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ANALISI 26 Maggio Mag 2016 0900 26 maggio 2016

In Iran svolta riformista? Quante sciocchezze

Al Consiglio degli esperti eletto l’ultra-conservatore Jannati. Un chiaro segnale.

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Il Consiglio degli esperti in Iran.

Macché vittoria dei riformisti in Iran!
L’ennesimo equivoco creato ad arte da un mondo politically correct e obamiano - alla frenetica ricerca di contratti milionari - è durato lo spazio di un mattino.
Con l’elezione dell’ultra-conservatore ayatollah Mohammed Jannati alla presidenza del Consiglio degli esperti il trucco mediatico occidentale è saltato ed è emersa la verità.
Il Consiglio degli esperti, infatti, a differenza del Majlis - il parlamento - è l’unica istituzione iraniana dotata di un immenso potere reale, eletto a suffragio universale.
E l’elettorato ha scelto una sua composizione nettamente conservatrice.
POTERE ASSOLUTO. L’Assemblea degli esperti - si badi bene - non solo elegge il Rahbar, la Guida della Rivoluzione, cioè il successore dell’ayatollah Ali Khamenei, ma ha anche il potere di destituirlo, oppure di stabilire che la carica venga ricoperta da un Consiglio collegiale scelto al suo interno (Consiglio che con questa maggioranza non potrà che essere nettamente conservatore, se non ultra-conservatore).
E il Rahbar ha un potere assoluto esclusivo e monocratico, non sottoponibile a nessun bilanciamento: è il capo operativo delle Forze armate, dei Pasdaran e dei Bassiji, è il titolare esclusivo della politica estera, è il capo del potere giudiziario e infine e ovviamente nomina il presidente della Repubblica.
Per essere chiari: l’intero programma nucleare e missilistico dipende esclusivamente e direttamente dal Rahbar.
ILLUSIONE OCCIDENTALE. La vulgata politically correct occidentale aveva letto il successo di voti riscosso da Ali Rafsanjani come il preludio certo di una sua elezione alla presidenza dell’Assemblea degli esperti, a garanzia di una successione “riformista” di Khamenei.
Rafsanjani è tutt’altro che un riformista. Ha accompagnato e gestito dalle più alte cariche (inclusa la presidenza dell’Assemblea degli esperti nel passato) tutte le svolte più repressive e sanguinarie del regime khomeinista dal 1979 in poi, incluso lo sterminio o l’espulsione dal potere nel 1981 di tutta la prima leva di governo nominata da Khomeini nel 1979 (Gothbzadeh Sadegh, Banisadr, Yazdi, eccetera), la destituzione degli ayatollah riformisti Shariat Madari e Montazeri e l’epurazione e uccisione di non meno di 2 mila mullah e di migliaia di oppositori laici.
Ma, emarginato durante la presidenza di Ahmadinejad, anche perché incredibilmente corrotto (è uno degli uomini più ricchi del Paese), si è proposto ed è stato accettato - obtorto collo, spesso - come leader dei riformisti in una logica di puro esercizio comunque sia del potere.
NEL SEGNO DELL'OLTRANZISMO. Ora, nei fatti, la sua candidatura è stata sbeffeggiata dagli esperti, perche Jannati ha ottenuto addirittura 51 voti su 86, una beffa per i moderati.
Un voto che prefigura una successione a Khamenei (che è stato operato nel 2014 per un grave cancro alla prostata e che ha 77 anni) di piena continuità nel segno dell’oltranzismo.
Khamenei infatti si è distinto per un ruolo di mediazione formale, che però ha alla fine sempre lasciato prevalere le scelte dell’ala oltranzista e ai Pasdaran, come ben si vede dall’accelerazione al programma e nella costruzione di missili a lunga gittata, all’indomani della firma dell’accordo sul nucleare, contro il quale inutilmente si sta scagliando l’amministrazione Obama.
I missili a lunga gittata infatti hanno senso solo e unicamente se dotati di testate nucleari, perché il loro potere distruttivo con cariche tradizionali non va oltre allo sbriciolamento di un isolato, risultato misero a fronte del loro enorme costo di costruzione e di lancio.
OBAMA HA LE MANI LEGATE. Ma Obama ha le mani legate e non si decide a rallentare il programma di eliminazione delle sanzioni, perché così facendo dimostrerebbe al mondo che il suo azzardo nell’accettare quel pessimo accordo sul nucleare lo ha consegnato mani e piedi all’iniziativa degli ayatollah.
Non va sottovalutato infine un particolare non secondario: il nuovo presidente della Assemblea degli esperti, Jannati, è suocero di Ahmadinejad (tutta la dirigenza iraniana è intrecciata di rapporti famigliari stretti) ed è sempre stato un suo sponsor politico.
Nel 2017 sono previste le elezioni presidenziali e non sono pochi gli indizi - inclusa questa elezione - che indicano che sarà di nuovo lui il candidato del fronte conservatore-oltranzista (solidamente appoggiato dal blocco Pasdaran-clero combattente).
NON CI SARÀ MAI UNA SVOLTA. Non sarebbe inopportuno che le cancellerie occidentali tenessero in grande conto questa evoluzione del regime iraniano, cessassero di ragionare sulla base del wishful thinking e prendessero finalmente atto che in Iran non c’è e non ci sarà mai - fatta salva una nuova rivoluzione popolare - una svolta riformista.
Come ben si vede peraltro nella continuazione della politica militare oltranzista iraniana - regnante Rohani - in Iraq, Siria, Yemen, Gaza e Libano.

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