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IL PUNTO 21 Maggio Mag 2016 2055 21 maggio 2016

Migranti, il Tirolo contro l'Italia sul Brennero: «Ci ha ingannato»

Alla vigilia del voto che vede favorito il Fpö, il Tirolo attacca Roma sui migranti.

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Sui migranti, il Tirolo mostra i muscoli. Il presidente del Land Günther Platter ha attaccato l'Italia accusandola di aver ingannato l'Austria evitando i maggiori controlli promessi al Brennero.
Platter ha anche assicurato che Vienna invierà 80 agenti sul valico.
VIGILIA ELETTORALE. La polemica, però, assume tutta un'altra luce dal momento che domenica si tiene in Austria il ballottaggio per le Presidenziali che vede il verde Alexander Van der Bellen contro il populista xenofobo del Fpö Norbert Hofer, dato per favorito.
E proprio sul Brennero e sui flussi dei migranti si è giocata buona parte della campagna elettorale.

Vienna pronta a inviare 80 agenti al Brennero

Controlli al Brennero.

Nonostante l'aumento delle forze dell'ordine italiane al confine per scongiurare l'espatrio di migranti in Austria e il riconoscimento dello sforzo italiano da parte di Vienna, ora con l'arrivo di gruppi sparsi di profughi in Tirolo, la musica è cambiata.
L'ATTACCO DEL TIROLO ALL'ITALIA. Il presidente tirolese ha usato toni duri contro l'Italia e ha parlato addirittura di «manovre ingannevoli», per far sì che l'Austria non innalzi recinti al Brennero.
Vienna da martedì prossimo intende schierare 80 poliziotti al confine italo-austriaco «per controlli».
L'avvio della costruzione di una barriera da parte austriaca al Brennero per predisporre il cosidetto Grenzmanagement, cioè il controllo sistematico dei profughi, era stato scongiurato il 13 maggio dai due ministri dell'Interno, Angelino Alfano e Wolfgang Sobotka, dopo un incontro al valico italo-austriaco.
LA POSIZIONE EUROPEA. Recentemente anche il commissario Ue Dimitris Avramopoulos, in una lettera ai ministri Gentiloni e Alfano, aveva spiegato di aver informato Vienna «che per il momento non abbiamo alcuna indicazione sulla necessità di reintrodurre i controlli di frontiera al Brennero nelle attuali circostanze, e questa decisione può essere presa solo come misura di ultima istanza, dopo una valutazione della sua adeguatezza e proporzionalità».
Nei giorni scorsi, tuttavia, diversi gruppi di profughi hanno raggiunto l'Austria, passando per il valico. Da qui la reazione del presidente del Land Tirolo Günther Platter che si è chiesto «se le rassicurazioni del ministro dell'Interno Angelino Alfano non siano state forse una manovra ingannevole, per evitare i controlli ventilati dall'Austria».
«PROMESSE NON MANTENUTE». «Gli italiani ci hanno promesso più volte di voler attivare controlli rigidi nei treni e anche nella zona di confine. Fino a poco fa questi controlli hanno dato i loro frutti e il numero di chi varcava il confine in modo illegale era diminuito. Ora però sempre più spesso vengono osservati gruppi di profughi che raggiungono Gries am Brenner (primo paese in Austria, ndr) a piedi», ha affermato Platter. «Ho protestato dal ministro dell'Interno Wolfgang Sobotka. Non mi faccio dare pillole calmanti senza alcun effetto dagli italiani, mentre da noi cresce il numero di chi arriva senza averne i titoli», ha continuato, assicurando: «Il ministro mi ha assicurato che da martedì verranno schierati al Brennero 80 poliziotti per i controlli che già ora sono possibili e, se verrà individuato un numero di profughi ancora più alto, chiederemo di attivare i controlli al confine come ipotizzato. Terremo la situazione sotto controllo».

L'Europa teme l'avanzata dei populisti-xenofobi austriaci

Norbert Hofer, candidato del Fpoe.

La polemica è scoppiata alla vigilia del ballottaggio per le elezioni presidenziali austriache che vede contrapposti il populista xenofobo Norbert Hofer e il verde Alexander Van der Bellen.
Da quanti austriaci entreranno domenica in cabina elettorale dipenderà l'esito del voto che tiene col fiato sospeso le cancellerie di mezza Europa.
HOFER IN VANTAGGIO. Hofer parte con 14 punti di vantaggio, ottenuti al primo turno, e i favori dei sondaggi. Si tratterà di capire se Van der Bellen sarà riuscito a mobilitare l'altra Austria, stanca e disincantata dai partiti tradizionali nei quali si era finora specchiata.
L'Ue trema per l'ipotesi di un successo della destra Fpö, che ha già provocato un terremoto interno dopo il primo turno con le dimissioni del cancelliere socialdemocratico Hans Werner Faymann (gli è succeduto Christian Kern).
Jean-Claude Juncker lo ha detto chiaro in un'intervista a Le Monde: «Non mi piacciono. Con i populisti di destra non è possibile né un dibattito né un dialogo». E la Sueddeutsche Zeitung è arrivata a paragonare in un editoriale l'importanza del voto di domenica a quello referendario britannico sulla Brexit: il titolo - «Quando si fa scuro» - gronda pessimismo.
LO SPETTRO DI UN'UE «DELLE PATRIE». Hofer, 45enne camaleontico che ama presentarsi come vicino alla gente, ha ribadito nel comizio di chiusura della campagna elettorale i punti del suo programma. «Un'Europa delle patrie», come la immaginava 50 anni fa Charles de Gaulle, «che deleghi a Bruxelles solo quello che gli Stati non possono fare da soli».
«Un'Austria dai confini sicuri», con «una democrazia fondata sui referendum, come in Svizzera».
La cosa meno rassicurante l'aveva detta qualche giorno prima: «Ci si meraviglierà di quel che può fare un presidente austriaco». Molti osservatori l'hanno interpretato come il lancio di un guanto di sfida al governo.
Se ci sarà, la coabitazione interna si annuncia difficile e molte questioni sensibili, non ultima quella dei controlli al Brennero, potrebbero tornare a riaccendersi.
La disaffezione verso i due partiti storici che per decenni hanno costituito l'asse della politica austriaca - socialdemocratico e popolare - ha lasciato che fosse un outsider ecologista a rappresentare la diga contro la destra populista.
LA SCOMMESSA DI VAN DER BELLEN. Van der Bellen si è caricato sulle spalle dei suoi 72 anni il peso di tornare a galvanizzare quella fetta di Austria che solo pochi mesi fa si era catapultata nelle stazioni e ai punti di confine per accogliere con applausi, cibo e vestiti le migliaia di profughi che entravano nel Paese.
Sembra sia accaduto un secolo fa. Nel mese di ballottaggio ha radunato attorno a sé la solidarietà del mondo artistico e dello spettacolo, compreso un vip del cinema come il premio Oscar Christoph Waltz. Un coro ha organizzato per lui un flash-mob nella metropolitana di Vienna. Ma chissà se sarà sufficiente.
Mentre al valico del Brennero sembrano già cominciate le prove muscolari.

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