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MAMBO 30 Maggio Mag 2016 1345 30 maggio 2016

Caschi blu, pensateci voi: fermate la rissa Renzi-Pd

Il partito del premier è più vicino al Libano e all'ex Jugoslavia che a un Paese democratico.

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Gianni Cuperlo e Matteo Renzi.

Se volessimo nobilitarla, la contesa fra Matteo Renzi e la sinistra del Partito democratico potrebbe descriversi gramscianamente come un 'assedio reciproco'.
Purtroppo c'è in questo scontro qualcosa di molto poco nobile che non riguarda gli obiettivi delle parti in lotta, ma la modalità con cui si svolge lo scontro.
L'attacco del ministro Dario Franceschini agli oppositori di Renzi («Chi vuole affrontare il segretario dentro il Pd, lo sfidi al congresso, non al referendum costituzionale») e la replica, legittima, di Gianni Cuperlo («Basta offenderci, c'è chi vuole liberarsi di noi») confermano che non siamo più o - non siamo mai stati - di fronte a un assedio reciproco, bensì all'idea suicida dell'espulsione reciproca.
È sempre più evidente che Renzi, i nativi renziani e gli acquisti renziani considerano gli oppositori una zavorra che impedisce a questa specie di circo Barnum di avere il successo a cui aspira.
D'altra parte la sinistra continua sull'impostazione iniziale di credere che Renzi sia stato un incidente di natura, un soggetto irredimibile, un personaggio da separare dal partito fino all'ipotesi sempre più concreta di farne un altro.
Credo che l'opinione pubblica e tantissimi elettori del Pd siano sconcertati.
COME LA DC, ANZI PEGGIO. Decenni fa dicevamo che la Democrazia cristiana scaricava la sua crisi interna sul Paese quando era dilaniata da un feroce scontro di correnti.
Oggi si potrebbe dire la stessa cosa del Pd. Solo che nella Dc lo scontro non raggiungeva mai l'apice dopo il quale c'era la scissione, come avveniva nei partiti socialisti, ma si cercava una regia o un compromesso, considerando la formazione politica una struttura dell'Italia.
Renzi tratta il Pd come cosa sua, i suoi avversari invece lo descrivono come un infiltrato che si è impadronito del potere.
Non aiutano neppure intellettuali come Massimo Cacciari che invitano per esempio a votare 'sì' al referendum di ottobre 2016 («Riforma maldestra, ma è una svolta») dicendo cose che dovrebbero spingere ad altro atteggiamento elettorale.
RECIPROCO ANNICHILIMENTO. È evidente che così non vanno da nessuna parte né il premier né chi lo vuole ''morto''.
È singolare questa idea di reciproco annichilimento. Altro che Denis Verdini, l'asse culturale passa a quel maestro del pensiero politico che proclamò: «Non faremo prigionieri».
Da Antonio Gramsci a Cesare Previti. Un disonore.
La politica dovrebbe avere una regola di ferro: il vincitore governa, l'apposito re perdente o il nuovo oppositore ha diritto di cittadinanza nel partito.
La continua, noiosa, un po' mafiosa tiritera sulla non elezione dei dissenzienti viola queste regole.
Anche l'idea che lo spodestamento di Renzi porterebbe a una pulizia etnica non aiuta.
E molti italiani legittimamente pensano che se due gruppi politici non sanno tenere unito un partito, non sanno farlo con il Paese.
STRATEGIA DI GUERRA INFINITA. Va detto, per onestà, che Renzi ha scelto la strategia della guerra infinita. La sua sinistra è convinta invece di avere in mano le tavole di Mosè.
Urge una terza posizione, un gruppo tipo Onu, una specie di generale Angioni politico che separi le tribù e le pacifichi.
Il Pd di Renzi sta più vicino alla ex Jugoslavia e al Libano che a un Paese di robusta democrazia.
Caschi blu, politici, fatevi avanti!

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