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INTERVISTA 26 Maggio Mag 2016 0900 26 maggio 2016

Cannabis, Antigone: «L'obiettivo è legalizzare la coltivazione»

Via alle audizioni in commissione Giustizia per la liberalizzazione della marijuana. L'associazione spiega le ragioni del sì. E risponde a Gratteri e Cantone: «Sbagliato opporsi».

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La legalizzazione della cannabis si appresta a muovere i primi passi in parlamento. Con cinque mesi di ritardo rispetto al previsto, giovedì 26 maggio in commissione Giustizia alla Camera sono in programma le prime audizioni degli esperti. Tra le differenti proposte di legge che sono state depositate, quella che ha maggiori chances di arrivare in Aula è stata messa a punto dell'intergruppo parlamentare presieduto dall'onorevole Benedetto della Vedova (leggi il testo).
FINO A 5 PIANTE NON SAREBBE REATO. La proposta convince anche Gennaro Santoro, avvocato di Antigone, che andrà in commissione assieme al presidente Patrizio Gonnella per discuterne i dettagli: «Speriamo che si arrivi a ottenere qualche risultato, anche se nutriamo forti dubbi sui tempi. Il testo dell'intergruppo è una buona base di partenza. Occorre però almeno un correttivo», spiega Santoro a Lettera43.it. Che tocca l'elemento di novità «più importante» contenuto nel testo: la possibilità di autocoltivare fino a cinque piantine di marijuana.
NO ALLA COMUNICAZIONE OBBLIGATORIA. «Attualmente è previsto che chiunque intenda coltivare cannabis debba inviare una comunicazione all'Ufficio regionale dei monopoli di Stato territorialmente competente, assieme alla copia del documento d'identità. Noi riteniamo che questa disposizione debba essere eliminata, perché si configurerebbe il rischio di una schedatura dei soggetti che coltivano marijuana per uso personale, se in futuro l'orientamento del legislatore dovesse mutare in senso restrittivo», dice Santoro. Antigone risponde anche a quanti, da Raffaele Cantone a Nicola Gratteri, si oppongono alla legalizzazione delle droghe leggere. Cambiare è necessario, perché attualmente «lo Stato italiano, prevedendo che solo la coltivazione di piantine di marijuana sia sempre passibile di sanzione penale, finisce per favorire il mercato criminale».

Gennaro Santoro, avvocato di Antigone.


