SEMESTRE 31 Maggio Mag 2016 1400 31 maggio 2016

Ue: il semestre di Fico, premier anti migranti

Lo slovacco Fico guiderà il Consiglio per sei mesi. Alleato in patria coi neonazi, incita all'odio verso i migranti. Lo scontro con Italia e Grecia è dietro l'angolo.

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da Bruxelles

Il premier slovacco Robert Fico.

«Non c'è spazio per l'Islam in Slovacchia»: incurante di esprimersi in contraddizione con lo stesso codice penale slovacco, il premier Robert Fico continua a cavalcare la sua battaglia anti immigrati e soprattutto anti Islam.
Ora le sue parole rischiano però di avere una risonanza persino maggiore e di mettere in difficoltà non solo il suo Paese, ma l'intera Ue.
FICO CONTRO BRUXELLES. Il primo luglio, la Slovacchia assumerà infatti la presidenza del Consiglio dei ministri dell'Unione europea. Per la prima volta nella storia, il piccolo Paese dovrà coordinare i lavori e i dossier europei cercando di risolvere i problemi che nei prossimi sei mesi saranno più di attualità. E una delle sfide più importanti è proprio la crisi migratoria, uno dei più grandi incubi per il governo slovacco.
Sinora Fico ha criticato duramente le proposte legislative della Commissione sul tema, entrando spesso in conflitto anche con i vari leader Ue.
IL MURO DI VISEGRAD. «Cerchiamo di non piegarci a ciò che Germania e Francia dicono», ha commentato, rifiutando il sistema obbligatorio delle quote per la distribuzione dei migranti.
La stessa posizione è stata espressa dagli altri partner del gruppo di Visegrad (Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia), che hanno definito il metodo di decisione usato dall’Ue una violazione della sovranità nazionale. «E che ora con la Slovacchia a capo del semestre potrebbero dare il colpo di grazia alla credibilità dell'Unione», dice una fonte Ue a Lettera43.it.

Scontro in vista con Renzi sulla questione migratoria

Un barcone affiancato dalla Guardia di Finanza.

Nei mesi scorsi il governo slovacco è stato il primo ad annunciare di voler procedere legalmente contro l'intesa votata dai ministri del Consiglio Ue.
Una causa contro «il diktat della maggioranza a Bruxelles», ha detto Fico.
«Ma ora è proprio con quella maggioranza che Fico si dovrà confrontare nel ruolo di presidente del semestre Ue e dimostrare di servire l'interesse di tutti», osserva un'altra fonte preoccupata della «tenuta dell'Ue con un rappresentante di questo tipo».
IL PRIMO GIUGNO A RAPPORTO. La prima prova è in programma già mercoledì primo giugno, quando tutto il governo di Bratislava sarà in visita alla Commissione europea per discutere i temi che saranno al centro della presidenza slovacca a partire dal primo luglio.
Sul tavolo la questione migranti sarà posta per prima, ha fatto sapere lo stesso Fico, sottolineando che la Slovacchia vuole concentrarsi sulle «politiche di migrazione sostenibile» nel corso della sua prossima presidenza dell'Ue.
Ma c'è chi teme che di sostenibile ci sarà ben poco visto i toni e l'approccio discriminatorio adottato sinora dallo slovacco.
PREMIER AL TERZO MANDATO. Al suo terzo mandato, il premier socialista non rinuncia infatti a mostrare la sua faccia più xenofoba: «Il problema non sono i migranti in arrivo, ma il fatto che stanno cambiando il volto del Paese», ha detto a pochi giorni dall'inizio del suo mandato a Bruxelles.
Da mesi, Fico ripete come una litania i suoi slogan razzisti, salvo poi approvare la nomina del ministro slovacco degli Affari esteri ed europei Miroslav Lajcak per il posto di segretario generale delle Nazioni Unite: un'istituzione la cui ragion d'essere è quella di combattere l'odio, la violenza e la discriminazione.

Roma accelera sul Migration compact

Angelino Alfano e Matteo Renzi.

Contraddizioni che ora saranno sotto gli occhi di tutti. E a preoccuparsi sono soprattutto quei Paesi Ue che stanno soffrendo maggiormente i flussi migratori: Italia e Grecia. A Bruxelles c'è però chi fa notare come, con la chiusura della rotta balcanica e l'accordo con la Turchia, le discussioni più accese «potrebbero essere con il premier italiano Matteo Renzi», anche lui socialista, più che con Alexis Tsipras.
L'aumento degli sbarchi dalle coste del Nord Africa rischiano di raddoppiare durante l'estate, mettendo ancora una volta l'Italia in ginocchio: nell'ultimo fine settimana sono oltre 700 i morti in tre naufragi nel Mar Mediterraneo. E senza il sostegno dell'Ue risolvere la situazione è quasi impossibile.
IL SUMMIT DI FINE GIUGNO. Per questo il governo di Roma proprio in questi giorni sta spingendo affinchè il suo piano Migration compact venga discusso nel summit del 28-29 giugno, prima della pausa estiva e, soprattutto, del semestre a guida slovacca.
A Bruxelles si sta così lavorando a un testo che sarà approvato dal collegio dei commissari Ue il 7 giugno e poi portato al vertice alla ricerca del via libera da parte dei capi di Stato e di governo dei 28.
L'obiettivo è che già nelle conclusioni di giugno «non ci sia solo una importante strategia di lungo periodo ma che siano indicate subito anche misure immediatamente operative sul fronte Ue-Africa, per gestire insime la questione migratoria», ha detto il sottosegretario agli Affari europei, Sandro Gozi.

