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STRATEGIA 31 Maggio Mag 2016 1300 31 maggio 2016

Boccia chiama i sindacati e scrive l’agenda a Calenda

Confindustria convoca Cgil, Cisl e Uil. E prepara un piano industriale per Renzi. È la via del dialogo. Ma le tensioni interne minano la poltrona di Marcegaglia.

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Vincenzo Boccia ha passato la domenica al telefono (ambasciatore Fedele Confalonieri) per far sapere all'ex Cavaliere che Confindustria non è diventata un pericoloso covo di comunisti.
Sta sferzando non poco l’ufficio studi e le strutture delle principali categorie per assemblare proposte e realizzare un’agenda di politica industriale da presentare al governo. E che al governo manca.
INCONTRO COI SINDACATI. Entro la settimana che finisce il 5 giugno è pronto a partire l’invito ai leader delle tre sigle sindacali Susanna Camusso (Cgil), Annamaria Furlan (Cisl) e Carmelo Barbagallo (Uil): un incontro per conoscersi, quasi informale, ma necessario anche per far uscire dall’impasse le trattative sul contratto dei metalmeccanici e superare la dicotomia falchi/colombe nelle relazioni industriali.

Boccia ha un mese per riallineare viale dell’Astronomia

Antonella Mansi e Gianfelice Rocca.

I primi giorni da presidente di Confindustria si sono dimostrati più duri del previsto.
L’imprenditore salernitano sta facendo non poca fatica.
Vuoi perché non è riuscito ad allargare il fronte che l’ha appoggiato (all’ultima assemblea l’Assolombarda di Gianfelice Rocca e territoriali importanti come Bologna e Varese si sono astenute sulla ratifica alla sua nomina).
Vuoi perché tutto il mondo confindustriale lo accusa di essere filo governativo soltanto per venire incontro alle esigenze dei suoi maggiori sponsor (Emma Marcegaglia, Luigi Abete, il mondo delle utility...).
IL CREDO DEL DIALOGO. Boccia, con solidi rapporti a sinistra anche perché figlio di un tipografo che è stato lo storico stampatore del Partito comunista italiano, ha sempre creduto nel dialogo e nella mediazione.
Lo dimostra il lavoro fatto da vicepresidente con delega al credito di Confindustria: è stato lui a essersi inventato le moratorie sui mutui e gli alleggerimenti sui fidi, quando il sistema bancario aveva chiuso i rubinetti.
Allo stesso modo vede nella coesione sociale la migliore spinta alla produttività del sistema italiano e nelle riforme la principale emergenza del sistema Italia.
ANCORA SPACCATI. Questo, unito alla promessa di essere il presidente di tutti, sta ripetendo ai suoi iscritti.
Ma gli effetti sono stati opposti a quelli sperati.
Tra le altre Milano, Bologna, Treviso e Brescia - che da sole versano nelle casse di viale dell’Astronomia un terzo delle quote associative - gli sono contro.
Già prima dell’assemblea generale del 26 maggio 2016, nella quale ha annunciato di voler schierare Confindustria per il «Sì» al referendum, pezzi da novanta dell’associazione (gente che non è proprio un habitué dei direttivi come Rocca, Luca Cordero di Montezemolo o Antonio D’Amato) hanno minacciato di voler venire a Roma per ogni appuntamento.

Ma quanto sono ingombranti i suoi amici

Giorgio Squinzi ed Emma Marcegaglia.

