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MIGRANTI 31 Maggio Mag 2016 2159 31 maggio 2016

Migranti, pressing Ue su Italia e Grecia

Solo l'1% dei profughi ricollocati da Roma e Atene. Bruxelles chiede nuovi hotspot e minaccia procedure d'infrazione.

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Un barcone affiancato dalla Guardia di Finanza.

Mentre sale il bilancio dei morti nel Mediterraneo negli ultimi sette giorni, rivisto a 880 dall'Unhcr raccogliendo le testimonianze dei sopravvissuti (e portato a mille nella stima della Oim), la Commissione europea va in pressing sui governi per accelerare i ricollocamenti dei rifugiati già arrivati in Italia e Grecia.
BRUXELLES ATTENDE RISPOSTE DALL'ITALIA. E attende ancora risposte da Roma, tanto alla lettera inviata da Avramopooulos il 13 maggio a Gentiloni ed Alfano, quanto a quella di venerdì scorso al capo della polizia Gabrielli e al prefetto Morcone.
A quasi un anno dalla prima decisione sulla redistribuzione in 24 mesi di 40mila rifugiati da Italia e Grecia, saliti a 160mila a settembre scorso, sono appena 1.816 quelli effettivamente sistemati.
Poco più dell'1%. E la portavoce di Bruxelles torna a ribadire che quelle decisioni, avallate dai vertici europei, sono «legalmente vincolanti».
POSSIBILI PROCEDURE D'INFRAZIONE. E se da una parte a Bruxelles notano che, almeno dalla Grecia, nell'ultima settimana le ricollocazioni hanno preso un ritmo quotidiano («un segnale incoraggiante»), dall'altra la portavoce martella che «il ritmo deve accelerare», ricordando che la Commissione «è guardiana dei Trattati e può lanciare procedure di infrazione».
In quanto tale ha già inviato lettere di avvertimento ai Paesi recalcitranti e «se necessario, non ci vergogneremo di esercitare i nostri poteri».
PRESSING SULL'ITALIA. Bruxelles però va in pressing anche sull'Italia. Nella lettera inviata venerdì a Gabrielli e Morcone, il direttore generale della Dg affari interni Matthias Ruete garantiva «massimo sostegno operativo ed economico» ma chiedeva anche all'Italia di accelerare la messa in atto degli interventi proposti dall'Italia per fronteggiare l'emergenza.
E quindi: nuovi hotspot, stop agli sbarchi incontrollati, creazione di team mobili, più posti nei centri pre-espulsione e più informazioni sugli aspetti operativi e legali sull'idea degli hotspot navali.
ROMA NON DÀ RISPOSTE. L'Italia però non ha ancora dato risposte e la portavoce della Commissione osserva che la Ue «desidererebbe ulteriori chiarimenti», specificando che comunque ci sono «contatti e scambi» tra Italia e Frontex per l'aumento delle risorse per l'operazione Triton di ricerca e salvataggio e l'eventuale funzionamento operativo degli hotspot galleggianti.
Dal Viminale in serata assicurano che una risposta arriverà a breve.
LE RICHIESTE ALLA TURCHIA. Intanto l'Ue spinge per far funzionare l'accordo con la Turchia. Per completare i 72 criteri richiesti per avviare la liberalizzazione dei visti lo scoglio principale (al di là della perdurante impreparazione turca a dotarsi di passaporti biometrici) resta la revisione della legge turca sull'antiterrorismo, che per la Ue limita i diritti di espressione ed è usata per mettere il bavaglio all'opposizione.
«RIDURRE LE DISTANZE CON ANKARA». Il presidente Erdogan non ne vuol sentir parlare, ma la trattativa è in corso. Domani il nuovo ministro per gli affari europei, Omer Celik, incontrerà a Bruxelles i Commissari Avramopoulos e Hahn, giovedì un team di esperti europei sarà ad Ankara per valutare i possibili progressi per «ridurre le distanze» dagli standard europei di una legge che in Turchia viene applicata per fatti che nella Ue non sarebbero mai classificati come «terrorismo».
E mentre a Bruxelles osservano con soddisfazione che «da mercoledì è applicabile» l'accordo per la riammissione in Turchia degli espulsi dalla Ue, aggiungono che restano ancora «non rispettate» le richieste di mettere pienamente in atto la legge anticorruzione, un accordo operativo con Europol.

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