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REAZIONI 24 Maggio Mag 2016 2041 24 maggio 2016

Riforma Senato, Anpi: «Nessuna divisione»

I partigiani esclude spaccature. E conferma il no al referendum alla legge Boschi.

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Una bandiera dell'Anpi.

La scelta dell'Associazione nazionale partigiani è chiara e netta. Ed è stata ribadita anche il 24 maggio 2016. La campagna per il no al referendum sulla riforma costituzionale va avanti, con quella a favore della correzione dell'Italicum, «in 'tutti i luoghi in cui l'Anpi ha una sede».
L'Anpi ha replicato in un documento approvato dal Comitato nazionale, alle voci di stampa che parlavano di un'associazione spaccata a metà, tra pro e contro ddl Boschi, all'indomani delle parole del ministro per le Riforme secondo cui «i veri partigiani voteranno sì».
«CI VOGLIONO INTIMIDIRE». Il Comitato nazionale stigmatizza «la campagna condotta da alcuni organi di stampa sulla cosiddetta spaccatura all'interno dell'Anpi» e «i tentativi, da varie parti, di provocare o intimidire l'Anpi con dichiarazioni quanto meno improvvide mettendo perfino in dubbio la rilevante eredità morale di cui è portatrice e il dovere statutario di difendere la Costituzione da ogni stravolgimento».
Il documento «ribadisce la decisione di aderire alla Campagna referendaria per il no» adottata dal Comitato nazionale del 21 gennaio, «con una netta e precisa maggioranza (20 voti a favore e tre astensioni)», e contemporaneamente afferma che «è assolutamente lecito e normale che vi siano, all'Anpi, anche opinioni dissenzienti, ma che il dissenso deve essere mantenuto nei limiti della circolare del 5 marzo 2016».
In essa si chiede a chi non condivide il no al referendum di tenere «comportamenti che non danneggino l'Anpi e che cerchino di conciliare il dovere di rispettare le decisioni, con la libertà di opinione».
Ma la polemica non si ferma. Il sottosegretario all'Economia con delega alla Ricostruzione, Paola De Micheli, ha incalzato: «Non sarò io a tirare la giacca ai partigiani. Dico però che nella mia città ci sono tanti partigiani che hanno dato la loro disponibilità ad aderire ai comitati per il sì. Il che mi ha reso felice».
ITALIANO: «NON SIAMO UN PARTITO MA FACCIAMO POLITICA». Secondo il partigiano 'Italiano' (al secolo, Renato Romagnoli, l'Associazione nazionale partigiani «non è un partito, ma fa politica».
Anche per lui non c'è nessun rischio spaccatura: «Noi siamo unitari e questa è la nostra forza, come lo fu al tempo del Comitato di liberazione nazionale e del Corpo volontari della libertà. Qualunque tentativo di intromettere elementi di divisione verrà rispedito al mittente».
Per Romagnoli, partigiano della 7/a brigata Gap a Bologna dall'età di 17 anni e medaglia d'argento al valor militare, il fatto che si sia assistito all'assunzione di posizioni favorevoli alla riforma «sembra voler innescare una contrapposizione proprio all'interno della nostra associazione per rompere l'unità e la condivisione dei valori democratici e antifascisti previsti dallo statuto dell'Anpi e che accomunano il nostro stare insieme».
Romagnoli appare d'accordo con la posizione dell'Anpi nazionale per il 'no', una scelta «propriamente di difesa della Costituzione come previsto dallo statuto dell'associazione».
Coloro che si esprimono invece a sostegno della riforma, che «comunque meritano rispetto, non possono però pretendere di cambiare una decisione assunta dal congresso nazionale Anpi con 337 voti favorevoli e tre astenuti».

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