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INTERVISTA 25 Maggio Mag 2016 1651 25 maggio 2016

Maranghi: «Sala risponde ai milanesi, non a Renzi»

Parla Piero, il figlio dell'ex Mediobanca Vincenzo, candidato alle Amministrative col centrosinistra: ««Parisi attacca Expo? Pensi ai suoi conti...».

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Sui quotidiani è passata un po' inosservata la candidatura di Piero Maranghi al Comune di Milano, nella lista civica che appoggia il candidato di centrosinistra Giuseppe Sala.
Ma in realtà ''la guerra di Piero'', parafrasando una celebre canzone di Fabrizio De Andrè, va approfondita.
Il suo identikit? Classe 1969, occhi azzurri, quattro figli, ristoranti un po' di qua e di là, la direzione del canale Sky Classica, librerie, amici dappertutto e una passione smisurata per la cultura, il cinema, la musica e pure il calcio.
«È ORA DI METTERCI LA FACCIA». «Beppe Sala è un grande difensore, arcigno, ma è un po' che non giochiamo assieme per i troppi impegni», spiega di fronte a un caffè al tavolo della Libreria degli Atellani, di fronte a Santa Maria delle Grazie. Maranghi, che è figlio di Vincenzo, l'ex numero uno di Mediobanca dopo Enrico Cuccia, non ha dubbi sulla scelta di correre a queste elezioni amministrative.
«La decisione di candidarmi? È molto semplice», spiega. «Dopo più di vent'anni dal trauma di Tangentopoli che ha ucciso la superficie politica di questa città e che l'ha relegata a un ruolo marginale, penso sia giunto il momento di metterci la faccia. Beppe è la persona giusta».

Piero Maranghi, candidato a Milano con Beppe Sala.  

DOMANDA. Tangentopoli ha tarpato le ali di Milano?
RISPOSTA. In questi anni abbiamo visto il sindaco di Catania diventare il ministro dell'Interno (Enzo Bianco, ndr), quelli di Roma candidati premier del centrosinistra (Francesco Rutelli e Walter Veltroni, ndr)... Milano è stata penalizzata da quella stagione che è stata teatro del craxismo.
D. Però Silvio Berlusconi...
R. Lui ne è stato anche lontano: ha capito che bisognava stare alla larga da Milano. È diventato romanocentrico.
D. Eppure qualche responsabilità anche questa classe dirigente l'ha avuta.
R. Resto un garantista, ma Giuliano Pisapia è stato un sindaco fondamentale perché ha ridato trasparenza alla pubblica amministrazione: è una moralizzazione di cui avevamo bisogno.
D. Cosa manca?
R. Un grande direttore d'orchestra. Beppe è una persona rapida, un pragmatico, un facilitatore. Milano ha un patrimonio inestimabile, dalla scuola per non vedenti di via Vivaio fino a L'Ultima Cena di Leonardo da Vinci, che va valorizzato. C'è bisogno di un'internazionalizzazione di cui Sala è stato ottimo interprete durante l'Expo 2015.
D. A destra e sinistra lo criticano proprio sui conti dell'Esposizione universale.
R. Le racconto una storia. All'ennesimo attacco subito da Sala sui soldi di Expo mi sono scaricato il bilancio della società di Parisi, Chili Tv che ha lasciato con l'accento romano per, parole sue, salvare Milano.
D. E cosa ha scoperto?
R. La credibilità di questo signore è claudicante. E lo dico da imprenditore che lavora nel settore dell'editoria, uno che si ammazza tutti i giorni per non portare i libri in tribunale per colpa di questa maledetta crisi. Vogliamo parlare di Expo? Va bene, ma discutiamo anche di quelli di Chili Tv.
D. I soldi per Expo 2015 potevano servire a bonificare le periferie milanesi di cui ora si parla tanto in campagna elettorale.
R. Ma questo non era il compito di Sala, che ha dovuto portare avanti un evento, tra critiche, inchieste e arresti.
D. Lei quando lo ha conosciuto?
R. Quando è stato nominato al posto di Lucio Stanca, un uomo che secondo Berlusconi avrebbe dovuto fare la rivoluzione informatica del Paese ma che poi ci siamo ritrovati in Expo. Sala arrivò e decisi di incontrarlo: siamo diventati amici.
D. Non crede che sia troppo vicino a Renzi?
R. L'unico debito politico di Sala è nei confronti dei milanesi. Mi occuperei di più di quelli che avrà Parisi soprattutto verso una Lega Nord che dipinge Milano come una grande banlieue parigina.
D. Il problema immigrazione esiste.
R. Parisi definisce questa città un «grumo di paura». I problemi ci sono, certo, ma non l'ho mai vista bella come in questi anni. I dati stessi della polizia dicono che nell'ultimo anno a Milano i reati sono calati dell'8%. Terrorizzare i cittadini è un vecchio metodo della politica che ricorda gli anni di Chirac contro Jospin in Francia.
D. Dai tempi di Cuccia fino a quelli di suo padre, la linea di Mediobanca è stata sempre quella del silenzio. Perché lei invece ha deciso di rompere questa tradizione?
R. Per prima cosa io non lavoro in Mediobanca. Poi guardi, mio padre e prima di lui Cuccia si sono spessi dovuti occupare delle glorie e delle miserie dei figli e dei nipoti del capitalismo italiano. Io ho tantissimi difetti, ma ho avuto la consapevolezza di non volermi aggiungere a quella lista. Resto un imprenditore, un editore e la faccia ce la devo mettere.


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