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STRATEGIA 24 Maggio Mag 2016 2104 24 maggio 2016

Pensioni, Renzi tratta coi sindacati per strappare un sì al referendum

Renzi apre sulle minime. Poletti convoca i sindacati per parlare anche di lavoro. Lo scopo? Avere l'ok alla riforma Boschi. Cgil spaccata. Asse tra Cisl e Nannicini.

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Per il sì al referendum costituzionale di ottobre 2016 si può anche trattare con il sindacato sulle pensioni.
E accelerare sulla decontribuzione per favorire la produttività.
O promettere di non interferire sulla riforma dei contratti.
TUTTO PER EVITARE UN «NO». Qualsiasi cosa pur di ottenere che l’ultima organizzazione capillarmente presente in tutta Italia, il sindacato per l’appunto, non faccia campagna per il «No» alla consultazione sulla riforma Boschi.
Che, oltre alla Carta, potrebbe anche stravolgere i destini politici di Matteo Renzi.

«Sì» o «No» al referendum? La Cgil è già divisa

Carmelo Barbagallo, Annamaria Furlan e Susanna Camusso.

La mossa sta già spaccando la Cgil.
Intanto il 24 maggio del 2016 passerà alla storia negli annali del renzismo: è stato il giorno della riscoperta della concertazione.
QUELL'INVERSIONE A U. Il premier - lo stesso che ripeteva che «le leggi non si scrivono con i sindacati, ma in parlamento» o che Cgil, Cisl e Uil erano «la coperta di Linus della sinistra» - faceva sapere a RepubblicaTv: «Se c’è la concertazione è meglio».
Contemporaneamente Giuliano Poletti accoglieva al ministero del Lavoro i tre leader confederali: Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo con le loro delegazioni di esperti e segretari nazionali.
Dal mondo renziano spiegano che la svolta ha un prezzo.
Dietro a questo cambio di strategia c’è la necessità del premier di «ridurre la conflittualità con il sindacato in una fase non facile: il 5 giugno si vota alle Amministrative, poi si inizia a entrare nella stesura di una manovra che appare già oggi una stangata con il recupero della flessibilità concessa dall’Europa. E poi c’è il referendum».
CAMUSSO SCHIACCIATA. Il sindacato sa che, dopo la discesa in campo di Confindustria, non può stare a guardare.
Al direttivo la Cgil si è scoperta su questa consultazione più spaccata di quanto non lo è già stata sul referendum sulle trivelle del 17 aprile 2016.
Susanna Camusso non può appoggiare il «Sì» perché farebbe il gioco dei massimalisti alla Landini e voterebbe come Silvio Berlusconi; non può scegliere il «No» perché vorrebbe dire andare contro le indicazioni di un padre della sinistra molto rispetto a corso d’Italia come Giorgio Napolitano.
CISL VERSO L'OK. Indirizzata verso il «Sì» è la Cisl.
Ufficialmente a via Po è in corso una consultazione, ma Gigi Petteni, braccio operativo di Furlan, ha già espresso il suo avallo a titolo personale.
Più articolato il ragionamento nella Uil: in questi giorni via Lucullo sta preparando schede informative per gli iscritti, ma come spiega il segretario confederale Guglielmo Loy «ci sono alcune parti che appoggiamo come l’accelerazione all’iter legislativo. Non ci piace lo scarso equilibrio tra i poteri. Siccome siamo plurali potremmo dare libertà di scelta».

Il premier ha capito: non conviene più avere il sindacato contro

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Tommaso Nannicini.

Renzi teme la saldatura tra la sinistra antagonista e il mondo sindacale.
Al riguardo lo stesso Loy dice che «storicamente i governi, anche quelli che sembravano più abituati alla concertazione, hanno sempre ascoltato il sindacato per non averlo contro».
CARI PENSIONATI... Cesare Damiano, ex ministro del Welfare e presidente della commissione Lavoro della Camera, saluta «il cambio di passo da parte di questo governo che è sempre è stato ostile alla concertazione. Ma il confronto non può essere una tantum, deve portare a una conclusione possibilmente condivisa. E poi, quando si parla di pensioni, si orienta anche il voto di milioni di lavoratori».
Intanto le dichiarazioni dei leader sindacali salutano il nuovo clima.
Susanna Camusso ha soprattutto gradito che Poletti abbia garantito alle parti sociali «che non saranno presi provvedimenti su questi temi fino a quando il tavolo andrà avanti».
E pensare che stiamo parlando dello stesso ministro che, sul Jobs act, convocò il sindacato soltanto per leggergli il decreto...
SI TRATTA CON NANNICINI. Racconta uno dei presenti: «C’è un cambio di atteggiamento, ma parlare di svolta è prematuro. Renzi si è ben guardato dall’invitarci a Palazzo Chigi, nella sala Verde. Ci ha fatto convocare da Poletti, mentre lui lanciava la proposta di alzare le minime. Certo, il ministro ha discusso su tutto: pensioni, taglio del costo del lavoro, misure per la crescita, persino del trattamento contrattuale dei dipendenti delle imprese italiane all’estero o della partecipazione che sta a cuore alla Furlan. Ma di concreto c’è, per ora, soltanto l’annuncio che al momento giusto dovremmo trattare con Tommaso Nannicini (sottosegretario e a capo del nucleo per le riforme, ndr), pure lui presente all’incontro anche se silente».
RIEDIZIONE DELL'ERA BIAGI? Entro 48 ore proprio da Palazzo Chigi invieranno il resoconto del vertice e la convocazione a due tavoli, che dovrebbero occuparsi rispettivamente di pensioni e di misure per la crescita.
Intanto nelle retrovie si starebbe saldando un asse tra Nannicini e la Cisl.
E qualcuno già spera in una riedizione del gruppo di lavoro con Marco Biagi, che portò alla firma del patto per l’Italia e alla legge 30.


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