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POLEMICHE 23 Maggio Mag 2016 1416 23 maggio 2016

Anpi, il referendum mina l'unità dei partigiani

I comandanti partigiani per il sì. Ma la base s'interroga: la spaccatura si allarga.

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Una manifestazione dell'Anpi.

Nonostante una posizione votata a grandissima maggioranza nel congresso nazionale ai primi di maggio, l'unità dei partigiani italiani rischia di infrangersi per la prima volta nella storia.
Il dissidio tra dirigenti e iscritti Anpi, nato dalla decisione di portare avanti le ragioni del 'no' al referendum costituzionale di ottobre, inizialmente era rimasto nell'ombra, ora ha sfumature variegate, in parte rimane sotto le ceneri, ma non è mai stato così ampio e viene alla luce giorno dopo giorno.
«PICCOLI FOCOLAI». Da un lato c'è il presidente nazionale Carlo Smuraglia che non cessa di sottolineare come obiettivo primario della scelta fatta sia la difesa della Carta, dall'altro ci sono dirigenti che definiscono «piccoli focolai» i 'ribelli', come il presidente provinciale di Bologna Anna Cocchi, e altri invece, come il presidente provinciale di Ravenna e coordinatore dell'Emilia-Romagna Ivano Artioli, o i suoi omologhi di Trento e Bolzano, che si sono visti 'deferire' dai vertici nazionali alla commissione di garanzia per aver espresso pubblicamente perplessità sulla contrarietà alla riforma.
«UN'ORRENDA SPACCATURA». L'associazione, per ragioni anagrafiche, oggi è guidata e composta da persone che partigiani non sono stati. Ma c'è chi la Resistenza l'ha vissuta, come Germano Nicolini, il 'comandante Diavolo': lui si è schierato per il 'sì', perché non sopporta di vedersi assieme a Casapound o alla Lega Nord. Non è l'unico: ad esempio Giuseppe Prandi, 'Eddi' in battaglia, quando guidava la 37esima Brigata Gap di Reggio Emilia, parla di «orrenda spaccatura», ammette di non aver votato contro il 'no' per preservare l'unità, ma ora, dopo aver letto giornali e visto la televisione, afferma che l'Anpi «non doveva prendere una posizione politica netta e imperativa».
METODO SOTTO ACCUSA. In Emilia-Romagna, dove l'associazione è forte, il dibattito sta emergendo più che da altre parti. Non pochi tra quelli che contestano la decisione nazionale ne attaccano il metodo, cioè aver schierato apertamente un'associazione, che in passato, ad esempio quando si parlava della riforma del titolo V, rimase in silenzio. «La bandiera dell'Anpi è anche nostra» è il titolo della petizione su Change.org di Gianluigi Amadei, già vicepresidente vicario a Bologna, dove si esprime perplessità per il fatto che l'Anpi nazionale «abbia non solo preso posizione contro le riforme, ma abbia voluto schierare la sua organizzazione periferica in modo quasi 'militare'». Serve, per Amadei, «un dibattito più ampio e approfondito». Qualcosa in questo senso si tenterà di avviare in provincia di Reggio Emilia, dove il neo-eletto presidente Ermete Fiaccadori ricorda che «l'Anpi ha una sua posizione, che è per il no», ma anche che saranno organizzati incontri aperti ai sostenitori delle due posizioni «e non di propaganda». Il tema coinvolge la galassia della sinistra e pure il Pd. Tra chi ha la doppia tessera, il segretario regionale dell'Emilia-Romagna, Paolo Calvano. Due settimane fa, prima del congresso nazionale dei partigiani e prendendo la parola in una direzione nazionale del Partito, Calvano aveva detto di essere iscritto all'Anpi, ma di voler sostenere le ragioni del sì e di voler convincere altri tesserati a seguirlo su questa linea.

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