Austria 160531110144
L'ULTIMO MARXIANO 31 Maggio Mag 2016 1057 31 maggio 2016

I brogli in Austria, l'ennesimo golpe dell'Ue

Sospetti sul voto? Gli eurocrati hanno voluto abbattere il pericolo Hofer. Come fecero con Berlusconi. Altro che democrazia.

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Il verde Alexander Van der Bellen (a sinistra) e l'esponente dell'estrema destra austriaca Norbert Hofer.

Nella Politica Aristotele sostiene apertamente che la democrazia può funzionare meglio se la polis è di limitate dimensioni.
L’Austria sembrerebbe, a tutta prima, avvalorare l’idea aristotelica.
È un piccolo Paese ed è una democrazia piuttosto stabile.
Eppure nelle elezioni del 2016 v’è qualcosa che non torna, come ha rilevato puntualmente Marcello Foa.
Nel collegio “Waidhofen an der Ybbs” l’affluenza al voto è stata del 146,9%.
Vi sono stati più votanti rispetto agli aventi diritto: 13.262 sono quelli che si sono presentati alle urne, contro i soli 9.026 che avrebbero potuto partecipare alla consultazione elettorale.
VAN DER BELLEN GRADITO. Ha trionfato il verde Alexander Van der Bellen, candidato gradito all’Unione europea e ai mercati: il quale ha guadagnato il 52,7% (6.621 voti) contro il 47,3% del candidato di destra, Norbert Hofer (5.938 voti).
Nella città di Linz - ci spiega Foa, dati alla mano - l’affluenza alle urne è stata del 598%: si tratta di persone malate che danno la procura ad altre per votare al posto loro.
In luogo dei 3.580 votanti registrati, se ne sono contati 21.060.
Il risultato era, ovviamente, prevedibile: ha vinto Van der Bellen, che ha ottenuto 14 mila voti. Ha superato Hofer di 8.500 schede.
Dunque Van der Bellen ha battuto Hofer con 8.500 preferenze sospette a Linz, e con 700 nel collegio di Waidhofen.
STESSO COPIONE CON SILVIO. Al di là dei dati, occorre svolgere una riflessione di fondo.
Hofer può legittimamente non piacere, per tante ragioni. Nulla di male.
Ma questo aspetto non deve indurre a giustificare brogli elettorali.
Un po’ come quando, a suo tempo, gli anti-berlusconiani giubilarono per la fine di Silvio Berlusconi, senza accorgersi che stava avvenendo un colpo di Stato, chiamato pudicamente “governo tecnico”: la fine dell'ex Cavaliere sarebbe anche potuta essere un fatto positivo in sé, se a determinarla non fosse stato un golpe europeo-americano e, insieme, se ciò che è venuto dopo non fosse stato anche peggio, se mai è possibile, del berlusconismo (Mario Monti, Enrico Letta e Matteo Renzi).
DEMOCRAZIE SVUOTATE. Lo stesso potrebbe, entro certi limiti, dirsi per la vicenda di Hofer: coloro che giubilano per la sua sconfitta sono disposti a farlo anche sapendo che essa si è fondata su un broglio elettorale?
Diciamolo apertamente: la vicenda di Hofer - per il quale, sia detto per incidens, non proviamo alcuna simpatia - è rivelativa di una tendenza in atto, che così esprimiamo: nel quadro dell’Ue come unione dei capitali europei e come svuotamento delle democrazie degli Stati nazionali sovrani, la democrazia tende a sparire.
O, meglio, tende sempre più a essere lasciata sopravvivere come forma apparente di governo, mediante la quale il popolo sceglie “democraticamente” ciò che l’aristocrazia finanziaria ha già scelto in maniera non democratica.
VINCE SEMPRE IL ''SIGNORE''. Ove si produca un dissidio tra le scelte della massa riplebeizzata e quelle del Signore neo-oligarchico, sono sempre queste seconde a trionfare.
Il caso di Hofer ne è la prova.


Twitter @DiegoFusaro

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