Francesco Greco 160530200940
PROFILO 30 Maggio Mag 2016 1938 30 maggio 2016

Greco, un indipendente che piace al potere

Greco è il nuovo capo della procura milanese. Estraneo alle logiche correntizie, assicura continuità con Bruti Liberati. E accontenta (quasi) tutti. Renzi incluso.

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Francesco Greco.

A palazzo dei Marescialli, sede del Consiglio Superiore della Magistratura (Csm), si narra che Gianni Melillo, il capo di gabinetto del ministro di Grazia e Giustizia Andrea Orlando, abbia creduto fino alla fine alla possibilità di diventare capo della procura di Milano.
E che solo dopo che la corrente di Unicost, in mattinata, aveva fatto capire che avrebbe votato per Francesco Greco, abbia deciso di ritirare la sua candidatura.
In questo modo, quello che è stato per anni il coordinatore dei reati finanziari al palazzo di giustizia milanese è diventato quasi all'unanimità, 17 i voti, il sostituto di Edmondo Bruti Liberati, che aveva lasciato a novembre: non è un caso che nel giorno dell'addio del vecchio capo qualche cronista avesse beccato Greco nell'ufficio di Bruti che prendeva le misure della sedia.
GRECO PIACE ALL'ESTABLISHMENT. Nato nel 1951, in magistratura dal 1977, prima come uditore a Roma e poi subito a Milano, Greco è un nome che va bene e piace (quasi) a tutti.
Di sicuro non è Ilda Boccassini, temuta e mal digerita. Di certo non è un Melillo, uno nuovo, che avrebbe potuto scoperchiare i tanti misteri della procura meneghina, dalle indagini partite e archiviate sul candidato di centrosinistra Giuseppe Sala a quelle rimaste nel cassetto sul caso Sea.
La continuità con il passato è assicurata.
Innanzitutto, Greco piacerà molto al Palazzaccio in Largo Marco Biagi, ancora scosso dopo le battaglie degli scorsi anni tra Bruti Liberati e l'aggiunto Alfredo Robledo, ora spostato a Torino.
RIDARE LUSTRO ALLA PROCURA. Toccherà al pm napoletano - che non fece sconti a Robledo durante le audizioni al Csm e che sostenne Bruti fino alla fine - risanare e ridare lustro alla procura più importante in Italia, pure macchiata per la sospetta moratoria per le indagini su Expo 2015 dopo la raffica di arresti nell'estate del 2013.
Non solo. Greco piace allo stesso governo di Matteo Renzi, con cui è in corso da quasi due anni un dialogo, come consulente sui reati fiscali e soprattutto come possibile risolutore di partite delicate come l'Ilva di Taranto o Equitalia.
E Greco piace pure al Pd di Milano, che punta su Sala per la conquista di palazzo Marino, ma trova apprezzamenti pure nella sinistra vicina al sindaco Giuliano Pisapia, a un esperto di antimafia come Nando Dalla Chiesa o allo stesso Fatto Quotidiano, che invece alle primarie avevano puntato sullo assessore al Bilancio Francesca Balzani.

Esperto di reati societari e attento lettore di bilanci e carte

Giuseppe Sala, candidato per le elezioni comunali del 2016 a Milano.

Del resto Greco, figlio di un ammiraglio, è sempre stato adulato dal potere e dalla politica, soprattutto perché esperto di reati societari, attento lettore di bilanci e carte, come disse di lui Luigi Bisignani, nel libro L'uomo che sussurrava ai potenti.
LE INDAGINI COL COLONNELLO MARTINO. Dopo che già nel 1998 Massimo D'Alema a Giuliano Amato lo avevano sentito per risolvere la stagione di Mani Pulite, fu per primo Giulio Tremonti, l'ex ministro dell'Economia dei governi di Silvio Berlusconi, a contattarlo come consulente su fisco, banche e fondi neri.
In questi anni, però, Greco ha accettato solo qualche convegno organizzato dall'Aspen Institute, think tank e lobby influente, parlando in pubblico come semplice esperto in materia di evasione fiscale.
Ha sempre preferito restare nella trincea nel capoluogo lombardo, dove sin dai tempi di Tangentopoli ha condotto le indagini più spinose, con il fidato ormai ex colonnello della guardia di finanza Antonio Martino: nel 2013 i due hanno fatto parte del gruppo di studio costituito dal ministero della Giustizia sul fenomeno dell’autoriciclaggio
IN VACANZA A COURMAYEUR. Invidiato per la sua conoscenza del diritto e per i suoi successi professionali, cresciuto da giovane con simpatie nella sinistra extraparlamentare, è sempre rimasto un indipendente, soprattutto dalle logiche correntizie delle toghe, ma allo stesso tempo è sempre piaciuto al potere. E d'altra parte Greco il potere lo conosce da vicino.
Lo ha visto nelle aule di tribunale, dopo inchieste importanti come quella di Mani Pulite, quando pianse per la morte di Raul Gardini, o nei processi a carico di Berlusconi, quelli Parmalat, Antonveneta o Bnl.
E poi ancora sulle verifiche fiscali su Google o Facebook o Intesa SanPaolo.
Ma il potere lo ha visto pure a Courmayeur, ridente cittadina della Valle D'Aosta dove d'estate si incrociano magistrati, politici e banchieri.
IL RILANCIO DI MILANO. Sulle Alpi, infatti, sono soliti arrivare proprio Greco e l'ex procuratore capo Francesco Borrelli, ma pure tra i tanti Alberto Nagel, il numero uno di Mediobanca.
Di sicuro non schierato politacamente come Bruti Liberati, ex leader di Magistratura Democratica, nè come lui di estrazione cattolica, sotto la Madonnina di piazza del Duomo si vocifera che sia lui, insieme con la possibile vittoria di Sala a sindaco di Milano, a poter ridare slancio economico a una città che vuole ridiventare la capitale economica del Paese con la speranza di affermarsi in Europa, sfidando metropoli come Parigi e Berlino.

Twitter @ARoldering

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