ENTI LOCALI 21 Maggio Mag 2016 0900 21 maggio 2016

Comuni, i bilanci 2005-2014 su tasse e finanziamenti

Carico fiscale pro capite su del 38%. Investimenti crollati. Nella morsa del patto di Stabilità. I conti Open polis 2005-2014 di Milano, Roma, Torino e Napoli.

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Palazzo Marino, sede del Comune di Milano.

Fisco, debiti, investimenti e priorità dei sindaci.
Domenica 5 giugno 2016 a Roma, Milano, Napoli e Torino sono in programma le elezioni amministrative e l’osservatorio civico Open polis ha analizzato i bilanci comunali delle maggiori città al voto per valutare l’operato della amministrazioni uscenti dal punto di vista della gestione delle risorse pubbliche.
Analizzare le scelte fatte per capire quelle che bisogna adottare in futuro e, soprattutto, la reale capacità di manovra che avranno i primi cittadini che saranno eletti.
FINANZIAMENTI RIDOTTI. Perché, come rilevato dagli analisti, «negli ultimi 10 anni la tendenza verso la riduzione dei finanziamenti statali e l’aumento delle tasse dei Comuni è stata costante».
Le elaborazioni si basano sui bilanci consuntivi per cassa pubblicati sul sito della direzione Finanza locale presso il ministero dell’Interno.
Il dossier ‘Tempo di bilanci’ mette in luce come «l’aumento di imposte e tasse locali è servito a risanare i conti pubblici nazionali più che a rendere autonomi i Comuni».

Il carico fiscale pro capite è cresciuto del 38%

Un modello Ici.

Dal 2005 al 2014 le entrate fiscali nelle città osservate sono aumentate di oltre 1,5 miliardi.
Dieci anni fa meno della metà degli incassi proveniva dalle imposte su casa e fabbricati (45,1%) che oggi sono al 55%.
SALE IL PESO DELL'IRPEF. E se l’addizionale Irpef era prima quasi irrilevante, oggi rappresenta il 14,5% degli incassi del fisco comunale.
Le tasse? «Dal 2005 al 2014», rileva il dossier, «il carico fiscale pro capite nelle quattro maggiori città italiane è cresciuto del 38%».
Tra imposte e tasse, nel 2005 i cittadini delle quattro città maggiori (Roma, Milano, Napoli e Torino) versavano in media 669 euro a testa al proprio Comune.
NEL 2011 RIECCO L'IMU. La cifra prima è scesa fino ad attestarsi sui 356 euro nel 2008. Poi si è impennata nel 2011, con la reintroduzione dell’Imu sulla prima casa, con un picco nel 2012 (995 euro pro capite).
Nel 2014 i cittadini romani, milanesi, napoletani e torinesi hanno versato in media 921 euro all’erario comunale.

Crolla ovunque la propensione agli investimenti

La sala del Consiglio comunale romano.

In tutte e quattro le città la propensione a investire è diminuita tra 2005 e 2014: Milano -91,75%, Roma -50,74%, Torino -81,03%, Napoli -20,07%.
Per rispettare il patto di Stabilità i Comuni hanno ridotto le spese (soprattutto quelle per gli investimenti), ma con percorsi autonomi: «A Napoli la minore contrazione, da 28,25 a 22,58%, discesa più marcata nella capitale e a Torino, mentre a Milano si registra un tracollo (da 509,56% nel 2005 a 42% nel 2014)».
LA CAPITALE FU SGRAVATA. Sul piano del debito è stato analizzato l’andamento tra il 2007 e il 2014: «Roma è il caso estremo che distorce l’analisi, essendo stata sgravata di molti debiti tra 2007 e 2008».
È Napoli la città il cui indebitamento è rimasto più stabile (120% nel 2007, 128% nel 2014).

Il caso di Roma: dal 2008 l'introduzione di un commissario

Matteo Renzi e, alle sue spalle, Ignazio Marino.

Roma in un decennio ha visto trasferire i suoi debiti pregressi dal bilancio del Comune a quello, separato, di una gestione commissariale.
Il 28 aprile 2008 è la data spartiacque per leggere i conti pubblici di Roma capitale: da quel giorno, il Comune può redigere un bilancio formalmente sgravato da tutti i debiti delle amministrazioni precedenti.
NOMINA GOVERNATIVA. «Chiunque sarà eletto», rileva Open polis, «dovrà necessariamente confrontarsi con le scelte di un commissario di nomina governativa».
Con Gianni Alemanno le entrate fiscali inizialmente si sono ridotte, in conseguenza dell’abolizione dell’Ici.
La reintroduzione dell’Imu ha portato al picco del 2012. Per quanto riguarda le priorità degli ultimi sindaci, Walter Veltroni è stato quello che ha speso di più in viabilità e trasporti, mentre Ignazio Marino ha privilegiato quelle in territorio e ambiente.