DOMANDA. Antigone sostiene la proposta di legge dell'intergruppo parlamentare sulla legalizzazione delle droghe leggere?
RISPOSTA. Sì, riteniamo che sia una buona base di partenza. Ma è necessario almeno un correttivo.
D. Quale?
R. Attualmente il testo prevede che chiunque intenda coltivare cannabis debba inviare una comunicazione all'Ufficio regionale dei monopoli di Stato territorialmente competente, assieme alla copia del documento d'identità.
D. Perché siete contrari a questa comunicazione?
R. Noi riteniamo che questa disposizione debba essere eliminata, perché si configurerebbe il rischio di una schedatura dei soggetti che coltivano marijuana per uso personale. Se anche la proposta di legge sulla legalizzazione venisse approvata, in futuro l'orientamento del legislatore potrebbe sempre mutare in senso restrittivo. Ma c'è anche un altro motivo.
D. Quale?
R. La proposta dell'intergruppo prevede da una parte la commercializzazione, dall'altra la possibilità di coltivare fino a un massimo di cinque piantine. Eliminando l'obbligo della comunicazione, si favorirebbe l'autoproduzione.
D. Con quali risultati?
R.
La possibilità di coltivare legalmente è l'elemento di novità più importante da introdurre nel nostro ordinamento. In questo modo si darebbe un colpo durissimo al narcotraffico, e il consumatore potrebbe beneficiare di un prodotto qualitativamente superiore.
D. Ma davvero si darebbe un colpo al narcotraffico? Nicola Gratteri e Raffaele Cantone, per citare due personalità autorevoli, non la pensano così.
R.
Con quali argomenti?
D. Gratteri sottolinea ad esempio che solo il 25% dei consumatori di droghe leggere sono maggiorenni, e che solo a questi lo Stato potrebbe vendere droghe leggere legalizzate. Poi c'è la questione dei prezzi: quanto costerebbe un grammo di marijuana legale rispetto ai prezzi del mercato nero? Difficilmente sarebbe conveniente...
R.
Sul primo punto ritengo assolutamente necessario realizzare campagne d'informazione, perché il consumo di marijuana nella fase di crescita comporta conseguenze negative per l'individuo. I soldi che lo Stato incasserebbe dalla vendita legalizzata potrebbero essere investiti anche a questo scopo, per informare i più giovani sui rischi che corrono.
D. Di che cifre parliamo?
R. I calcoli, fatti non dai centri sociali, ma da università e centri di ricerca, concordano su una cifra pari a circa 8 miliardi di euro all'anno.
D. Non crede però che trafficanti e spacciatori reagirebbero alla legalizzazione abbassando i prezzi?
R.
Su questo secondo aspetto, le riflessioni di Gratteri mi sembrano francamente sbagliate. Il motivo per cui noi insistiamo sull'importanza dell'autocoltivazione è anche questo: i costi scendono a meno di un euro al grammo.
D. D'accordo, ma non tutti potrebbero avere la pazienza e la voglia di mettersi a coltivare piantine di marijuana.
R. Certo. Infatti la proposta di legge prevede anche la commercializzazione. Il narcotraffico reagirebbe, per continuare a restare sul mercato, ma subirebbe un gravissimo colpo. Questo è indubbio. Anche se abbassasse semplicemente i prezzi, riporterebbe un danno economico fortissimo. Pensiamo poi ai farmaci a base di derivati della cannabis. Se oggi costano così tanto, circa 30 euro al grammo, è proprio perché l'Italia è costretta a importarli.
D. Se la proposta di legge venisse approvata, chi potrebbe vendere marijuana legalmente? Le farmacie?
R.
Il testo dell'intergruppo prevede la creazione di un monopolio di Stato, come per i tabacchi. Ma non è detto che i punti vendita debbano essere le farmacie. C'è una norma di rinvio, dovrà stabilirlo una normativa secondaria elaborata dal parlamento. Un'altra ragione per cui noi ci focalizziamo sull'autocoltivazione. L'urgenza di legalizzare è evidente.
D. Perché?
R.
Perché attualmente lo Stato italiano, prevedendo che solo la coltivazione sia sempre passibile di sanzione penale, indirettamente favorisce il mercato criminale.
D. Potrebbe spiegarsi meglio?
R. La coltivazione di un numero limitato di piantine, cioè l'unica condotta propedeutica al consumo personale, oggi dà sempre luogo a un procedimento penale. Mentre altre condotte, come l'esportazione, l'importazione o la detenzione, possono dare luogo a sanzioni amministrative oppure penali, a seconda dei casi. Questo è assurdo, perché il consumatore, paradossalmente, rischia di meno se compra dal mercato illegale. Nonostante il prodotto sia qualitativamente peggiore, costi di più e alimenti la criminalità.
D. Come la mettiamo con i numeri in parlamento? Quanti sono i favorevoli e quanti i contrari alla legalizzazione?
R. Il testo dell'intergruppo evidenzia come ci siano tanti singoli deputati, anche di forze politiche molto lontane fra loro, che si dichiarano favorevoli alla legalizzazione. La questione non deve diventare terreno di scontro ideologico. La legalizzazione produrrebbe benefici oggettivi, riconosciuti anche dalla Direzione nazionale antimafia: oggi soltanto il 5-10% della marijuana circolante in Italia è oggetto di sequestro. In altre parole, le risorse spese per la repressione non portano a risultati soddisfacenti.
D. Quale sarebbe l'impatto della legalizzazione sulla popolazione carceraria?
R.
Il 35% dei soggetti attualmente detenuti nelle galere italiane si trova in carcere per reati legati agli stupefacenti. Legalizzare le droghe leggere significa combattere le mafie. Lo Stato potrebbe incassare fino a 8 miliardi di euro all'anno. Si libererebbero le scrivanie dei giudici e si abbasserebbe certamente anche il tasso di carcerizzazione. Tutti effetti positivi.

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