Confindustria: Boccia eletto presidente
PRESA DI POSIZIONE 25 Maggio Mag 2016 1913 25 maggio 2016

Referendum, Boccia schiera Confindustria: sì

Il neopresidente di Viale dell'Astronomia appoggerà Renzi nella consultazione. Ma vuole l'ok degli iscritti. E sul contratto dei metalmeccanici niente guerra.

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Confindustria è pronta a schierarsi al fianco del governo sul referendum costituzionale.
E lo farà votando «Sì».
VERSO UN NUOVO CONSIGLIO. Il neo presidente Vincenzo Boccia - la sua designazione è stata definitivamente approvata il 25 maggio 2016 dall’assemblea privata di viale dell’Astronomia - si accinge a convocare un nuovo consiglio generale per ottenere il via libera dai suoi iscritti.
Questa potrebbe essere la prima mossa da successore di Giorgio Squinzi.


Una Confindustria «no-partisan, ma politica»

Vincenzo Boccia.

Nel suo programma l’imprenditore salernitano aveva definito quella dello Stato «la riforma delle riforme per sbloccare il Paese».
In alcune interviste ha sottolineato la necessità di intervenire su questo tema.
Ma prima di mettere in campo Confindustria vuole il pieno avallo del mondo delle imprese.
VIA LIBERA PREVENTIVO. In questo modo intende inaugurare un metodo da applicare in futuro ogniqualvolta si discuta di argomenti non presenti nella sua piattaforme elettorale: convocazione soltanto del direttivo, al quale lasciare l’ultima parola.
Questa modalità è necessaria per chi come Boccia è stato designato in prima istanza con nove voti di differenza rispetto ad Alberto Vacchi e che - dopo aver ricucito con l’Assolombarda di Gianfelice Rocca - ha visto salire all’87% i consensi sul suo nome.
Non è detto che il neopresidente faccia riferimento alla cosa nelle prossime ore, durante il suo primo impegno pubblico: la relazione annuale da numero uno di Confindustria.
COME MONTEZEMOLO. Fatto sta che durante il passaggio nell’assemblea privata ha spiegato: «Una ferma convinzione mi guiderà: Confindustria deve restare no-partisan, e non bipartisan; deve essere equidistante dai partiti, ma non dalla politica per partecipare in maniera responsabile alla definizione delle politiche di questo Paese».
Vincenzo Boccia, come fecero due sue acerrimi avversari quali Luca Cordero di Montezemolo e Antonio D’Amato, vuole che la sua Confindustria incida in maniera massiccia sul dibattito pubblico.
«Tocca a noi guidare il rinnovamento del Paese offrendo proposte a chi ci governa, investendo, innovando, rimettendo il sistema industriale al centro dello sviluppo dell'Italia», ha detto davanti all’assemblea privata.
DALLA CISL «SÌ», DALLA CGIL ''NÌ''. In quest’ottica diventa necessario appoggiare il referendum di ottobre 2016 sulla riforma Boschi.
E la cosa non dispiace certo al governo, che riaprendo il tavolo sulla concertazione spera anche nell’aiuto del sindacato.
Lo dovrebbe avere dalla Cisl, forse dalla Uil, mentre la Cgil - anche per frenare le pressioni dal mondo Fiom e non ripetere l’errore della consultazione sulle trivelle del 17 aprile 2016 - ha, da un lato, approvato un documento dove non si schiera ma conferma i limiti della riforma, e dall’altro ideato una serie di incontri territoriali per spiegare le novità agli iscritti.
Momenti dove il fronte del «No» avrà più spazio di quello del «Sì».

Sì al contratto, no alla guerra sindacale con le tute blu

Il capo dello Stato Sergio Mattarella col presidente di Confindustria Vincenzo Boccia.

Altro tema sul quale si sta arrovellando non poco Boccia è la trattativa sul rinnovo del contratto metalmeccanico.
Con l’ex presidenza che ha imposto la piattaforma di Federmeccanica - aumenti soltanto sul secondo livello e pagati con strumenti di welfare - come modello contrattuale nella riforma auspicata dalle parti e dal governo.
MONITO A STORCHI. Ma il muro contro muro non ha portato a nulla: si va verso un nuovo sciopero delle tute blu e sulle regole Cgil, Cisl e Uil sono vicine a chiudere con l’altra grande organizzazione datoriale del Paese, Confcommercio.
Nella sua relazione Boccia, figlio di un tipografo socialista, ricorderà sia la necessità del dialogo sia che nelle moderne relazioni industriali il salario segue la produttività.
Anche a costo di derogare dal contratto nazionale. Ma tutto il nuovo corso avrebbe mandato un messaggio chiaro al presidente dei meccanici, Fabio Storchi: risolvere senza clamore la vicenda, anche facendo un passo indietro.
SERVE UNA RIFORMA FISCALE. La sua prima relazione, più in generale, spazierà dagli interventi sul versante della semplificazione alla necessità della riforma fiscale. Al centro del programma anche il Sud e un rapporto più trasparente tra banca e impresa.
Ad ascoltarlo il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il governatore di Bankitalia Ignazio Visco, i leader dei sindacati confederali Susanna Camusso, Anna Maria Furlan e Carmelo Barbagallo.
Mancherà solo Matteo Renzi, impegnato nel G7 in Giappone. Ma il premier ha già avuto garanzia che Boccia non ha alcuna voglia di fare opposizione al governo.


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