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SCENARIO 24 Maggio Mag 2016 1818 24 maggio 2016

M5s Roma, Raggi e le ombre sul mini-direttorio

Mini-direttorio per la Raggi. Agli ordini di Milano. Per dare un'immagine di unità al M5s. Che tra personalismi, correnti e malconento a Roma è balcanizzato.

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Roberta Lombardi, Fabio Massimo Castaldo, Virginia Raggi, Paola Taverna e Gianluca Perilli.

Ci sono una deputata, Roberta Lombardi, una senatrice, Paola Taverna, un portavoce regionale, Gianluca Perilli, e un europarlamentare, Fabio Massimo Castaldo.
Tutte le «anime» del Movimento sono rappresentate. Anche quelle che fino a qualche tempo fa si erano defilate dal sostegno alla candidata al Campidoglio Virginia Raggi.
OPERAZIONE DI FACCIATA. La squadra che in caso di elezione affiancherà Raggi, prevista dal codice etico del M5s sottoscritto dai candidati romani, ha però il sapore di una operazione di facciata. E ha, secondo alcuni attivisti storici, l'unico obiettivo di restituire un'immagine di unità del Movimento.
Non è infatti un mistero che Lombardi, ex faraona pentastellata, fosse in rotta con l'avvocatessa uscita vincitrice dalle Comunarie.
Il suo candidato, il consigliere uscente Marcello De Vito, appoggiato pure all'interno del direttorio da Carla Ruocco, è stato infatti boicottato dalla cordata guidata da Taverna e Alessandro Di Battista, supporter di Raggi.
«Dissero che non si poteva fare autopromozione», ricorda qualcuno, «mentre Raggi rilasciava interviste un giorno sì e l'altro pure. È stata concorrenza sleale».
LA LATITANZA DI LOMBARDI. Non a caso, Lombardi e De Vito non avevano partecipato alla pedalata organizzata in occasione dell'inizio ufficiale della campagna elettorale, il 10 maggio scorso.
E l'ex capogruppo alla Camera ha preferito sostenere con la sua presenza il candidato bolognese Massimo Bugani, che Virginia.
Ora Lombardi sembra essere rientrata nei ranghi, ottenendo l'ennesimo ruolo di controllore, dopo quello nel Comitato d'appello per le espulsioni.
La pax tra le diverse anime, stando ad alcune fonti interne, sarebbe 'costata' la promessa della poltrona di presidente dell'Assemblea capitolina proprio a De Vito.
Ma gli equilibri sono fragili e, soprattutto, fluidi.
LA LOTTA TRA PRIME DONNE. «Taverna per esempio», spiega a Lettera43.it un attivista di lungo corso, «si era spesa per Raggi. Poi la candidata è diventata sempre più popolare e i rapporti si sono un po' raffreddati».
Se eletta, è il ragionamento, Virginia non rappresenterà più solo un ostacolo per le altre prime donne pentastellate, ma sarà un'avversaria dura anche per il leader in pectore Luigi Di Maio.
L'avvocato intanto si è portata avanti con il lavoro, inastaurando da subito un filo diretto con il nuovo reggente milanese Davide Casaleggio.
Il fattore competizione, insomma, gioca una parte importante.
«L'ORDINE? FARE FUORI CHI È PREPARATO». «Basta vedere la lista dei candidati», suggerisce qualcun altro, «non sono certo nomi che spiccano per competenza».
La regola indicibile è una: «Non fare emergere persone di spessore, professionisti di esperienza. E che hanno legami con la società civile». Il perché è presto detto: «Sono più autonomi, non ricattabili». E quindi meno soggetti a un controllo dall'alto.