In quest’ottica emblematico è stato l’esito della assemblea privata che ha preceduto la designazione di Boccia.
Il 25 maggio, dopo che l'imprenditore campano aveva annunciato il suo appoggio al referendum, Rocca, il bolognese Maurizio Marchesini e Marco Bonometti hanno chiesto maggiori garanzie sull’autonomia di Confindustria, mentre D’Amato ha preteso più trasparenza su Il Sole 24 Ore.
ABETE NEL MIRINO. Ma il clima era così teso che ne ha fatto le spese anche due figure importanti del sistema come Marcella Panucci e Luigi Abete, che nel suo intervento ha spinto tutti a fare quadrato intorno al nuovo presidente.
Sentite le parole del numero uno della Bnl, Michelangelo Agresti, leader della Confindustria di Pordenone, ha prima attaccato la direttrice di Confindustria - rea a suo dire di aver sollecito l’intervento pacificatore di Abete - poi ha scandito: «All’ingresso nel nostro auditorium un commesso mi ha dato una scheda elettorale. Ma dopo le parole del presidente Abete quella scheda non serve a niente, è soltanto un santino elettorale...».
Abete sarebbe finito nel mirino perché, dicono in Confindustria, «filo governativo a prescindere».
PRESSIONI SU MARCEGAGLIA. Ma Boccia è nel mirino anche per l’appoggio di sponsor importanti.
Se nemici e non gli avevano chiesto la poltrona di Antonella Mansi, vicepresidente all’Organizzazione, adesso sono molte le pressioni per non confermare Emma Marcegaglia alla guida della Luiss.
Allo stesso modo aumentano le richieste per “rottamare” Antonello Montante, presidente di Confindustria Sicilia, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.
L’imprenditore, che si dice innocente, è stato decisivo nell’elezione di Boccia per avergli portato sia i voti dell’Isola sia quelli di importanti categorie come l’Anie.
TENSIONI CON SQUINZI. Se non bastasse cresce il gelo tra il nuovo e il vecchio presidente.
Giorgio Squinzi sarebbe troppo attivo nella gestione de Il Sole e critico con il suo successore per lo strapotere di Marcella Panucci.
Cioè della migliore lobbista, come dimostrano i miliardi ottenuti per le neo assunzioni o per il credito d’imposta, che viale dell’Astronomia ricordi da anni.

Confindustria stretta tra referendum e sindacato

Vincenzo Boccia.

In un partito o in un sindacato, con il 30% degli iscritti contro, i leader rischiano una scissione o una sfiducia.
In Confindustria Boccia sarà invece costretto a mediazioni furiose e rischierà di vedersi bocciare tutto quello che è fuori dalla sua piattaforma elettorale.
«SÌ» TROPPO IMPEGNATIVO. Come il «Sì» al referendum costituzionale, per il quale ha convocato il consiglio generale per il 23 giugno.
Rispondendo a Silvio Berlusconi, che ha lamentato l’appiattimento di Confindustria sul governo, lo stampatore salernitano ha spiegato: «Stimo il presidente Berlusconi e abbiamo già detto che affronteremo la questione del referendum nel nostro consiglio generale». Parole a uso e consumo dell’opposizione interna.
Ma a quella data Boccia deve presentarsi con due risultati: costruire relazioni più produttive con i sindacati, portare il governo verso le istanze delle imprese.
SEGNALI A CISL E CGIL. Sul primo fronte Boccia, già prima della nomina ufficiale, ha aperto un canale diplomatico con le tre principali confederazioni.
Alla Cisl, in prospettiva dell’incontro che dovrebbe avvenire entro i primi giorni di giugno, ha anche chiesto simulazioni suoi premi aziendali. Mentre la Cgil ha gradito una sua postilla, presente nella relazione letta il 26 maggio, sulle relazioni industriali.
Dopo aver definito la contrattazione aziendale «la sede dove realizzare lo scambio “salario/produttività”», ha aggiunto che il contratto nazionale «resta per definire le tutele fondamentali del lavoro e offrire una soluzione a chi non desidera affrontare il negoziato in azienda».
Il tutto in barba alla posizione dei falchi di Federmeccanica, che nella campagna per la successione a Squinzi era diventata un mantra.
IL PIANO PER L’INDUSTRIA. Parallelamente c’è da superare le incomprensioni con Palazzo Chigi della precedente presidenza.
Squinzi ha ottenuto tantissimo dal governo, come dimostrano i 6,5 miliardi di contributi e tasse perse dall’Erario per i nuovi assunti con il Jobs act.
Ma per le imprese serviva ben altro in termini di semplificazione.
Boccia si fa forte delle promesse di Matteo Renzi di un taglio strutturale al cuneo fiscale o a un’imposta che colpisce le aziende come l’Ires.
Detto questo, lo stampatore ha annunciato di voler «presentare prima dell’estate un progetto di politica industriale condiviso con tutto il nostro sistema».
Da viale dell’Astronomia dicono che altro non è che un assemblaggio di tutti i paper che le singole associazioni di Confindustria spediscono al governo per perorare le cause dei loro settori. Ma stavolta saranno indicati anche i settori prioritari sui quali investire e gli strumenti per aumentare sgravi e incentivi.
Il ministro competente, Carlo Calenda, appena nominato allo Sviluppo economico e cresciuto in viale dell’Astronomia, non può non gradire.


Twitter @FrrrrrPacifico

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