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SPIN DOCTOR 25 Maggio Mag 2016 1255 25 maggio 2016

Facebook decide le top news dei media globali?

Accusata dai conservatori Usa di censura. Ormai politica e social sono legati indissolubilmente.

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Facebook si prepara per le elezioni Usa 2016.

Chi di noi non ha un profilo Facebook? Tanti di noi utilizzano il social media di Menlo Park anche come una sorta di rassegna stampa a portata di mano, che permette di scorrere in un clic il flusso delle news e di essere aggiornati all’istante.
Niente a che vedere con la lettura mattutina dei quotidiani, che a mio parere rappresenta un momento fondamentale anche in piena era digitale. Sia che si svolga sulla copia comprata dall’edicolante o grazie all’edizione “recapitata” sul nostro i-Pad, dovrebbe essere una componente irrinunciabile della giornata: serve a inquadrare le vicende in modo meno episodico, seguendo il filo rosso che determina la scansione dei vari argomenti e l’impaginazione complessiva del quotidiano.
ZUCKERBERG E LA CENSURA DEI GIORNALI CONSERVATORI. I quotidiani costituiscono inoltre una fonte certa di informazioni, verificate e attendibili. Anche se diciamo meno di frequente rispetto al passato «l’ho letto sul giornale» per dimostrare la validità di una nostra argomentazione, è dalla stampa tradizionale che possiamo tuttora trarre la miglior fonte di legittimazione di una presa di posizione. Allo stesso tempo, sono le redazioni dei giornali a decidere la rilevanza da attribuire a un dato tema.
Ma cosa succede se a decidere l’importanza delle notizie è una piattaforma che sulla carta dovrebbe essere neutrale? È questa l’accusa mossa proprio in questi giorni nei confronti di Facebook.
Cerco di riassumere sinteticamente i punti salienti di una vicenda di cui sentiremo parlare per molto. A denunciare la presunta manipolazione del social media più famoso del mondo è stato il blog di tecnologia Gizmodo, che in un post pubblicato a inizio maggio ha riportato in un titolo ad effetto le dichiarazioni di alcuni ex dipendenti di Facebook: «Abbiamo eliminato notizie dei media conservatori, era una routine». Una notizia che è stata ben presto riportata dai maggiori quotidiani internazionali: se lo scoop di Gizmodo poggia su basi solide, possiamo concludere che la piattaforma di Mark Zuckerberg interviene direttamente e in modo arbitrario sulle notizie che fanno tendenza.
Un team interno dedicato ai Trending Topics (operante tra l’altro in condizioni lavorative proibitive, sempre secondo Gizmodo) avrebbe il mandato di smorzare alcune news e di “iniettare” nel sistema i trend più graditi, la cui rilevanza non viene determinata solo sulla base degli algoritmi.
I SOCIAL CONDIZIONANO LE SCELTE EDITORIALI DEI MEDIA? Il Washington Post, riportando la notizia, si è chiesto se Facebook, andando ben oltre la semplice condivisione, non sia dunque in grado di influenzare in modo determinante il mondo dell’informazione e di condizionare le scelte editoriali dei media. Un interrogativo legittimo: basti pensare che i giornalisti coinvolti nei dibattiti pubblici che scandiscono la campagna per le primarie e le presidenziali statunitensi hanno più volte dichiarato di aver posto determinate domande ai candidati sulla base dei dati forniti da Facebook. Se la Rete ne parla, questa la conclusione, significa che gli utenti sono interessati al tema. Ma se Zuckerberg fosse in grado di decidere di cosa parla la Rete?
Non è tutto: la “promozione” di alcune notizie sarebbe accompagnata dalla voluta neutralizzazione di quelle diffuse dai media più conservatori, con un evidente impatto sull’opinione pubblica. Tale rivelazione ha scatenato il risentimento dei Repubblicani statunitensi: il presidente della Commissione per il commercio del Senato, il repubblicano John Thune, ha inviato una lettera allo stesso Zuckerberg, denunciando il fatto che i 167 milioni di americani su Facebook meritano un’informazione trasparente e certo non selezionata da un oscuro team.
Per ristabilire la reputazione della propria creatura, il 18 maggio Zuckerberg ha ricevuto a Menlo Park una ventina di rappresentanti del mondo conservatore statunitense, per rassicurarli sull’assoluta imparzialità del social network.
PER CONVICERE GLI INDECISI FB 7 VOLTE PIU EFFICACE DELLE MAIL. Selezione progressista o no, ha osservato l’Economist, Facebook si avvia comunque ad acquisire una rilevanza senza precedenti in ambito politico. Gli americani trascorrono ormai il 30% del loro tempo online proprio su questo social, mentre uno studio del 2012 pubblicato sulla rivista Nature ha dimostrato che alle elezioni per il Congresso del 2010 oltre 340 mila americani sono andati a votare solo dopo aver visto un post su Facebook. Anche se di Facebook si parlò già ai tempi della prima elezione di Barack Obama, le potenzialità nel 2016 sono immensamente superiori, in particolare per quanta riguarda la targettizzazione dei vari cluster di elettori.
Jim Messina, ex stratega elettorale del primo presidente afroamericano, ha recentemente dichiarato che, nel caso di un elettore indeciso, Facebook è sette volte più efficace rispetto a una mail. Risultati elettorali e azioni sui social network sono ormai indissolubilmente legati: allacciamo le cinture.

Gianluca Comin è professore di Strategie di Comunicazione, Luiss, Roma

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