, in occasione di una conferenza stampa al Senato. Nel riquadro in alto a sinistra Ahmed Abdellah, consulente della famiglia Regeni arrestato il 26 aprile 2016.

Ma anche in questa tragedia aerea le notizie dall'Egitto sono contrastanti.
I controllori del traffico greci hanno raccontato di aver conversato con il pilota dell'EgyptAir «traquillo e di buon umore» mentre sorvolava l'isola di Kea.
«Nessun Sos», come hanno affermato anche i vertici della compagnia aerea.
Poi, alle «2.45 ora del Cairo», una volta sconfinato in acque egiziane il velivolo avrebbe perso i contatti con i radar e si sarebbe inabissato.
Per altre fonti di EgyptAir sarebbe stato invece lanciato un Sos, circostanza però smentita dai militari del Cairo. Secondo il governo greco, l'aereo avrebbe fatto delle «brusche virate, mentre precipitava» e da diverse navi sarebbero state viste le fiamme, le condizioni meteo erano ottimali.
MAESTRI DI INSABBIAMENTI. Le testimonianze contraddittorie sono tipiche e spesso inevitabili in molti disastri, tuttavia talvolta spia di depistaggi: un campo nel quale le autorità egiziane non si fanno scrupoli.
Il caso di Regeni ne è l'ultimo esempio eclatante: mentre la procura egiziana evidenziava torture sul corpo, i vertici della polizia dipendenti dall'ex capo dei servizi segreti e attuale ministro dell'Interno Magdy Abdel Ghaffar parlavano di un «incidente» e hanno poi messo in scena la maldestra macchinazione della rapina che, tra le altre bugie sull'uccisione del ricercatore italiano, avrebbe portato alla crisi diplomatica tra Roma e il Cairo.
TURISTI A PICCO. Se, un paio di mesi fa, il ridicolo depistaggio del volo EgyptAir da Alessandria è finito con i selfie sorridenti di hostess e passeggeri con un finto kamikaze mitomane planato su Cipro, stavolta ci sono altre decine di vittime.
La Russia che ha fatto le condoglianze all'Egitto ha sospeso i voli verso i resort di Sharm, come pure gli inglesi.
Dai quasi 15 milioni del 2010, i visitatori delle piramidi sono in caduta libera: 9 milioni e mezzo nel 2013, poco più di un milione e 200 mila nei primi tre mesi del 2016: un disastro.
Vista l'aria che tira, il Cairo è deserta. Ma la linea dei generali non cambia.

Twitter @BarbaraCiolli

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