ANTIMAFIA 31 Maggio Mag 2016 1529 31 maggio 2016

Amministrative 2016, Bindi: «Legge Severino ha bisogno di tagliando»

Individuati 14 impresentabili. La presidente dell'Antimafia: «Necessario modificare anche la legge sullo scioglimento dei Comuni». Foto.

  • ...

La presidente della commissione parlamentare Antimafia, Rosy Bindi, chiede ufficialmente «un tagliando» alla legge Severino. Lo fa da Palazzo San Macuto, nel corso della conferenza stampa convocata per illustrare il lavoro svolto in occasione delle elezioni comunali in programma domenica 5 giugno.
Sotto la lente d'ingrandimento sono finiti 13 Comuni, Roma in primis. Poi, sempre nel Lazio, Sant'Oreste e Morlupo. San Sostene e Badolato in provincia di Catanzaro, Joppolo e Ricadi in provincia di Vibo Valentia, Scalea in provincia di Cosenza e Platì in provincia di Reggio Calabria. Villa di Briano in provincia di Caserta, Battipaglia in provincia di Salerno. Ci sono anche Diano Marina, in provincia di Imperia, e Finale Emilia in provincia di Modena.
QUALI MODIFICHE PER LA LEGGE SEVERINO. «La legge Severino va modificata, abbiamo dati di verifica per poterlo affermare», ha spiegato Bindi. Parlando innanzitutto di uno «strano gioco tra incandidabilità e ineleggibilità», e criticando poi sia «i reati presi in considerazione» dalla legge, sia le pene. La commisisone Antimafia ha infatti trovato «candidati che, nel corso della loro vita, hanno cumulato ben più di due anni di condanna», ha detto Bindi, anni che però «non sono sommabili a norma della legge Severino». L'incandidabilità, in tali casi, non scatta. Ecco perché «riteniamo necessario fare un tagliando».
ALLE ELEZIONI 14 IMPRESENTABILI. I nomi degli impresentabili scovati dall'Antimafia, che ha realizzato uno screening di tutte le liste e di tutte le candidature, sono complessivamente 14. Tutti all'interno di liste civiche, soltanto uno candidato a Roma (foto).
La stessa Bindi, tuttavia, ha biasimato la tattica di quei partiti politici che, in determinati contesti territoriali, hanno preferito «nascondersi» dietro lo schermo di una lista civica. Su 14 persone considerate impresentabili, 8 sono riconducibili a casi di incandidabilità. Si tratta cioè di soggetti che hanno autocertificato il falso. Ci sono poi 3 casi di ineleggibilità (soggetti che potevano candidarsi, ma che se fossero eletti saranno sospesi dalle prefetture) e 3 casi di violazione del codice di autoregolamentazione.

Una «terza via» per la Capitale

Rosy Bindi ha poi evidenziato i limiti dell'attuale normativa che consente allo Stato di sciogliere i Comuni infiltrati dalla mafia: «Servono modifiche. Perché ci sono situazioni come quella di Platì, la cui amministrazione è stata sciolta 15 volta dal 1900, e che il 5 giugno andrà a votare con due liste civiche formate da persone tutte quante legate alle amministrazioni precedenti che hanno provocato gli scioglimenti. Situazioni come quella di San Luca, che non andrà a votare. E situazioni come quella di Roma. La legge va modificata, i commissariamenti devono essere differenziati per essere efficaci».
«ROMA? NON PUÒ ESSERE SCIOLTA, MA NEMMENO ASSOLTA». Per quanto riguarda la Capitale d'Italia, la presidente Bindi ha ribadito che «non ci sono le condizioni per lo scioglimento, ma nemmeno per l'assoluzione. Noi la chiamiamo la terza via. La politica locale dev'essere affiancata da organi dello Stato che abbiano dei poteri effettivi». In quest'ottica un'importante modifica alle norme sul commissariamento, su cui esiste già una proposta di legge presentata al Senato, riguarda la possibilità di intervenire, in caso di scioglimento di un Comune, anche sui dirigenti oltre che sul sindaco e sui consiglieri. «La dirigenza della Pubblica amministrazione risulta compromessa», ha scandito Bindi, «mandare a casa i consiglieri, ma non i dirigenti, significa consegnare comunque i Comuni alle mafie».
L'AMBIGUITÀ DELLE LISTE CIVICHE. Lo screening della commissione parlamentare Antimafia ha confermato le perplessità sulla natura e sulla trasparenza delle liste civiche: «Che le liste civiche fatte nei Comuni presi in esame siano un varco per le mafie è indubbio», ha affermato Rosy Bindi. «Le liste civiche offrono anche possibilità di riscatto, ma il 100% di liste civiche in quasi tutti i Comuni sciolti per mafia, qualcosa vorrà dire». Il caso di Diano Marina, in provincia di Imperia, è illuminante. Qui, ha spiegato Bindi, «le tre famiglie di riferimento della 'ndangheta hanno piazzato i loro candidati ciascuna in una delle tre liste. Diano Marina potrebbe presentare un certo interesse da questo punto di vista, ma le mafie non hanno più confini. La provincia di Imperia è la sesta provincia calabrese».

Chi sono gli impresentabili

Di seguito i nomi degli impresentabili.
A Battipaglia Carmine Fasano, Daniela Minniti, Lucio Carrara, Francesco Procida, Bartolomeo D'Apuzzo, Demetrio Landi (incandidabili per false comunicazioni). Sempre a Battipaglia, Giuseppe Del Percio è candidabile, ma se eletto potrebbe essere sospeso ai sensi della legge Severino.
A Roma, tra i candidati al VI municipio, sono incandidabili Antonio Carone, Domenico Schioppa, Antonio Giugliano, Fernando Vendetti. Si segnala inoltre la posizione di Mattia Marchetti, nei confronti del quale è stato emesso un decreto che dispone il giudizio immediato per tentata estorsione.
A Scalea l'incandidabilità riguarda Carmelo Bagnato.
A San Sostene, in provincia di Catanzaro, Alessandro Codispoti se eletto rischia la sospensione in base alla legge Severino.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso