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MUM AT WORK 21 Maggio Mag 2016 1400 21 maggio 2016

I congedi di maternità? Rendiamoli flessibili

Corsi di aggiornamento, patti con l'azienda, permessi ai papà: come salvare le mamme lavoratrici.

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Come fare per non mobbizzare le mamme al lavoro? Per esempio usando congedi di maternità flessibili.

«Chiamiamolo trasferta, oppure mandato. Ma facciamo capire che il congedo di maternità è un momento di crescita personale. E che poi però si torna al lavoro».
Così Riccarda Zezza, che con Alessandro Rosina ha scritto Generare futuro - Cultura e politiche per tornare a essere un Paese vitale, paper pubblicato a maggio 2016 dal think-tank Volta, diretto da Giuliano Da Empoli.
«Da un lato c’è bisogno di speranza», dice Zezza a Lettera43.it, perché in Italia c’è un grave problema di natalità: per il rinnovamento generazionale si dovrebbero fare 2,1 figli per donna, mentre le italiane ne fanno 1,35.
IN UN ANNO MENO 15 MILA FIGLI. Secondo i numeri del 24° Rapporto Istat sulla situazione del Paese, pubblicato nel 90esimo complenno dell’Istituto di ricerca, nel 2015 sono nati solo 488 mila bambini, 15 mila in meno rispetto al 2014, con la fecondità che diminuisce per il quinto anno consecutivo, arrivando appunto a 1,35 figli per donna.
Dall’altro mancano i servizi e i contratti a tempo indeterminato.
RISORSE PRO-MAMME COI BOND. Che fare quindi? Secondo il paper una strada percorribile potrebbe essere quella di congedi di maternità flessibili, permessi di paternità retribuiti, supervisione e patti nelle aziende per far sì che le neo-mamme non vengano demansionate o mobizzate, percorsi di aggiornamento durante il periodo di maternità e, per sostenere economicamente il tutto, bond per recuperare i fondi necessari.
«Questi sono degli spunti, non la soluzione. Un punto di vista diverso, che guarda anche al panorama internazionale. L’Italia non può giocare sempre in costante difesa». Da qualche parte dobbiamo iniziare.

Si trova un lavoro a 30 anni, ci si stabilizza dopo: e la famiglia?

La sociologa Chiara Saraceno spiega: «Credo che bisognerebbe accorpare i sostegni che già ci sono».
E poi se un ragazzo o una ragazza «trovano lavoro dopo i 30 e si stabilizzano ancora più tardi, come fanno a fare uno, due o tre figli? Perché qualcuno dovrà pur farne più di due, ragiona Saraceno.
ISTAT IMPIETOSO. A conferma delle parole della sociologa i nuovissimi dati dell’Istat: nel 2015 il 70,1% dei ragazzi di 25-29 anni e il 54,7% delle ragazze vive ancora a casa con la famiglia.
Vent'anni fa le percentuali erano del 62,8% e del 39,8%.
Insomma, tutto si sposta in avanti e come dice Tia Taylor, 20enne americana che vive nel nostro Paese - in questo video che sta avendo un discreto successo - in Italia i nuovi 20 sono i 30 e i nuovi 30 sono i 40.

  • Il video di Tia Taylor.


«I SOLDI? PER ALTRE COSE SI TROVANO». Anche per quanto riguarda le risorse economiche Saraceno è netta: «Vuol dire che non stiamo parlando di una priorità, perché per le cose che interessano i soldi si sono trovati. Per gli 80 euro in busta paga, per togliere la Tasi a persone come me i soldi si sono trovati. E non parliamo di poche risorse».
Magari i soldi li troveranno con i bond, come propongono quelli di Volta.


Twitter @francesca_gui

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