Francia 160526122153
INTERVISTA 26 Maggio Mag 2016 0900 26 maggio 2016

Timbeau: «Valls vuole schiacciare la Cgil francese»

Il 'Jobs act' serve a eliminare la 'rossa' Cgt. A favore dei riformisti. Diponibili alle politiche neo-liberali. Timbeau spiega a L43 la vera natura delle mosse di Valls.

  • ...

Hanno infiammato letteralmente le strade, i lavoratori francesi, dato fuoco a copertoni, bloccato le otto più importanti raffinerie del Paese e il trasporto di greggio dai porti.
Hanno già costretto l'esecutivo ad attingere alle riserve di carburante, hanno fermato i reattori nucleari e ora sono pronti a replicare con ferrovie e aeroporti.
UN INTERO PAESE IN SUBBUGLIO. Per stoppare la Loi travail, come viene chiamata la riforma del lavoro francese, approvata senza nemmeno passare dal parlamento, la più grande organizzazione sindacale d'Oltralpe, la Cgt, è decisa a bloccare le arterie della nazione.
E dall'Italia che ha digerito il Jobs act renziano con dibattito ampio e rare manifestazioni di protesta, si guarda a Parigi con l'immagine stereotipata della Francia che si incazza, senza capire realmente quale sia la posta in gioco.
GAME OF THRONES DEI SINDACATI. Xavier Timbeau, direttore dell'Ofce, l'osservatorio sulle congiunture economiche di SciencesPo, il più importante centro di ricerca economica della più celebre delle università francesi, spiega a Lettera43.it: «Dal punto di vista del dialogo sociale il governo ha totalmente fallito», eppure «non stiamo passando a un modello americano, come dice qualcuno, né si può licenziare quando si vuole. La legge è stata modificata e dal punto di vista della flessibilità non introduce nemmeno grandi novità».
E allora costa sta accadendo? «Il punto cruciale è il ruolo dei sindacati», aggiunge l'economista, «l'esecutivo di Manuel Valls ha innescato un Game of thrones tra le organizzazioni dei lavoratori, l'articolo 2 della riforma (quello che il premier Valls non vuole cambiare, ndr) elimina il peso della Cgil francese».


