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IL PUNTO 21 Maggio Mag 2016 1740 21 maggio 2016

Alessio e gli altri eroi meteore della Rete

Lo studente che ha sfidato Boschi e gli altri idoli 2.0 di cui questa povera Italia ha fame.

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Alessio Grancagnolo.

I social hanno incoronato un nuovo eroe: Alessio Grancagnolo.
Lo studente di Giurisprudenza che a Catania è intervenuto con tanto di appunti scritti, 'smontando' secondo i fan, pardon follower, l'Italicum e la riforma costituzionale al cospetto di Maria Elena Boschi, ospite dell'ateneo. Il tutto in otto minuti di intervento appassionato, polemico e puntuale.
Il video è diventato naturalmente virale in Rete e c'è chi ha salutato Alessio come lo studente che difende la Costituzione dai piani del governo.
LA SFIDA DI UN VENTENNE. Un anonimo ventenne di Catania è stato dunque più utile alla causa del Fronte del no, almeno nella realtà virtuale, di schiere di costituzionalisti e professori, di cantanti, vip e politici che negli ultimi tempi hanno criticato la riforma che sarà sottoposta a Referendum.
Ma anche più efficace dell'Anpi e dei comitati di cittadini che si stanno formando per dire no alla sfida lanciata da Matteo Renzi. Sfida che il premier ha personalizzato fin dall'inizio, legandola alla sua stessa permanenza non solo a Palazzo Chigi ma in politica.
Salvo, poi, una manciata di giorni fa, attribuire la personalizzazione dello scontro al Fronte del no.
LA DELEGITTIMAZIONE COLLATERALE. Alessio, dunque, non avrebbe 'smontato' solo Boschi (che ha risposto alle critiche, ma questo forse non fa notizia) ma anche - involontariamente - dimostrato l'inefficacia del dibattito 'alto', politico, accademico. Che ne esce delegittimato.
È questo è il rischio che si corre trasformando la legittima critica di uno studente impegnato, che sconvolge solo chi si ostina a definire universitari e 30enni 'bamboccioni', in un inaspettato ariete contro l'avversario politico.
Anche in questo caso si tratta di uno storytelling, di una narrazione che torna utile a una delle parti in causa.
Davide contro Golia, lo sconosciuto contro la Casta, il ventenne che sfida l'istituzione.
Ma c'è anche un altro rischio da mettere in conto: la strumentalizzazione.
L'EPOPEA DEGLI EROI METEORE. Dopo i complimenti, le migliaia di clic e di condivisioni, Alessio tornerà quasi sicuramente nel mare magnum dell'archivio 2.0.
Esattamente come gli altri eroi-meteore della Rete.

La ricercatrice che attaccò il ministro

Roberta D'Alessandro.

Chissà che fine ha fatto Roberta D'Alessandro, la ricercatrice che con un semplice post su Facebook contro il ministro Stefania Giannini fece scoppiare un caso nazionale.
«Colpisce positivamente il dato del numero di borse totali ottenute dai nostri ricercatori che ci posiziona al terzo posto insieme con la Francia», aveva esultato Giannini sul social. «Ma, soprattutto, colpisce il fatto che siamo primi per numero di ricercatrici che hanno ottenuto un riconoscimento. Complimenti ai nostri ricercatori e alle nostre ricercatrici!».
«NON SI VANTI DEI MIEI RISULTATI». Roberta, cervello in fuga trasferito in Olanda, non si era tenuta. «Ministra, la prego di non vantarsi dei miei risultati. La mia Erc e quella del collega Francesco Berto sono olandesi, non italiane. L'Italia non ci ha voluto, preferendoci, nei vari concorsi, persone che nella lista degli assegnatari dei fondi ERC non compaiono, né compariranno mai».
Poche parole che l'avevano resa celebre, di quella celebrità a ore che regala internet. Su di lei sono stati scritti editoriali, articoli. È stata intervistata, osannata. Ma anche criticata e derisa.
L'ITALIA DIVENTA PETALOSA. E come non ricordare il caso di «petaloso». Margherita Aurora, maestra elementare di Copparo, nel Ferrarese aveva inviato all'Accademia della Crusca la richiesta per fare entrare il neologismo coniato dal piccolo Matteo nei dizionari.
Il post su Facebook diede il via alla petalosomania, tanto che lo stesso Renzi decise di cavalcare l'entusiasmo nazionale utilizzando il termine per descrivere il progetto dello Human Technopol, il polo di ricerca che sorgerà nell'area che fu di Expo. «Direi che questo progetto può essere definito petaloso», disse il presidente del Consiglio non prima di aver twittato i suoi complimenti a Matteo.
Poi è arrivato il brevetto del nome.
«Voglio un lieto fine per la favola di Matteo, e questo è anche il suo desiderio: lotteremo per questo risultato, non ci fermeremo di fronte a nulla», dichiarò orgoglioso il padre del piccolo alunno. L'obiettivo? «Raccogliere fondi per realizzare qualcosa d’importante per i bambini di Copparo, in collaborazione con le istituzioni del paese che già mi hanno promesso il loro aiuto».
Matteo e la sua maestra, Roberta e ora Alessio: eroi per un giorno eletti dalla Rete. Miti di cui evidentemente questa Italia ha bisogno come l'aria. E di cui poi si dimentica, inevitabilmente.
RESPONSABILITÀ NON PERVENUTA. Non solo. È decisamente più comodo condividere un video su Facebook o un post contro un ministro che prendersi in prima persona la responsabilità di decidere, e di scegliere.
Insomma questi eroi involontari sono il nuovo oppio di un Paese che ha perso il coraggio, che si nasconde dietro una tastiera salvo poi scegliere di non votare per godersi una domenica di mare.
«Sfortunato è quel Paese che ha bisogno di eroi», metteva in guardia Brecht in Vita di Galileo.
Sfortunata è l'Italia, i cui cittadini hanno abdicato alla loro responsabilità per rincorrere una favola. O uno storytelling confezionato ad hoc.


Twitter: @franzic76

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