Pier Luigi Bersani 140225165432
MAMBO 26 Maggio Mag 2016 1116 26 maggio 2016

Il ticket Letta-Speranza anti-Renzi? Non funziona

I due sono legati al passato. Contro il segretario pasticcione del Pd serve un riformista mite.

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Per il secondo giorno mi dedico alla sinistra del Partito democratico per suggerire, nel mio piccolo, alcuni cambiamenti di atteggiamento.
Ho già detto sulle cose del 'No'.
Ora leggo su alcuni quotidiani che si starebbe preparando in vista del congresso un ticket tra Enrico Letta e Roberto Speranza.
Con la consueta franchezza dico perché non mi convince.
E metto in chiaro che non sono influenzato - o forse sì - dalla mia predilezione per la candidatura di Enrico Rossi, governatore della Toscana, che peraltro sostiene la separazione delle figure di candidato premier e di segretario di partito.
Perché non mi convince l'accoppiata di due persone che stimo molto?
È LO STATUS QUO ANTE. La prima obiezione è persino banale: sembra la proposizione dello status quo ante.
La coppia è troppo significativamente legata a una stagione che i militanti del Pd, votando Matteo Renzi, non hanno apprezzato.
Nel caso di Letta chiederei per lui una norma di salvaguardia.
Letta è probabilmente il migliore della sua generazione, se avesse 'cazzimma' sarebbe indubbiamente meglio di Renzi: è un uomo colto, conosce i dossier di governo, è stimato in Europa, è molto ben educato.
Insomma, pur non essendo anziano, è una bella riserva della Repubblica.
Fossi in lui aspetterei la 'chiamata', invece di partecipare a una contesa facendosi affibbiare la qualifica di rappresentante del 'vecchio'.
ENRICO, MEGLIO DESISTERE. Letta viene da Nino Andreatta, in un certo senso anche da Romano Prodi, non da Amintore Fanfani, uomo geniale e bizzoso ma di cui non si sente la mancanza e del quale è estimatrice Maria Elena Boschi, quella che conosce i partigiani veri e ha come icona uno che scriveva sulla rivista La difesa della razza.
Insomma, Enrico - inteso come Letta -, desisti.
Quando finirà questa confusa e per tanti aspetti triviale stagione di capipopolo di centro, di destra e di sinistra, ti veniamo a cercare.
Il caro Speranza ha un problema in più, che è l'essere stato e l'essere ancora troppo bersaniano.
Sia chiaro, Pier Luigi Bersani è un politico di eccezionali qualità, lo è stato come presidente della sua regione, l'Emilia-Romagna, lo è stato come ministro.
Fare il segretario di partito non era mestiere suo. Non si può saper fare tutto.
È un uomo da vertice della Repubblica, ma lo vedo male come leader di partito.
SPERANZA SA DI FALLIMENTO. La sua sinistra Pd vaga tra compromessi e sussulti radicali, si è fatto smontare la corrente in quasi tutta la periferia.
Speranza lo ha seguito con lealtà, mai facendo emergere una personalità che pure ha.
Voglio dire che anche Speranza si porta appresso non le icone del passato, questo va bene, ma i fallimenti del passato, e questo non va bene.
Entrambi poi appaiono ancora etero-diretti da Massimo D'Alema. Chi legge queste note sa che voglio bene a D'Alema, lo stimo, lo difendo.
Penso però che c'è un tempo in cui si lascia davvero la scena, ovvero non si cercano candidati propri.
O si fa come il socialista americano candidato alle Primarie Usa 2016 Bernie Sanders che se n'è ''fottuto'' dell'età (74 anni) - e Massimo è più giovane (67) - o ci si limita ai buoni, se richiesti, consigli.
RENZI È UN CONFUSIONARIO. Nella battaglia anti-Renzi il tema non deve essere «stavamo meglio quando stavamo peggio», ma che Renzi, presenza a un certo punto necessaria per dare una scossa all'albero, è un riformista confusionario, un uomo sopraffatto dalla fama di potere, circondato da tante mezze calzette.
Ecco, contro di lui, al momento del congresso, ci vuole un riformista concreto, mite e dagli ideali buoni.
Il passato, come si dice, è passato. L'Austria, l'America, il mondo insegnano che non si rottamano i vecchi purché non siano antico establishment.

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