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ELEZIONI 23 Maggio Mag 2016 1952 23 maggio 2016

Usa, Jones: «Trump è destinato a perdere»

Il tycoon avanti nei sondaggi. Ma secondo l'ex membro dello staff di Obama «quando Hillary vincerà le primarie, tornerà in vantaggio. The Donald è intrappolato dal suo stesso populismo».

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Donald Trump non smette mai di stupire. Dopo aver sbaragliato tutti gli avversari nella corsa alle primarie, adesso punta al bersaglio grosso. E per la prima volta la media dei sondaggi nazionali realizzata da RealClearPolitics dice che ha superato Hillary Clinton nelle intenzioni di voto degli americani.
L'affidabile sito di rilevazioni assegna al tycoon un vantaggio di 0,2 punti percentuali, mentre un sondaggio realizzato dall'Washington Post e dall'Abc gli assegna addirittura 2 punti.

I sondaggi considerati da RealClearPolitics. Il primo è la media degli altri (Fonte: RealClearPolitics).


IL DIVARIO SI STRINGE. In tutte le rilevazioni che danno l'ex segretario di Stato ancora vincitrice, il divario con Trump si è ristretto. Si sta realizzando ciò che la maggior parte dei democratici del pianeta non osa nemmeno immaginare?
«Non credo proprio», ha dichiarato a Lettera43.it Erik Jones, professore alla John Hopkins University e membro dello staff di Barack Obama nella campagna presidenziale del 2008. «Donald Trump», continua Jones, «ha un problema pressoché insormontabile. Non può rinunciare ai toni estremisti della sua campagna elettorale perché perderebbe i sostenitori che lo hanno portato fin qui, ma così non riuscirà ad ottenere i voti della maggioranza moderata, necessari per vincere. È intrappolato dal suo stesso populismo».
DUE CANDIDATI NON VOLUTI. Al di là del vincitore finale, le elezioni confermano il triste clima politico americano. Hillary condivide infatti con Donald una impopolarità di quasi il 60%: fatto inedito nella storia delle presidenziali moderne.
Praticamente oggi gli Usa andrebbero al voto con una maggioranza a cui non piace nessuno dei due probabili candidati, mobilitata solo dall'obiettivo di non far vincere l'avversario.

Il professor Erik Jones.


DOMANDA. Come si spiegano i recenti sondaggi?
RISPOSTA. Situazioni del genere si verificano quando un candidato è sicuro e l'altro no. È un salto che avviene in tutti i sondaggi quando arriva l'ufficialità della nomination, ma non durerà più di qualche settimane.
D. Perché?
R. Perché quando Hillary Clinton conquisterà le primarie la situazione si ristabilizzerà, e lo spread con Trump tornerà ad essere tra gli 8 e i 12 punti.
D. I dem possono stare tranquilli, quindi?
R. Io penso di sì. Anche perché i sondaggi a livello nazionali non valgono molto negli Usa, perché il voto a novembre avviene Stato per Stato. Inoltre, l'aritmetica dell'assemblea dei grandi elettori è ampiamente in favore di Hillary.
D. Paradossalmente potrebbe vincere anche con una popolarità inferiore a quella dell'avversario?
R. Esatto. Le basta vincere in tutti gli Stati in cui ha vinto Obama in passato. E attualmente non ci sono Stati in bilico che hanno cambiato orientamento.
D. Cosa dovrebbe fare Trump per conquistare la Casa Bianca?
R.
Molti media americani sostengono che stia cambiando strategia per conquistare i moderati, ma questo non è vero. Basti pensare a quello che ha dichiarato alla National Rifle Association (ha proposto di eliminare le gun-free zones).
D. Perché non può cambiare toni?
R.
Perché i suoi sostenitori sono quelli che vogliono questo Trump, non un altro. Sono quelli che l'hanno votato proprio per la sua aggressività, e se lui diventasse un agnellino lo abbandonarebbero. Come tutti i populisti, perderebbe tutto il suo consenso se diventasse un politico ordinario.
D. Anche il rapporto con il partito Repubblicano è un aspetto delicato.
R.
Ora sta cercando di riallinearsi con il Gop perché ha bisogno di soldi per continuare la campagna. Da indipendente non può farcela.
D. Ma i suoi contrasti con il partito lo hanno reso popolare, non rischia di tradire gli anti-establishment?
R.
In realtà no, perché ora i suoi elettori sperano che lui il partito lo cambi da dentro, non che avvenga il contrario.
D. Può succedere?
R. Certo che sì, ricordiamoci che, come nominato, diventa il capo del Gop. I voti li ha presi lui. Ora deve gestire tutta la macchina. Anche per questo sta litigando con lo speaker della Camera, Paul Ryan.
D. Perché?
R. Perché mentre cerca di far venire i pezzi grossi dalla sua parte, deve anche dimostrare che ora a comandare è lui, e che i vertici del partito devono adattarsi al cambiamento o sparire.
D. Quante possibilità ci sono che diventi presidente?
R. Se non succede nulla di straordinario, vincerà Hillary. Ma qualsiasi imprevisto potrebbe farla vacillare.
D. Per esempio?
R. Un attentato terroristico, o se la chiamassero a testimoniare nel processo delle mail, o se scopriamo delle novità sul marito Bill. Qualsiasi scandalo potrebbe portare Trump alla Casa Bianca.

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