Fico contro Tsipras: voleva la Grexit e un unico hotspot in terra ellenica

Il premier greco Alexis Tsipras.

A preoccuparsi per l'arrivo degli slovacchi non sono solo gli italiani.
Anche i greci non vedono di buon occhio la presidenza di Fico. A Bruxelles, Bratislava ha infatti sempre criticato Atene sia nella gestione della crisi economica che dei migranti, rifiutandosi prima di approvare il terzo piano di salvataggio finanziario, poi il sistema delle quote di redistribuzione dei richiedenti asilo arrivati in Italia e in Grecia proposto dalla Commissione.
Nell'estate del 2015, quando a Bruxelles l'uscita della Grecia dall'Ue era un'opzione sul tavolo dei 28, il ministro delle Finanze slovacco Kažimír fu uno dei primi a sostenerne la necessità per vincere la resistenza anti austerità e anti riforme di Tsipras.
TUTTI I RIFUGIATI IN GRECIA. Davanti alla crisi dei rifugiati è stato invece Fico a chiedere di «sacrificare la Grecia per il bene comune dell'Ue».
L'idea era quella di «creare un solo grande hotspot» dove tenere tutti i migranti «e si chiamerà Grecia», disse Fico a marzo in una intervista al giornale slovacco Hospordaske Noviny, dopo aver accusato Tsipras di «essere responsabile per non aver fatto assolutamente nulla al confine turco».
Proposte e boutade che hanno innalzato il livello di tensione tra i due Paesi, tanto che ancora a febbraio 2016 il ministero degli Affari esteri greco ha denunciato pubblicamente il primo ministro slovacco per il suo modo di «investire la sua campagna elettorale con vetriolo e dramma umano».
Ma forse è proprio grazie alla politica nazionalista e anti immigrati che Fico ha vinto le elezioni.
A CAPO DELL'UE, MA CONTRO. A niente sono servite le parole del ministro degli Esteri del Lussemburgo, Jean Asselborn, che ha esortato più volte la Slovacchia ad ammettere la sua quota di 1.500 rifugiati e non ostacolare l'attuazione del piano Ue.
Un no, ha sottolineato Asselborn allora a capo del semestre Ue, «renderebbe difficile per la Slovacchia guidare in modo credibile il blocco Ue».
Un blocco sempre più a rischio sgretolamento, soprattutto in vista del referendum sulla Brexit. Così, oltre allo scetticismo e all'imbarazzo per il tipo di lavoro che la Slovacchia potrebbe fare sul tema dei migranti, c'è anche un'altra incertezza che pesa sulla presidenza.
Bratislava dovrà mettere a punto il suo programma in base al risultato del referendum britannico sull'Europa il 23 giugno. E c'è già chi teme, in caso di Brexit, un effetto domino, difficilmente arginabile da un premier come Fico, che è al governo grazie a una coalizione di maggioranza con Marian Kotleba e il suo partito popolare Slovacchia nostra, ultra-nazionalista, che va ben oltre la xenofobia di altri schieramenti europei come il Front national di Marine Le Pen.

Kotleba, l'alleato neonazista che disprezza l'Unione europea

Marian Kotleba.

Kotleba, governatore della regione Banska Bystrica dal 2013, è un neonazista e fino a poco tempo fa non ha fatto segreto di questa sua visione del mondo, tanto che ha indossato più volte l'uniforme della Guardia Hlinka, la milizia dello Stato slovacco che dal 1939 al 1945 era un regime clerico-fascista sul modello della Germania di Hitler.
Nel 1941 la Slovacchia stipulò un accordo sulla base di cui si offriva di pagare a Berlino 500 reichsmark per ogni ebreo deportato in Germania: l'obbligo era di inviare 120 mila operai a Hitler, a patto che non potessero più tornare.
SEGUACE DI TISO. Circa 75 mila ebrei slovacchi, 83% del totale prima della guerra, sono stati uccisi nei campi di sterminio nazisti, anche dopo che il leader slovacco Jozef Tiso fu costretto a fermare le deportazioni in seguito alle proteste del Vaticano.
Ed è proprio il regime di Tiso a essere venerato da Kotleba e dai suoi 13 colleghi di partito e deputati, non certo il governo dell'Unione europea. Anzi.
Nel 2014, durante il 75esimo anniversario della fondazione dello Stato slovacco, il giornale locale della città di Banska Bystrica annunciò che il governatore Kotleba aveva «liberato» il municipio dalla bandiera dell'Ue.
Kotleba disprezza così tanto l'Unione che ha più volte definito «traditori» i deputati slovacchi che hanno votato a favore delle quote migranti proposte dalla Commissione.
LA CAMPAGNA DI SMER. Ora a preoccupare Bruxelles, in vista del semestre, non sono tanto le sue idee, ma i suoi seguaci: soprattutto giovani elettori che vivono nelle aree più depresse del Paese e che vedono la crisi dei migranti come una minaccia.
Nell'ultimo anno sono stati numerosi i raduni di skinhead a Bratislava: si è arrivati a cortei di 2 mila persone che gridavano l'odio nei confronti dei rifugiati e dei migranti dal Medio Oriente.
Ma in Slovacchia intolleranza e razzismo non sono stati espressi solo dagli adepti del partito neonazista: anche i principali partiti moderati, come Smer di Fico, ha fatto una campagna molto forte sulla questione dei profughi, lanciando l'allarme di una «invasione» degli immigrati musulmani che avrebbe «travolto» la piccola nazione cristiana di 5 milioni di persone.
Una nazione che da luglio si troverà a guidare un'Unione europea di 500 milioni di cittadini, dove 17 milioni sono musulmani.


Twitter @antodem

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