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PERSONAGGIO 26 Maggio Mag 2016 1719 26 maggio 2016

D'Anna, trame e gaffe del senatore anti-Saviano

Ex berlusconiano, ora braccio destro di Verdini. Spregiudicato e sopra le righe, difende i candidati figli di boss. Ma vorrebbe togliere la scorta a Saviano.

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Vincenzo D'Anna.

Chi lo frequenta lo definisce «un ex Dc furbo e spregiudicato». Ma anche «assai credulone».
Fino al punto da cascarci quando qualche giornalista birbone lo attira in un trabocchetto mediatico.
Il sito satirico Lercio.it, per esempio, lo “tormenta” da mesi facendogli credere le notizie più insulse.
Lui ci casca, ci ricasca (o fa finta?). E poi si arrabbia, ma mica tanto.
BIOLOGO EX DC ORA AD ALA. È accaduto per la storia (inventata, ovviamente) di un “miracolato” di padre Pio che avrebbe querelato il santo perché, guarendolo dalla paralisi, gli avrebbe fatto perdere la pensione di invalidità.
Dicono che tra i politici italiani che “fanno titolo”, Vincenzo D’Anna, 65 anni, sanguigno senatore campano di santa Maria a Vico, biologo, ex Dc, ex Forza Italia, ex Pdl, ex Gal e ora portavoce di Ala (il gruppo di Denis Verdini che in parlamento appoggia il governo Renzi), abbia un’anima ben più acculturata di un Antonio Razzi. E assai più poliedrica di un Domenico Scilipoti.
Tanto è vero che nell’eloquio - quasi forbito ma, a tratti, assai greve - non si risparmia in citazioni (alcune dotte, altre buttate lì un po’ a casaccio).
«GRILLINI GIACOBINI. E LA SINISTRA SA DI MUFFA». I grillini? «Sono giacobini orfani degli enciclopedisti, di Robespierre e Diderot».
Le colleghe donne elette in parlamento? «Si sa che i filosofi muoiono di fame. E che il mondo va avanti grazie al sesso». E ancora: «La sinistra? Sa di muffa». «Papa Francesco? Un socialista fissato con i poveri». Oppure: «Ho conosciuto molti mascalzoni che non erano moralisti, mai un moralista che non fosse un mascalzone».
Su Pierluigi Bersani, l’ex segretario Pd: «È come Diogene: per abituarsi a non ricevere risposte si allena interrogando le statue».

La rottura con Berlusconi? «Colpa della Pascale»

Francesca Pascale e Silvio Berlusconi.

Da berlusconiano convinto ad anti-Cavaliere sfegatato, da anti-renziano ultras a paziente tessitore di un progetto - quello con Verdini - che “abbraccia” il premier e tutto il centrosinistra.
Con Berlusconi ha rotto.
Soprattutto per colpa - spiega - «delle ingerenze di Francesca Pascale, la fidanzata prezzemolino che sta sempre in mezzo».
Silvio, piccato, lo ha scomunicato accusandolo di «muoversi in politica solo in base alle ambizioni personali».
CONTRO LA SCORTA A SAVIANO. Vincenzo D’Anna, il “Vesuvio in eruzione”. Delle sue “colorite” esternazioni si torna a parlare ora che su Radio Due, nel corso della trasmissione Un giorno da pecora del 25 maggio, ha detto che la scorta allo scrittore Roberto Saviano e alla senatrice del Pd Rosaria Capacchione «andrebbe tolta subito» perché il tribunale ha decretato che «i motivi per cui la tutela era stata concessa non sussistono».
Tono perentorio, frasi granitiche, modi spicci. Il senatore poi è andato oltre, deliziando il conduttore Giorgio Lauro con epiteti poco eleganti e sparando ad alzo zero contro la Rai.
Insomma, ci risiamo.
Polemiche. Corsivi. Social network intasati da chi è pro e chi è contro le “boutade” del vulcanico senatore.
SEMPRE SOPRA LE RIGHE. D’Anna il discolaccio. Scostumato, dicono. E sempre sopra le righe. Le cronache raccontano che di “frasi famose”, epiteti e gestacci da trivio il senatore D’Anna non intende privarsi: Antonio Fasolino, coordinatore nazionale del nuovo Psi, dopo la sospensione di cinque giorni subìta da D’Anna in seguito a un gesto definito «di matrice sessista» compiuto in aula al Senato contro una collega 5 stelle, ha proposto «di cacciarlo via a calci».
E al posto dello sciopero della fame, annunciato da D’Anna che si difendeva giurando di aver «reagito a una provocazione», ha suggerito un meno nobile «annetto da vivere a pane e acqua».
Tracimante. Imprevedibile. Mai banale, ma a volte sgradevole. Come un’eruzione, appunto.

