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MUM AT WORK 28 Maggio Mag 2016 1200 28 maggio 2016

Donne che hanno fatto la storia d'Italia? Scena muta

Iotti, Mozzoni, Kuliscioff, Mattei. Nessuno le ricorda. Ribelliamoci il 2 giugno. A 70 anni dal diritto di voto femminile.

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Maria Tersa Bartoli Macrelli e Nilde Iotti al dibattito Le donne nei partiti politici, 1962.

«Quante sono le ragazze, i ragazzi o gli adulti che sanno nominare delle personalità femminili pre 1946?».
Zero. Nessun ragazzo, nessun nome.
Forse a qualcuno verrà in mente Nilde Iotti.
E pensare che il 2 giugno 2016 sono 70 anni che le donne in Italia possono votare.
Come siamo arrivati a questo giorno però, oggi lo sanno in pochissimi.
Ne è sicura Serena Ballista, presidente dell’Udi (Unione donne in Italia) di Modena.
NASCOSTE NEI LIBRI. «Viviamo in una “dimenticanza istituzionalizzata”. Nei libri di testo la storia di donne come Anna Maria Mozzoni o Anna Kuliscioff è relegata a fine capitolo, nei box, come fosse una nota di colore o un approfondimento in più».
Nel 1947 Teresa Mattei - in un discorso alla Costituente - spiegava come dall’emancipazione delle donne ci avrebbero guadagnato tutti: anche gli uomini.
«Applicare la “cultura mainstream” anche alla storia delle donne vuol dire non dimenticare il passato, e permettere che le nuove generazioni di ragazzi e ragazze sappiano quello che è stato fatto».
Se le donne sono le prime a non credere «nella propria presenza nelle istituzioni e nella politica, nella vita pubblica del Paese, è anche per un’assenza di storia. Non siamo abituate a concepirci come autorevoli o credibili e se non lo facciamo noi, figuriamoci la controparte maschile», riflette la presidente.
L'ESEMPIO DI OLIVA. Una che ha lottato per le 20-30enni di oggi - che non la conoscono nemmeno di nome - è Rosa Oliva.
Nel 1960 si appellò all’articolo 3 della Costituzione (siamo tutti uguali davanti alla legge) e all’articolo 51 (siamo tutti uguali nell’accesso agli uffici pubblici e alle cariche elettive).
Fece ricorso al Consiglio di Stato e alla Corte costituzionale. Grazie a lei le laureate italiane iniziarono ad avere accesso in prefettura e nelle cariche diplomatiche; dal 1963 in magistratura e dal 1999 nelle carriere militari.

Ravera, Anselmi, Iotti, Mattei: ribelliamoci alla dimenticanza

Dacia Maraini.

Tra le donne che hanno cambiato la vita dell’Italia e delle quali non dobbiamo dimenticare le battaglie ci sono Camilla Ravera, Teresa Noce, Lina Merlin, Tina Anselmi, Nilde Iotti, Teresa Mattei, Marisa Ombra, Ada Gobetti, Alba de Céspedes, Fausta Cialente, Renata Viganò.
Di loro il gruppo Controparola che da 20 anni racconta il passato delle donne pubblica per Il Mulino Donne della Repubblica.
«MISOGINIA INTELLETTUALE». Dacia Maraini, tra le fondatrici del movimento, firma l’introduzione nella quale scrive: «Le domande che vengono in mente leggendo questa raccolta di ritratti femminili che si dipana dall’antifascismo al Dopoguerra sono: come mai ne sappiamo così poco? Come mai bisogna fare tanta fatica per riportare alla luce la memoria di donne che sono state importanti, anzi essenziali per la storia del nostro Paese? Siamo ancora dentro una pratica di misoginia intellettuale che tanta parte ha avuto nella narrazione della nostra storia patria? Perché non si dice che Camilla Ravera, dopo cinque anni di carcere, con lunghi periodi di totale isolamento, fu trasferita al confino e che con Terracini criticò aspramente nel 1939 il patto di non aggressione Russia-Germania, “tanto che entrambi vennero espulsi dal partito su indicazione del collettivo dei confinati?”, scrive Cristiana di San Marzano. Perché non si rammenta che Teresa Noce, dopo aver combattuto in Spagna durante la Guerra civile, porta a termine in Italia diverse missioni pericolose per organizzare la resistenza interna?».
Perché? Per “dimenticanza istituzionalizzata”. Ribelliamoci.

Twitter @francesca_gui

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