DOMANDA. A guardare le proteste verrebbe da pensare che il Jobs act francese provochi un terremoto per i diritti dei lavoratori: è così?
RISPOSTA.
Da quel punto di vista non c'è nessun big bang. Si tratta invece di un intervento violento del governo sul panorama della rappresentanza sindacale. Tanto che verrebbe da pensare a una manovra alla Macchiavelli.
D. Addirittura?
R. È complicato da spiegare, ma il progetto di legge era partito introducendo una maggiore flessibilità, poi è stato modificato e alla fine quello che ha ottenuto il governo è la spaccatura tra i sindacati.
D. All'inizio era prevista un'ampia libertà di licenziamento alla spagnola e un sistema di indennità come quello del Jobs act italiano, fondato sull'anzianità del lavoratore.
R. Sì, ma poi la riforma è stato molto ammorbidita accettando le proposte dei sindacati riformisti, e resa equilibrata dal punto di vista sociale.
D. In che modo?
R.
Per esempio il ricorso all'indennità di licenziamento legata all'anzianità del lavoratore è diventato indicativo ed è stata mantenuta la possibilità che sia il giudice a decidere. E come è noto ce ne sono di più o meno coraggiosi.
D. C'è maggiore flessibilità con la riforma di Matteo Renzi?
R. È probabile: gli industriali francesi hanno dichiarato che la legge è stata svuotata della sua sostanza.
D. E i licenziamenti economici?
R. In realtà la riforma di Parigi ha molti più limiti del modello spagnolo. La società deve giustificare il licenziamento dimostrando cifre alla mano la crisi. E il comitato di impresa può fornire delle controprove.
D. Come nel modello tedesco, quindi.
R. Esattamente.
D. Ma intanto il Paese è paralizzato delle proteste.
R. Dal punto di vista del dialogo sociale, l'iniziativa del governo è un fallimento totale. Il senso del codice del lavoro è per sua natura quello di mettere sul tavolo degli strumenti utili per rendere il rapporto tra le parti più facili. Invece questa legge ha fatto esattamente il contrario.
D. Cioè?
R. Ha innescato il Game of thrones dei sindacati.
D. Una lotta per il trono?
R. Della legge originaria resta la possibilità di pagare meno gli straordinari, aumentare l'orario di lavoro attraverso un accordo aziendale, ratificato da un referendum. Per gli equilibri tra le organizzazioni dei lavoratori è il punto cruciale.
D. In che senso?
R. In Francia la rappresentanza sindacale è molto debole, il numero di adesioni ai sindacati è più basso che negli altri Paesi occidentali. Ma a compensare la loro debolezza le organizzazioni dei lavoratori vivono in una condizione di monopolio della rappresentanza: solo le più significative possono firmare accordi collettivi.
D. La Loi travail invece dà priorità agli accordi aziendali.
R. E soprattutto dice che potranno essere firmati da organizzazioni che rappresentano almeno il 30% dei lavoratori, per poi essere ratificati da un referendum. Questo vuol dire dare molto più potere a sindacati riformisti come la Cfdt, il secondo sindacato di Francia.
D. Con che conseguenze?
R. Che la flessibilità non arriva tanto con la legge in sé, ma con il ruolo differente dato a un sindacato piuttosto che all'altro. In questi anni la Cgt ha bloccato spesso la firma di intese inter-professionali di questo tipo.
D. Ricorda molto le relazioni del governo Berlusconi con Cgil e Cisl.
R. Questo in Francia è il vero big bang: la causa dell'escalation.
D. Quella della Cgt è una lotta per la sopravvivenza?
R. Sì, la Cgt rischia di essere marginalizzata. Poi ovviamente non è detto che la Cfdt si pieghi alle richieste degli imprenditori: è un sindacato e fa il suo mestiere. Ma se la Cgt perdesse il suo ruolo, i riformisti rischiano di rimanere da soli a resistere alle pressioni di Confindustria sull'abbassamento dei salari.
D. E i giovani della Nuit debout? Si parla di un nuovo patto tra lavoratori e studenti, ma poi a leggere alcune ricerche si scopre che sui referendum aziendali sarebbero quasi d'accordo.
R. La verità è che solo un terzo di coloro che fanno parte del movimento Nuit debout ha partecipato alle manifestazioni contro la Loi travail. Il legame c'è, ma i sociologi che hanno studiato la mobilitazione dei ragazzi delle notti parigine spiegano che è un movimento parallelo.
D. Quindi si tratta soprattutto di una opposizione politica alla leadership socialista?
R. Sì, la lotta alla Loi travail non è la risposta alle loro domande.
D. Che sarebbero?
R. Più democrazia partecipativa, una visione critica del sistema capitalistico che va al di là del mercato del lavoro.
D. Come crede che andrà a finire?
R. Che il sindacato alla fine possa pagare un prezzo elevato.
D. Come valuta a questo punto il Jobs act italiano?
R. È un progetto abbastanza ambizioso. Quello che è malato è aver mantenuto il contratto a tempo indeterminato una opzione. E quindi dal momento in cui si può scegliere anche delle alternative, si ricorrerà a quelle in mancanza di vantaggi come gli sgravi fiscali. Ma c'è anche un aspetto positivo.
D. Quale?
R. Che è un programma di insieme. Che in cambio del Jobs act chiede una contropartita sulla flessibilità in Europa.
D. La flessibilità non era legata al Jobs act in particolare, ma la strategia europea è chiara.
R. Di fatto ha influito. E il pacchetto prevedeva anche delle compensazioni.
D. Le tutele non sono cresciute, ma è stata estesa la platea dei beneficiari. Mentre le politiche attive non sono state ancora realizzate. Ora è la stessa Unione europea a chiederne il completamento.
R. Allora diciamo che Renzi le ha promesse e ha fatto credere che le realizzerà. Invece François Hollande ha affidato le politiche di compensazione alla negoziazione sia per i sussidi di disoccupazione sia per i contributi sociali. E il Medef è già pronto ad abbassarli.
D. Il ministro dell'Economia Emmanuel Macron ha chiesto agli imprenditori di ripensare completamente il lavoro, non in termini di salari ma in termini di investimenti e di progetti.
R. Macron parla di competitività e di diminuzione salariale. Di un modello liberale di concorrenza tra Paesi europei che è lo stesso sposato dalla Cfdt, ma il problema è sempre lo stesso.
D. Cioè?
R. Non pone soluzione alla deflazione europea, anzi. Porta i Paesi a gareggiare per accantonare surplus come fa la Germania, ma non possiamo tutti avere il surplus tedesco.
D. Per questo le piace la politica di Renzi in Europa?
R. Almeno su quello Renzi è attivo, manovra, si muove. Assomiglia a Nicolas Sarkozy.


Twitter @GioFaggionato

Correlati

Potresti esserti perso