I processi a carico di Verdini? «Frutto del travaglismo»

Denis Verdini.

D’Anna è convinto che i processi a carico di Verdini, il suo leader, siano solo il frutto del «travaglismo» (dal cognome del direttore de Il Fatto Quotidiano) che impera in Italia, cioè del principio secondo cui - dice - «si è presunti colpevoli e non presunti innocenti».
Verdini, che trova assai utile l’indubbia capacità di D’Anna di muoversi tra i banchi parlamentari, ha provato a metterlo per un po’ “in quarantena”, specie dopo i gestacci hot e quando nel 2014 venne fuori la storia della sua (intrigante?) cena («Ma a tavola eravamo in tanti!», si giustifica il senatore senza fare i nomi) con la soubrette di colore Sylvie Lubamba, avvenuta proprio la sera in cui la ragazza venne arrestata.
PEDINA CRUCIALE PER DENIS. In castigo? Ma no, come si fa a tenere “il Vesuvio” in castigo?
Di uno come Vincenzo ‘o scissionista (come lo chiamano irriverenti per la facilità con cui scompone e ricompone di continuo patti, alleanze e strizzatine d’occhio) Verdini e i suoi non possono e non vogliono fare a meno.
Una vita politica tutta a mille all’ora, quella del senatore: già nel 2013, D’Anna è stato il portavoce di Forza Campania, un gruppo uscito da Forza Italia che durò pochi mesi, cioè fino al secondo arresto di Nicola Cosentino, l’ex coordinatore campano (accusato di collusioni di camorra) che era il leader di riferimento.
LA LISTA NERA DEI PRO-RENZI. D'Anna e i suoi - dopo l’esperienza di Forza Campania - sono confluiti in massa fra i Ricostruttori, il gruppo del pugliese Raffaele Fitto, contestando a Berlusconi l’abbraccio (definito «mortale») con Renzi.
Cioè proprio quel che ora D’Anna, il gruppo Ala e Verdini stanno tentando di consolidare.
Non soddisfatto, nel febbraio 2015 il senatore diffuse addirittura - come in una sorta di black list - l’elenco dei nomi dei parlamentari di centrodestra che stavano per passare dalla parte di Renzi. Un voltagabbana? Ma no: lui ama definirsi «un vero riformista liberal». E un uomo libero, che ha «il diritto di cambiare idea».

L'accordo con il premier? «Gradito all'83% degli italiani»

Matteo Renzi con Vincenzo De Luca.

Dubbi? Remore? Ripensamenti? Neanche l’ombra. Anzi, D’Anna assicura di aver «visto i sondaggi»: «L’83% degli italiani gradisce l’accordo Renzi-Verdini». Sì, ma quale è il sondaggio? Elaborato da chi? E pubblicato dove?
Anche in Campania D’Anna si è sempre mostrato assai irrequieto: alle elezioni regionali del 2015 non ha esitato ad abbandonare il centrodestra per offrirsi a Vincenzo De Luca, il candidato “opposto” che poi è diventato governatore: «A De Luca posso garantire 100 mila voti», ha sempre dichiarato sicuro di sè.
«Alla fine», dicono gli osservatori, «i voti dei suoi amici sono stati 30 mila, ma hanno consentito a De Luca di vincere la sfida».
A FIANCO DELLA VALENTE. E ora? Ora il senatore è in piena campagna per eleggere il nuovo sindaco a Napoli.
In pochi se ne sono accorti, ma nel capoluogo campano al gruppo Ala di Verdini e D’Anna è riuscito il colpaccio di correre ufficialmente al fianco della lista Pd di Valeria Valente: insomma, a Napoli è in atto una sorta di anteprima nazionale del partito della Nazione, che si sta elettoralmente sperimentando per la prima volta sul campo.
E poco importa - a quanto pare - se nelle liste di Ala stiano spuntando candidati che risultano figli e nipoti di boss di camorra.
D’Anna li difende, indignato per le critiche.
LA FRASE CHOC SULLA CAMORRA. I “ragazzi” appaiono serafici: «Nessuno scandalo», dicono, «siamo dissociati e puliti».
E poi, la frase choc che in pochi hanno rilevato: «Suvvia: se si scava un po’ nell’albero genealogico, si scopre che in ogni famiglia napoletana c’è qualche nonno, cugino, zio o familiare che con i clan di camorra ha avuto o ha qualcosa a che fare».
«Qui a Napoli», commenta D’Anna, «il nostro voto di destra alla Valente vale doppio: sono voti per lei, ma anche consensi sottratti al candidato moderato Gianni Lettieri. Insomma, credetemi: stavolta saremo noi di Ala a decidere chi sarà il nuovo sindaco».

Twitter @enzociaccio

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