Milano, la svolta su viabilità e trasporti con Pisapia

Giuliano Pisapia.

La città di Milano è quella che può vantare la quota più alta in investimenti pubblici lungo tutto il decennio, anche in conseguenza dell’Expo 2015.
«Anche qui», sottolinea l’osservatorio civico, «la crisi ha fatto crollare il livello di investimenti dal 509,56% del 2005 al 42,04% del 2014».
Resta la città italiana con la più alta propensione a investire.
MORATTI IN CONTO CAPITALE. «Nell’ultimo anno di Gabriele Albertini e durante il mandato di Letizia Moratti», spiegano gli analisti, «gran parte del bilancio (oltre il 60%) era impegnato in spese di amministrazione, soprattutto in conto capitale, destinate agli investimenti e non alla spesa corrente».
Cosa è cambiato con l’ultimo sindaco? «Le spese di amministrazione sono scese al 22% e sono aumentate le altre uscite, come quelle per viabilità e trasporti (29,6%)».
Per quest’ultima voce, infatti, Giuliano Pisapia ha speso 930 euro pro capite annui contro i 396 euro dell’era Moratti.
Molto più stabili le spese nel sociale e in territorio e ambiente.
PIÙ TASSE QUI CHE OVUNQUE. Nel capoluogo lombardo il carico fiscale è strutturalmente più alto degli altri centri sopra il mezzo milione di abitanti.
Con Albertini (solo nel 2005) i milanesi hanno pagato oltre un terzo in più delle tasse rispetto ai cittadini degli altri grandi Comuni. Con Moratti il divario si è ridotto al 22,76%. Con Pisapia la differenza è scesa al 3,98%.

Napoli, in 10 anni sempre più indipendente dallo Stato

Passaggio di consegne tra Rosa Russo Iervolino e Luigi De Magistris.

Negli ultimi dieci anni Napoli è stata governata da due maggioranze politiche molto diverse, entrambe di area progressista.
Bilanci alla mano, sono stati molti i cambiamenti, anche drastici, ma in gran parte indipendenti dalla volontà delle amministrazioni di Rosa Russo Iervolino e Luigi De Magistris.
«Imposte e tasse sono cresciute lungo il decennio», dice il rapporto, «in coerenza con il trend nazionale e riavvicinando i valori pro capite di Napoli a quelli delle maggiori città italiane».
Allo stesso tempo la città è diventata meno dipendente dai finanziamenti dello Stato: «In 10 anni l’indice di dipendenza è passato dal 41,69% al 7,55%».
IERVOLINO E DE MAGISTRIS SIMILI. Se con Iervolino Napoli ha ricevuto dallo Stato 615 euro per abitante all’anno, durante l’era De Magistris appena 113 euro, con un calo di oltre l’80%.
Il livello di investimenti, già basso nel 2005 (28,25%), è sceso al 22,58% nel 2014, un calo comunque minore rispetto alle altre città esaminate.
Tant’è che, tra le quattro grandi metropoli, Napoli è salita al secondo posto per investimenti, mentre era ultima nel 2005.
Le priorità di spesa dei due sindaci? «Si osservano alcune linee di continuità tra l’amministrazione di De Magistris e quella di Iervolino».
Escludendo la voce viabilità e trasporti (21% dei bilanci della Iervolino e 26% di quelli di De Magistris) «le altre spese rimangono abbastanza stabili».

Torino: due sindaci Pd attenti a territorio e ambiente

Passaggio di consegne tra Sergio Chiamparino e Piero Fassino alla guida del Comune di Torino.

Durante il mandato di Sergio Chiamparino, i trasferimenti medi annui pro capite dallo Stato alla città di Torino ammontavano a 319,20 euro, mentre con Piero Fassino sono scesi a 97,36 euro.
Secondo gli analisti «una differenza compensata», come nel resto d’Italia, «dall’innalzamento delle tasse locali, dopo la reintroduzione dell’Imu sull’abitazione principale nel 2011».
Se si esclude il 2012, la pressione tributaria a Torino nei 10 anni presi in esame è sopra la media delle maggiori città italiane.
STESSE PRIORITÀ. Resiste un dato di continuità che caratterizza le due amministrazioni, «specie nelle priorità di spesa e nell’allocazione delle risorse».
Analizzando le macro aree, risultano contratte le spese in amministrazione (da 25 a 19%), ma negli altri settori la stabilità è evidente.
In territorio e ambiente, Chiamparino ha speso 276 euro pro capite annui, mentre Fassino 283 euro.
«I due sindaci Pd alla guida della città piemontese», rileva il dossier, «hanno dimostrato la tendenza a valorizzare lo stesso tipo di priorità».

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