Matteo Renzi Sullo 151118120131
MAMBO 27 Maggio Mag 2016 1112 27 maggio 2016

Che fatica stare col Pd, Verdini è voto-repellente

Sono per un 'Sì' condizionato al referendum. Ma se Ala entra nel partito è la fine.

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Matteo Renzi e, sullo sfondo, Denis Verdini.

Vi racconto i dubbi di un elettore del Pd.
Prendiamo il caso di Roberto Giachetti, candidato sindaco a Roma. È una persona simpatica e un deputato esperto di leggi e regolamenti, è partito lentamente e non sembra si stia velocizzando, insomma è poco rock, ma ha deciso di indicare anzitempo i candidati per la sua nuova giunta fra cui spiccano tre persone che stimo: l'ex assessora Silvia Scozzese, molto ben preparata, il 'maestro' Rossi Doria e Marino Sinibaldi alla cultura.
NON SI DENIGRI LA STORIA DELLA SINISTRA. Boatos dicono che della squadra potrebbe far parte Fabrizio Barca. Ci sono, quindi, buone ragioni per votarlo. Non la pensa così Massimo D'Alema che lo ha dichiarato in modo ruvido, secondo me sbagliando. La risposta di Giachetti è stata, se possibile, altrettanto ruvida non solo verso di lui, ma pure verso il suo mondo, che è anche il mio.
Succede questo: non penso di tornare al passato, mi sforzo di guardare avanti anche se penso, come Sanders e molti altri, che 'socialismo' non sia una parola maledetta. Questo guardare avanti revisionando il buono del passato, tuttavia mi porta a una linea di opposizione e di scontro con chi disprezza, strumentalizza, mette alla berlina la mia storia, che è stata una storia collettiva.
Se Giachetti polemizza con D'Alema a me dispiace, se denigra la storia che D'Alema rappresenta io non lo voto e non lo faccio votare. Tutto qui.
Questo è, invece, il ragionamento - e il tormento - verso il 'Sì' al referendum. Penso che il 'No' porti con sé una conseguenza che i suoi ispiratori fanno male a trascurare. Se la riforma non passa, si chiude un dossier. Dopo tante Bicamerali e due leggi respinte da referendum non ci sarà uomo politico, partito o parlamento che si prenderà questa patata bollente tra le mani.
Ci terremo il bicameralismo perfetto, che per noi che veniamo dal Pci è una assurdità visto che abbiamo dedicato convegni, tesi, congressi a spiegare la necessità del suo superamento.
La riforma approvata dal parlamento ha molti gravi difetti ed è collegata a una legge elettorale da dementi. La richiesta di proporre prima del voto pochi essenziali modifiche da fare, con una prova di fiducia preventiva molto incosciente, è cosa ragionevole e di buon senso.
Lo è anche ridurre il carattere da 'giudizio di dio' del referendum. L'annuncio di alcuni ritiri drammatizza e nel contempo eccita il voto contrario.
VERDINI VICINO AL PD È VOTO-REPELLENTE. Purtroppo ormai è diventato un referendum su Renzi. Con tutta chiarezza, se il premier è quello che dice e fa scrivere le cose che ascoltiamo e leggiamo non ci sono buone ragioni per votare sì.
Né se lui rinuncerà al governo in caso di sconfitta accadrà alcunché di irrimediabile. Un altro andrà al suo posto e il voto chiuderà la partita. Come si vede c'è una ragionata propensione per il sì e per il voto a Giachetti che richiede passaggi politici delicati. Se ci saranno, tutti contenti. Sennò ognuno per la sua strada.
L 'Espresso, con la penna ben informata del mio amico Marco Damilano, insiste però nel prevedere che i comitati del 'Sì', a cui parteciperanno tutti, verdiniani compresi, saranno il nucleo di un nuovo partito. Sia chiaro, del ' vostro' partito. Anche questo è bene saperlo subito perché votare 'Sì' a una necessaria ma cattiva legge costituzionale per poi trovarsi Denis Verdini nella Direzione del Pd non è assolutamente attraente, anzi è voto-repellente.
Non si offendano i fan renziani che affollano Facebook, ho rispetto delle loro convinzioni ma non saranno i loro argomenti o insulti a spostare i miei convincimenti. Desistano.
Voglio risposte dall'alto. Se non ci saranno addio Giachetti, addio al 'Sì'.

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