Le beghe del Movimento capitolino

Il maquillage del mini-direttorio non pare però aver stemperato il clima teso che si respira nel M5s capitolino.
Ancora bruciano le espulsioni dal Movimento e dalle liste per le Comunarie di Paolo Palleschi, Roberto Motta e Antonio Caracciolo, riammessi poi dal giudice. Stessa sorte per Mario Canino, cacciato e reintegrato sempre dal tribunale.
GLI ESPULSI REINTEGRATI. Espulsioni che avevano gettato un'ombra sulle stesse Comunarie che hanno visto trionfare Raggi, poi giudicate regolari.
Il problema, spiega a Lettera43.it Palleschi, «è che non ci sono regole chiare. Alcuni candidati sono stati eliminati perché avevano corso in altre liste quando ancora non esisteva il Movimento.
Altri, invece, pur essendosi presentati con l'Idv pochissimi anni fa, sono rimasti in lista perché vicini a Raggi. Un esempio della malpractice grillina».
È il caso di Mario Torelli, candidato nell'XI municipio, che non ha dichiarato le sue candidature con Di Pietro a Ciampino e Palestrina.
BADANTI AGLI ORDINI DELLO STAFF. C'è poi un altro aspetto da non sottovalutare. I quattro cavalieri di Raggi sono definiti dai più critici «badanti». A loro volta però coordinati da altri 'badanti' e cioè i garanti del M5s.
Il codice di comportamento romano parla chiaro. «Le proposte di atti di alta amministrazione e le questioni giuridicamente complesse verranno preventivamente sottoposte a parere tecnico-legale a cura dello staff coordinato dai garanti del Movimento 5 stelle», recita l'articolo 2 comma d, «al fine di garantire che l’azione amministrativa degli eletti M5s avvenga nel rispetto di prassi amministrative omogenee ed efficienti, ispirate al principio di legalità, imparzialità e buon andamento dell’azione amministrativa di cui all’art. 97 della Costituzione».
COMPETENZE, CHI LE HA VISTE? Non si capisce però quali competenze tecnico-legali abbia il mini-direttorio, è la critica, fatta eccezione per il consigliere regionale Gianluca Perilli che è avvocato.
Una squadra che non è stata scelta dalla Rete, tra l'altro. Ma nominata. E che alla fine della fiera deve sottostare alla volontà del quartier generale di Milano.
Si tratta poi dell'ennesimo organo intermedio che trasforma il Movimento in un partito a tutti gli effetti.
Anzi, peggio: «Dei partiti tradizionali sta assumendo i vizi peggiori e non le virtù», è l'accusa di un attivista capitolino, «visto che non esistono strumenti a tutela degli iscritti che se espulsi sono costretti a ricorrere alla magistratura per ottenere giustizia».
IL RICORSO CONTRO IL REGOLAMENTO. C'è poi un altro nodo da sciogliere circa il contratto sottoscritto da Raggi.
L'avvocato Venerando Monello, il 23 maggio, ha infatti presentato ricorso per accertare con urgenza le condizioni della sua ineleggibilità.
«Il contratto firmato dalla Raggi vìola gli articoli 3, 67 e 97 della Costituzione, l'articolo 1 L. n. 17 del 1982 c.d. Spadolini, nonché degli articoli. 3, 7, 23 del Regolamento del Consiglio Comunale di Roma Capitale», ha spiegato in una nota il presidente dell'European Lawyers Association, giudicando «del tutto palese il goffo tentativo di aggirare, attraverso il contratto, il divieto di vincolo di mandato imperativo, nonché dei principi di imparzialità, indipendenza e buon andamento costituzionalmente sanciti».
OMBRE DI INCOSTITUZIONALITÀ. «La finalità del contratto», ha sottolineato il legale, «non è solo quella di coordinare e gestire l'attività politica dei futuri amministratori eletti nelle liste del M5s, ma di coartare la volontà decisionale degli atti politici e amministrativi dei futuri eletti, attraverso l'imposizione di specifiche direttive in deroga al principio costituzionale di divieto di mandato imperativo».
Boutade o meno - Monello ha dichiarato di essere iscritto al Pd dal 2013 ma di avere intrapreso l'iniziativa legale «da privato cittadino e senza consultare alcun esponente del partito» - è naturale che il M5s ora più che mai tra attacchi esterni e guerre intestine voglia dare di sè un'immagine monolitica.
Manovre da Prima Repubblica che minano la diversità 'genetica' su cui il M5s aveva costruito buona parte della sua fortuna.

Twitter: @franzic76

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