Matteo Renzi 160405221814
MAMBO 25 Maggio Mag 2016 1037 25 maggio 2016

Il fronte del 'No' si sta facendo fregare da Renzi

Il muro contro muro giova solo al premier. Che ora recita la parte di chi vuole dialogare.

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Matteo Renzi.

La campagna elettorale referendaria deve ancora ufficialmente iniziare e ha già stufato.
Ho l' impressione che quelli del 'No' si siano fatti infinocchiare da Renzi. Il premier ha immediatamente drammatizzato e personalizzato il confronto. I suoi avversari gli sono andati addosso come il toro contro il torero che agita il mantello rosso.
A questo punto il segretatio Pd, tornando parzialmente indietro, ha cominciato a danzare davanti alla 'bestia' ferita e infuriata e, pur non avvertendo l'incauta Boschi, a fare piccoli passi indietro infilzando gli avversari con citazioni a vanvera su leader storici del Pci, arruolando antichi intellettuali comunisti e dividendo le famiglie Ingrao e Berlinguer.
CARICARE A TESTA BASSA NON SERVE. Quelli del 'No', invece, continuano a caricare a testa bassa e si sfiancano in una contesa che, come è ovvio, si deciderà all'ultimo istante. Per giunta i miei cari vecchi compagni del 'No' continuano a insistere sulla sfida personale lanciata inizialmente da Renzi e immettono nella campagna elettorale temi come «il Partito della nazione» e il «congresso del Pd», raggiungendo il doppio negativo risultato di spingere i non piddini a disinteressarsi della polemica e a far passare l'idea che sia tutta una contesa del partito.
In questo senso, l' ingresso in campo dell'Anpi, mi perdoni Smuraglia, è stato sbagliato e in ogni caso fuori tempo.
Per Renzi, nella società che un tempo chiamavamo dello spettacolo, è facile fare cose 'di sinistra'. Basta un incontro non rissoso con la Camusso e gli altri sindacalisti, basta un attacco agli impresentabili orfani di Casaleggio, basta pure, (iniziativa lodevole, in verità) spingere l'appena risvegliatosi Giachetti a dare in anticipo nomi eccellenti per la sua, sperabile, futura giunta.
Ecco, quindi, che il torero si potrà acconciare ad aspettare il momento più utile per infilzare con la spada il toro del 'No', non più scatenato ma sanguinante e col pubblico che ne chiede la morte.
LA RIFORMA VA COMUNQUE CAMBIATA. Se sono permessi alcuni suggerimenti, vorrei ricordare che il Pci vinse la battaglia per il divorzio - iniziata meritoriamente da Loris Fortuna e proseguita da Marco Pannella e i radicali, ma che non sarebbe passata senza i voti dei comunisti - con l'artifizio, che nasceva anche dalla preoccupazione, di cercare l'accordo con la parte avversa così da poter dire in campagna elettorale: lo scontro lo ha voluto Fanfani con i vescovi , noi no, comunque ora sia guerra.
È un errore strategico rinunciare all' idea di non costringere Renzi ad ammettere che la sua riforma, giustamente monocameralista e regionalista, sia fatta molto male e che l'Italicum, checché ne pensi il mio amico Beppe Vacca, sia una nuova, pericolosa, 'porcellata'.
Non voglio fare la cattedra ambulante, ma tutti gli strateghi militari e quelli che applicano le regole militari alla politica sanno che la battaglia frontale è un momento estremo che si può affrontare dopo aver accumulato forze e sfiancato l'avversario.
Renzi è un politico disinvolto, se serve a vincere si dichiarerebbe leninista, solo la forza del leone e la silenziosità del serpente possono minacciarlo. Il toro, no.

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